Medicina

Vaccinazione contro l’influenza, le raccomandazioni della Società Italiana d’Igiene

Ultimi giorni utili per la vaccinazione contro l’influenza. Utilizzo della mascherina in luoghi chiusi per anziani e fragili ed isolamento dei soggetti sintomatici sono le raccomandazioni degli Esperti della Società Italiana d’Igiene (SItI). 

Quelli che stanno per arrivare saranno gli ultimi giorni utili per la vaccinazione contro l’influenza che, quest’anno, sta colpendo molto più duramente che in passato. La Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), a questo proposito, rinnova l’invito alla vaccinazione, che ha già coinvolto migliaia di bambini in tutta Italia, occupando oltre ogni limite i reparti pediatrici degli Ospedali in tutta Italia.

Due sono le raccomandazioni che arrivano dagli esperti della Società Italiana d’Igiene. “La prima – dichiara il Dr. Antonio Ferro, Presidente della Società Italiana d’Igiene (SItI)  è utilizzare la mascherina nei luoghi chiusi per proteggere la popolazione anziana e fragile. La seconda raccomandazione, invece, è l’isolamento dei soggetti sintomatici all’interno del nucleo famigliare”.

Sicuramente, questa epidemia impattante, già presente nella popolazione pediatrica, con l’approssimarsi delle festività e dei vari incontri tra parenti, potrebbe provocare nei prossimi venti/trenta giorni un enorme picco epidemico, in particolare nella popolazione anziana e fragile. Proprio per questo motivo la Società Italiana d’Igiene si è espressa affinché la popolazione sfrutti questi giorni di campagna vaccinale per proteggersi dall’influenza e, eventualmente, per tutti coloro che non l’avessero ancora fatta, contro il Covid_19, sottoponendosi alla quarta dose.

Related posts

Di Margherita Lopes Ci credereste? Stando a un nuovissima ricerca l’Inferno di Dante Alighieri non è solo un capolavoro letterario, ma sarebbe stato un esperimento mentale di fisica degli impatti. Dai crateri agli effetti delle onde d’urto che hanno rimodellato il globo, il sommo poeta tra le sue terzine avrebbe riprodotto un modello di impatto planetario. E questo centinaia di anni prima della nascita della meteoritica moderna. Insomma, se per secoli la caduta agli inferi di Satana è stata interpretata come una tragedia spirituale, lo studio presentato all’European Geosciences Union General Assembly 2026 cambia le carte in tavola. Per sette secoli la caduta agli inferi di Satana descritta dall’Alighieri è stata interpretata come una tragedia spirituale: una caduta silenziosa e rovinosa, senza speranza. Tuttavia la ricerca di Timothy Burbery della Marshall University suggerisce che la Divina Commedia contenga un segreto ben più esplosivo (letteralmente). Analizzando l’Inferno di Dante attraverso la lente della meteoritica moderna, Burbery suggerisce che l’autore abbia immaginato Satana come un impattore ad alta velocità, un asteroide che colpisce l’emisfero australe e si fa strada fino al centro della Terra. Questo impatto costringe l’emisfero settentrionale a ritirarsi, formando di conseguenza il nucleo dell’Inferno come un cratere, mentre la terra spostata dietro Satana stesso crea il monte del Purgatorio come picco centrale. La portata dell’evento descritto è paragonabile all’impatto di Chicxulub (K-Pg), che pose fine al regno dei dinosauri. Burbery suggerisce di considerare il Principe delle Tenebre come un corpo oblungo, delle dimensioni appunto di un asteroide. Proprio come l’asteroide K-Pg, questa collisione avrebbe innescato una reazione a catena planetaria: l’angelo caduto si è fatto strada fino al nucleo, generando il picco centrale del monte Purgatorio. Inoltre come il meteorite Hoba, con una massa intatta di 60 tonnellate, il Satana di Dante è modellato come un impattore fisico, non vaporizzato, che ha ‘ristrutturato’ permanentemente l’architettura della Terra. In quest’ottica, i nove cerchi dell’Inferno non sono più semplici livelli simbolici di peccato, bensì una descrizione – straordinariamente accurata, secondo lo studioso – della morfologia concentrica e terrazzata che si riscontra nei bacini da impatto multi-anello presenti in tutto il sistema solare, dalla Luna a Venere. Anticipando la geometria non euclidea che si ritroverà poi nel Paradiso, Dante avrebbe mappato intuitivamente la fisica della velocità terminale e della frattura crostale necessarie affinché un oggetto massiccio raggiunga la massima compressione nel nucleo terrestre. Se più di un letterato a questo punto farà un salto sulla sedia, c’è da dire che questa ricerca offre uno strumento interessante per la difesa planetaria: dimostra come la geomitologia letteraria possa sensibilizzare sulle minacce fisiche ben prima della loro formalizzazione scientifica. Burbery sostiene che Dante scoprì, di fatto, la realtà geologica delle meteore, sfidando così i dogmi aristotelici che consideravano i cieli perfetti e immutabili. E questo ben prima di Galileo. Rappresentando la caduta di Satana come un impatto tangibile ad alta velocità con effetti fisici devastanti, piuttosto che come una mera illusione ottica o un’allegoria spirituale, Dante inoltre contribuì a spostare il paradigma occidentale verso il riconoscimento dei corpi celesti come agenti fisici di cambiamento. Insomma, per questa ricerca l’Inferno di Dante sarebbe un affascinante esperimento mentale, letterario e geofisico, con preziose anticipazioni della scienza moderna. (*) La Presse

Redazione Ore 12

Salute: Campus Bio-Medico, al via Marzo blu per prevenzione tumore colon-retto

Redazione Ore 12

Emilia-Romagna, Snami: Specializzandi costretti a cambiare ruolo

Redazione Ore 12