di Riccardo Bizzarri (*)
La storia insegna. Il problema è che, soprattutto in materia fiscale, abbiamo sviluppato una straordinaria capacità di non ascoltarla. Jean-Baptiste Colbert, ministro delle Finanze di Luigi XIV, viene tradizionalmente associato a una massima tanto cinica quanto efficace: l’arte della tassazione consiste nello spennare l’oca ottenendo il maggior numero possibile di piume con il minor numero possibile di starnazzi. Sono passati più di tre secoli. L’oca è sempre la stessa. Solo che oggi ha la partita IVA. E, a giudicare dalle intenzioni, di piume deve averne ancora parecchie. Per il triennio 2026-2028, infatti, il Governo punta a recuperare dalla lotta all’evasione oltre 44 miliardi di euro: circa 14,5 miliardi nel 2026, 14,7 nel 2027 e 14,9 nel 2028.
Una cifra considerevole. L’Italia, dunque, forse non possiede grandi giacimenti di petrolio, non abbonda di gas e non dispone di miniere d’oro particolarmente generose. Ma abbiamo scoperto di possedere una materia prima apparentemente inesauribile: l’evasore fiscale.
Basta scavare. E se per caso un anno ne trovassimo meno del previsto, rischieremmo quasi di doverli importare per rispettare gli obiettivi di finanza pubblica. Il viceministro Maurizio Leo porta avanti una battaglia comprensibile: le imposte dovute devono essere pagate e chi evade danneggia innanzitutto chi paga regolarmente. Il problema nasce quando la lotta all’evasione diventa essa stessa una voce strutturale delle aspettative di gettito. Perché allora sorge un dubbio quasi filosofico: vogliamo eliminare l’evasione o abbiamo bisogno che continui a esistere per poter programmare quanto recupereremo domani? È una specie di paradosso fiscale di Zenone. L’evasore deve sparire, ma il gettito derivante dall’evasore deve possibilmente aumentare.
Poi arriva la realtà. Il rapporto deficit/PIL 2025 viene confermato al 3,1%.
Uno 0,1% che nella vita quotidiana sembrerebbe insignificante e che nei conti pubblici diventa improvvisamente una montagna. Il ministro Giorgetti deve così fare i conti con il mancato raggiungimento della soglia del 3% necessaria per accelerare l’uscita dalla procedura europea per deficit eccessivo. Ed è qui che viene spontaneo ricordare Tacito.
Nelle Historiae scriveva: «Corruptissima re publica plurimae leges». Quando lo Stato è più corrotto, le leggi sono più numerose. Sono trascorsi circa duemila anni e noi, modestamente, abbiamo deciso di perfezionare il concetto aggiungendo circolari, interpelli, provvedimenti, decreti attuativi, FAQ, specifiche tecniche e manuali ministeriali. Il contribuente italiano non evade necessariamente. A volte semplicemente si perde.
Nel frattempo la pressione fiscale nel 2025 è arrivata al 42,9%, aumentando di 0,7 punti. E allora proviamo a ricapitolare. Aumenta il costo della vita. Aumentano diversi costi sostenuti dalle imprese. L’energia continua a rappresentare un fattore di incertezza. La crescita rimane modesta. La pressione fiscale sale. E la grande prospettiva diventa recuperare altri 44 miliardi. Forse manca qualcosa.
Luigi Einaudi sosteneva un principio molto meno spettacolare ma decisamente più utile: «Conoscere per deliberare».
Prima conoscere i fatti. Poi decidere. Applicato alla fiscalità italiana potrebbe diventare: conoscere quanto costa produrre; conoscere quanto costa assumere, conoscere quanto costa investire, conoscere quanto tempo un imprenditore dedica alla burocrazia e poi deliberare nuove strategie di gettito. Perché esiste un’altra possibilità, forse troppo rivoluzionaria per essere presa seriamente in considerazione: far crescere le imprese.
Invece di domandarci soltanto quanto possiamo recuperare, potremmo domandarci quanto possiamo produrre. È una distinzione apparentemente banale, ma fondamentale. Recuperare gettito significa acquisire allo Stato una parte della ricchezza già prodotta e non correttamente dichiarata. Favorire investimenti, produttività e crescita significa creare nuova ricchezza imponibile. E la seconda, quando funziona, produce anche la prima. Senza bisogno di mandare una PEC. Persino l’imperatore Vespasiano, al quale la tradizione attribuisce il celeberrimo «pecunia non olet», aveva capito che il denaro non puzza.
Noi siamo andati oltre. Abbiamo stabilito che il denaro non puzza, purché sia correttamente classificato, dichiarato, comunicato telematicamente, riconciliato, certificato e possibilmente accompagnato da ricevuta di consegna. Altrimenti scatta la sanzione.
Naturalmente la lotta all’evasione è necessaria.
Ma forse servirebbe con altrettanta determinazione una lotta alla complicazione fiscale. Meno adempimenti e più certezza del diritto. Norme che abbiano una durata superiore a quella di uno yogurt. Incentivi agli investimenti comprensibili senza dover convocare contemporaneamente commercialista, avvocato, consulente del lavoro, ingegnere e, nei casi più complessi, un archeologo specializzato nella decifrazione della scrittura cuneiforme.
E soprattutto bisognerebbe smettere di considerare l’impresa soltanto come il luogo nel quale andare a cercare gettito. Perché l’impresa è il luogo nel quale il gettito nasce.
Qui Colbert torna utile. Se continuiamo a spennare l’oca, prima o poi accadranno due cose. La prima è che l’oca comincerà a starnazzare. La seconda, decisamente più preoccupante, è che finiranno le piume.
Ed è allora che quei 44 miliardi potrebbero diventare molto più difficili da trovare. Forse, quindi, accanto al piano per recuperare 44 miliardi di evasione, sarebbe interessante vedere un piano altrettanto dettagliato per creare 44 miliardi di nuova ricchezza. Meno burocrazia. Più investimenti. Più produttività. Più imprese. Più lavoro. Perché combattere l’evasione è sacrosanto ma un Paese non cresce facendo la caccia al contribuente: cresce facendo in modo che abbia qualcosa da dichiarare.
E forse, Vice Ministro Leo, dopo Colbert, Tacito, Vespasiano ed Einaudi, possiamo aggiungere una modestissima massima tutta italiana:
prima di chiedersi quante altre piume possiamo togliere all’oca, sarebbe opportuno accertarsi che l’oca sia ancora viva.
Maurizio io mi metto a disposizione!
(*) Giornalista
