Economia e Lavoro

Ai: Landini, sia al servizio della persona e della giustizia sociale

“L’intelligenza artificiale sta cambiando il lavoro e lo sta facendo, con la robotica e il digitale, in tempi rapidissimi. Io credo che l’intelligenza artificiale debba essere al servizio dell’intelligenza umana, non il contrario. Al centro deve rimanere la persona, il lavoro e, soprattutto, la giustizia sociale”. Così Maurizio Landini intervenendo questa mattina a Roma a conclusione della due giorni dedicati al trentennale della nascita di Slc, il Sindacato lavoratori della comunicazione della Cgil.

“L’invasività dell’intelligenza artificiale è un tema che va affrontato e governato per evitare che questi rapidissimi processi di innovazione si traducano in un’ altrettanto forte e rapida riduzione dei diritti dei lavoratori”, ha continuato il leader della Cgil che rivendica “il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a partecipare attraverso la contrattazione e la negoziazione alla progettazione delle trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale”. “L’obiettivo – afferma – è costruire un modello sociale fondato sui principi di dignità, partecipazione e tutela del lavoro sanciti dalla Costituzione italiana”. Centrale diventa il ruolo della formazione continua dei lavoratori che per Landini deve entrare nei contratti collettivi nazionali e accompagnare le persone per l’intera vita lavorativa. “L’intelligenza artificiale e le tecnologie non sono neutre, dipende da chi le usa e da come si usano – ha poi concluso – e dovrebbero essere utilizzate per creare sviluppo sostenibile”.

Di intelligenza artificiale, che impone un cambio di paradigma e problemi e prospettive inedite, si è parlato questa mattina anche nel corso di un tavola rotonda e lo ha fatto il segretario generale di Slc, Riccardo Saccone, nella relazione che ha aperto i lavori. “Il dibattito sull’intelligenza artificiale ci pone di fronte alla questione profonda del rapporto tra tecnologia e democrazia. Se il potere economico e quello tecnologico tendono a concentrarsi nelle mani di pochi soggetti globali, se gli algoritmi determinano l’accesso all’informazione, se l’intelligenza artificiale influenza il lavoro, i consumi e la formazione dell’opinione pubblica, la questione – afferma Saccone – riguarda gli spazi di democrazia”. “Ma la sfida non è quella di rallentare il progresso quanto piuttosto garantire che il progresso resti compatibile con il pluralismo, con i diritti delle persone, con la trasparenza delle decisioni e la sovranità democratica delle istituzioni. E – ha concluso il segretario di Slc – il terreno del lavoro è quello in cui siamo chiamati a svolgere la nostra funzione”.

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