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A Erdogan i nuovi dazi di Trump convengono

Mentre i Paesi verso i quali il Presidente degli Stati Uniti ha imposto nuovi dazi esorbitanti, stanno riflettendo su come rispondere alla nuova politica tariffaria statunitense e l’Europa calcola le sue   perdite imminenti, ad Ankara lo stato d’animo è completamente diverso. Si prevede che l’aliquota minima del 10% sulle importazioni turche negli Stati Uniti, consentirà al Paese di aumentare significativamente le forniture di transito.

La Turchia potrebbe così diventare un polo logistico internazionale attraverso il quale i paesi colpiti dalle  tariffe americane più elevate invieranno le loro merci negli Stati Uniti. In particolare, Ankara conta sull’afflusso di prodotti cinesi a basso costo. È vero che i produttori e i commercianti locali potrebbero risentirne, ma il governo turco vede molti più vantaggi che problemi e perdite.

“Il fatto è che tali misure da parte dell’amministrazione americana avranno ripercussioni sulla logistica e sulle catene di fornitura internazionali. Una parte significativa di questi verrà dirottata verso la Turchia. Ed è qui che entrano in gioco, in sostanza, semplici considerazioni matematiche” ha riferito all’agenzia russa  TASS una fonte del settore finanziario turco.

La fonte dell’agenzia ha osservato che “i paesi soggetti a tariffe statunitensi più elevate cercheranno di commerciare attraverso quei paesi le cui esportazioni sono soggette a un’aliquota minima del 10%, come la Turchia, e con i quali hanno accordi di libero scambio“.

In proposito va ricordato che quando l’intero Occidente, compresa l’Unione Europea e gli Stati Uniti di Joe  Biden, hanno introdotto in massa nuove sanzioni contro la Russia, le autorità turche non hanno sostenuto questa politica e  la Turchia non ha fatto  altro che trarre vantaggio da tale neutralità, incrementando notevolmente il volume d’affari con la Federazione Russa e diventando un paese di transito per le operazioni di inport-export con Mosca da altri paesi.

A differenza dell’UE, la Turchia continua non solo a ricevere risorse energetiche russe a basso costo, ma ricava anche buoni profitti dal loro transito. La Rosatom State Corporation sta addirittura costruendo la centrale nucleare di Akkuyu a proprie spese anche se . È Ankara dovrà restituire i soldi più tardi, molto più tardi.

Il vicepresidente turco Cevdet Yilmaz, parlando alla CNN Türk, ha osservato che “i dazi doganali del 10 percento stabiliti per la Turchia sono nell’interesse della repubblica in termini di prospettive di ingresso nel mercato americano”. Ha anche aggiunto che “il mondo si sta muovendo verso il protezionismo e ogni paese ora perseguirà i propri interessi”.

In realtà, come al solito la Turchia  (paese NATO senza democrazia) sta semplicemente cercando di fare soldi  soprattutto perché è lo stesso Presidente degli Stati Uniti a offrirle questa opportunità.

 

GiElle

aggiornamento Dazi ore 11.50

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