La guerra di Putin

Nato: Cavo Dragone, non siamo in guerra ma nemmeno in condizione di pace

mmiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente Comitato Militare NATO

“Non siamo in guerra, nessuno degli alleati è stato oggetto di un attacco secondo quello che prevede l’articolo 5 della Nato. Però, non siamo nemmeno in una condizione che può essere definita pienamente di pace. Abbiamo visto, negli ultimi mesi, un comportamento ancora una volta irresponsabile da parte della Russia: violazioni dello spazio aereo, incidenti con i droni, attività ibride. Tutti tentativi di saggiare la determinazione degli alleati”.

Lo ha detto in un’intervista a TgCom24 l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare dell’Alleanza. “Una pressione calibrata, che vuole stare sotto la soglia che provocherebbe una reazione, però la nostra risposta è stata altrettanto calibrata: difensiva, proporzionale e visibile. Noi siamo pronti a difendere ogni centimetro del territorio dell’Alleanza”, ha spiegato. La minaccia che preoccupa maggiormente è “senza dubbio la capacità della propaganda russa, quella che intende interferire nei processi democratici e cerca di minare l’unità tra i vari Paesi e a distorcere la realtà, spesso a fini politici, con l’obiettivo di dividerci. Diciamolo chiaramente: c’è un aggressore e c’è un aggredito che cerca di difendersi in maniera legittima, l’Ucraina, e noi continueremo ad aiutarlo”, ha sottolineato. Riguardo la situazione in Medioriente “la Nato, lo sappiamo, non è parte del conflitto ma è evidente che una crisi che colpisca le rotte energetiche tocca la sicurezza degli alleati e la nostra pianificazione. Aspides però è come ricordava, un’operazione dell’Unione Europea, sotto la sua responsabilità. Gli Stati membri decidono se e come incrementarla e rafforzarla. Quello che la Nato può dare come valore aggiunto è di un altro tipo ed è già in atto”. “Il mese scorso, il comando Nato Shape ha convocato un gruppo di alleati interessati a questa situazione con lo scopo di facilitare eventuali loro contributi a titolo nazionale, a sostegno della libertà di navigazione nello stretto di Hormuz. È e resta una semplice offerta di coordinamento per facilitare il loro coordinamento e dialogo”, ha continuato. Perché non siamo ancora arrivati a quello ‘Schengen militare’ di cui si parla da anni? “La libera circolazione è competenza dell’Unione europea, mentre l’autorizzazione al movimento di mezzi militari è una prerogativa sovrana e nazionale. È chiaramente un limite su cui abbiamo lavorato, con alcune soluzioni, e su cui continuiamo a lavorare, in perfetta sintonia con l’Unione Europea: servono regole armonizzate, tempi di autorizzazione ridotti, meccanismi di emergenza e corridoi e punti cruciali identificati”, ha aggiunto.

Related posts

Nuova ‘purga’ ai vertici dell’esercito Ucraino. Licenziato Comandante operativo

Redazione Ore 12

Russia-Ucraina, i colloqui vanno avanti. Valutazioni positive

Redazione Ore 12

Se Putin rivince le elezioni potrebbe avviare la mobilitazione generale, avvertono fonti ucraine

Redazione Ore 12