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A Cosenza, mercoledì prossimo 29 Ottobre, la proclamazione dei vincitori del Premio di poesia dedicato a Umile Francesco Peluso, il poeta dell’anima civile e delle radici del Sud

di Michele Rutigliano (*)

C’è nella poesia di Umile Francesco Peluso una voce che continua a parlare al cuore del Sud e al senso più profondo dell’Italia civile. La raccolta “Dolci versi io cercavo ancora nei miei pensieri,” a cura di Antonio D’Elia e pubblicata da Doxa Editrice, è stata presentata nei giorni scorsi nella prestigiosa Sala del Primaticcio della Società Dante Alighieri, in Piazza Firenze a Roma. Un incontro intenso, partecipato, che ha restituito la figura di un uomo che seppe essere insieme politico, intellettuale e poeta, mantenendo sempre fede alla sua idea di cultura come servizio. Peluso, già senatore della Repubblica e sindaco di Luzzi, in provincia di Cosenza, appartiene a quella generazione di meridionali che hanno creduto nella forza della conoscenza come strumento di riscatto collettivo. La sua vita pubblica, vissuta con rigore e passione civile, trova nella poesia un naturale prolungamento: una forma di pensiero che diventa emozione, una parola che nasce dal dovere e si apre alla speranza.

Il Sud come patria dell’anima

La sua poesia, come ha sottolineato Antonio D’Elia durante la presentazione, è un viaggio dentro il tempo e dentro le radici. Il Sud che Peluso racconta non è mai rassegnato: è un Sud vivo, umano, intriso di affetti, di memoria e di dignità. Nei suoi versi si respira una nostalgia che non è ripiegamento, ma consapevolezza. C’è la terra e ci sono le persone, la fatica quotidiana e la bellezza antica dei gesti semplici. La parola poetica diventa un modo per restituire senso all’esperienza, per riscoprire nella memoria la forza di andare avanti. Il titolo stesso — “Dolci versi io cercavo ancora nei miei pensieri” — è quasi una dichiarazione di poetica: la ricerca della dolcezza in un mondo spesso aspro, la tenacia di un uomo che non si è mai arreso all’indifferenza o al disincanto.

 

Un poeta che ha servito la comunità

Nella poesia di Peluso non c’è distanza tra il politico e il poeta. La sua cultura, nutrita di umanesimo e di fede laica nelle istituzioni, trova nella parola una missione civile. È una poesia che parla di libertà e responsabilità, che riflette sul valore del lavoro, della scuola, della solidarietà.
In ogni verso si avverte la voce di chi ha conosciuto da vicino il volto concreto della politica, ma ha saputo conservarne la dimensione etica e spirituale. Peluso non scrive per sé, ma per gli altri: la sua è una poesia “comunitaria”, capace di restituire voce a chi non ne ha, di raccontare il Sud senza pietismi né enfasi, ma con amore e verità.

Una lezione di umanità e cultura

Nel corso dell’incontro romano è emersa con chiarezza la modernità del suo messaggio. I versi di Peluso, pur nati in un altro tempo, conservano una sorprendente attualità: parlano di dignità, di appartenenza, di impegno. Sono versi che ricordano come la poesia possa ancora essere uno spazio di incontro, un luogo dove politica e sentimento si riconciliano nella parola.Il volume curato da D’Elia riporta al centro dell’attenzione un autore che ha saputo unire sensibilità letteraria e impegno civile, lasciando un’eredità che va oltre la pagina scritta. Perché nella vita e nella poesia di Umile Francesco Peluso c’è un messaggio semplice ma profondo: la cultura è una forma di amore per la propria terra e per l’uomo. Una lezione che oggi, forse più che mai, il Sud e l’Italia intera hanno bisogno di ricordare. Per tutti gli appassionati di poesia, infine, segnaliamo l’evento di mercoledì prossimo, 29 Ottobre, a Cosenza, in cui avverrà la proclamazione dei vincitori del Premio di poesia a Lui dedicato.

(*) Giornalista

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