In sanità a volte le pagelle non bastano a raccontare tutta la storia. Sembra essere questo il messaggio che arriva dall’ultimo report di Fondazione Gimbe, che torna sul nodo dei connazionali che rinunciano a visite ed esami. Se infatti nel 2024 quasi tutte le Regioni e Province autonome superano la “pagella” ministeriale sui Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), con 18 promozioni su 21, quasi 5,8 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una visita o un accertamento diagnostico prescritti dal medico.“Sono due fotografie solo apparentemente contraddittorie”, riflette il presidente Gimbe Nino Cartabellotta.
Per la precisione,rispetto al 2023 nel 2024 le Regioni adempienti aumentano da 13 a 18, ma nello stesso periodo la quota di popolazione che ha rinunciato a prestazioni sanitarie è salita dal 7,6% al 9,9%.
A fronte della promozione incassata sui Lea, infatti, “se aumentano la spesa privata e le rinunce alle prestazioni sanitarie, non possiamo concludere che la sanità sia improvvisamente migliorata. Significa, piuttosto, che la pagella ministeriale ha una capacità molto limitata nel misurare l’effettiva esigibilità dei Lea da parte dei cittadini”.
Una premessa: dal 2020 la verifica utilizza il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), articolato in 88 indicatori. La “pagella” Lea 2024 si basa su un sottoinsieme di 27 indicatori CORE.
Per ciascuna delle tre macro-aree – prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera – ogni Regione ottiene un punteggio da 0 a 100, calcolato come media ponderata degli indicatori di ciascuna area.
Per essere considerata adempiente, ricorda Gimbe, una Regione deve raggiungere almeno 60 punti in tutte e tre le macro-aree. Il 10 luglio è stato pubblicato dal ministero di Lungotevere Ripa il Monitoraggio relativo al 2024. “Come ogni anno la Fondazione Gimbe ha condotto un’analisi indipendente per misurare le differenze regionali e verificare che cosa la pagella riesce realmente a documentare”.
Per ciascuna Regione sono stati analizzati lo stato di adempimento, i punteggi nelle tre macro-aree, la posizione nella classifica Gimbe e le variazioni rispetto al 2023. “Proprio la paradossale dicotomia tra le numerose promozioni e le crescenti difficoltà di accesso alle prestazioni – rileva Cartabellotta – impone di guardare oltre i punteggi e di analizzare i limiti della ‘pagella’”.
Gimbe a ministero Salute e Regioni, rivedere regole ‘pagella’ Lea
La classificazione tra Regioni adempienti e inadempienti sul fronte dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) si limita a verificare il superamento della soglia minima: non considera né i progressi oltre tale soglia né la distanza dalle Regioni con le performance migliori. Insomma, non restituisce una ‘fotografia’ reale delle performace della sanità. Per questo la Fondazione Gimbe chiede al ministero della Salute e alle Regioni di rivedere le regole della ‘pagella’, “affinché diventi uno strumento di rendicontazione pubblica e di miglioramento continuo: più indicatori, soglie più elevate, dati tempestivi e misure capaci di rilevare l’accesso reale alle prestazioni, le liste d’attesa, le rinunce, gli esiti e le diseguaglianze territoriali, oltre a meccanismi che valorizzino i progressi e la riduzione dei divari”. “Per garantire i Lea a tutte le persone, ovunque vivano – scandisce Nino Cartabellotta – bisogna conoscere anche i bisogni di salute rimasti senza risposta, i servizi non disponibili, le prestazioni non erogate e gli ostacoli incontrati dai cittadini. Altrimenti, il ’60 politico’ rischia di promuovere tutte le Regioni, ignorando le persone alle quali viene negato il diritto alla tutela della salute”, conclude.
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