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Alla Galleria d’Arte Moderna un secolo di arte dal 1925 al 2025

Era il 28 ottobre 1925 e, per la prima volta, nelle sale di Palazzo Caffarelli in Campidoglio prendeva vita l’esposizione di un nucleo di opere di arte contemporanea acquisite dal Comune di Roma per quella che sarebbe divenuta di lì a poco la Galleria d’Arte Moderna, la prima collezione civica basata sull’acquisizione di opere moderne di artisti, affermati o emergenti, attivi nel panorama artistico italiano e internazionale.

Inaugurata sabato scorso dall’Assessore alla cultura Massimiliano Smeriglio, la mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura, si celebra la fondazione della collezione con la grande mostra GAM 100. Un secolo di Galleria comunale 1925-2025, in programma prorogabile sino all’11 ottobre 2026, nella sede museale di via Francesco Crispi.

Riconducibile alla fase iniziale di costruzione del convento di Clausura di San Giuseppe Capo le case, apre la mostra il dipinto murale seicentesco realizzato da Suor Eufrasia della Croce scoperto dopo anni di occultamento su una delle pareti del primo piano e tornato visibile, oggi, in occasione dell’apertura della mostra.

Con oltre 120 opere tra dipinti, sculture e opere di grafica, il percorso espositivo curato da Ilaria Miarelli Mariani e Arianna Angelelli con Paola Lagonigro, Ilaria Arcangeli, Antonio Ferrara e Vanda Lisanti intende ripercorre l’evoluzione della Galleria capitolina che vanta un corpus di oltre 3.000 opere di artisti fra i qualie una collezione che vanta al suo interno artisti del calibro di Giacomo Balla, Carlo Carrà, Mario Sironi, Fortunato Depero, Antonio Donghi, Renato Guttuso, Giorgio de Chirico, Antonietta Raphaël Mafai,.

Le opere acquisite provengono anche da importanti eventi espositivi che hanno determinato la fortuna di molti artisti del tempo. Basti pensare alle numerose rassegne volute dalla Società Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma da cui provengono artisti del calibro di Enrico Coleman (Lago di Nemi), Duilio Cambellotti (Conca dei bufali) e soprattutto Giacomo Balla con il capolavoro Il dubbio.

A rappresentare la Secessione romana nel secondo decennio del Novecento sono le opere di Vittorio Grassi (I civettari), Enrico Lionne (Violette), Camillo Innocenti (La sultana) ma anche di Auguste Rodin, uno dei pochi artisti stranieri presenti in collezione.

La purezza, il “ritorno all’ordine” è rappresentato da artisti quali Felice Carena con l’opera Serenità, Mario Sironi con La famiglia o ancora Gino Severini il quale – alla stregua di altri artisti tra cui Achille Funi e Maria Immacolata Zaffuto – si cimenta nel recupero dei saperi tecnici dell’antica Roma con il mosaico nella sua Composizione.

Presente anche il Realismo magico di Antonio Donghi (Donna alla toletta), predigono invece e la Metafisica di de Chirico (Combattimento di gladiatori)., rappresentato anche l’esotismo di Primo Conti e la raffinatezza di Ferruccio Ferrazzi, mentre artisti contemporanei, rivalutando al contempo le esperienze di Giovanni Nino Costa (Alla fonte) e Giulio Aristide Sartorio (Le vergini savie e le vergini stolte. Rappresentato anche il Secondo Futurismo a cui è dedicato un intero spazio, con opere di Tato, Benedetta Cappa Marinetti, Enrico Prampolini, Fortunato Depero, Sante Monachesi e Tullio Crali.

Tra gli artisti esposti, Onorato Carlandi: il più importante e prolifico esponente dei XXV della Campagna romana, gruppo che ha a cuore i paesaggi dell’agro, presnte anche la Scuola romana, di Scipione con il Cardinal decano, considerata una delle più alte vette dell’arte del Novecento, e di Renato Guttuso con i suoi Tetti di Roma. Ad ulteriore ricordo dell’apertura del 1952 si è voluto riproporre qui una versione in piccolo della sala detta del “Bianco e nero” con opere grafiche di Giorgio Morandi e Arturo Checchi.

La sezione all’ultimo sei suoin tre piani si focalizza sul trasferimento della raccolta dal Museo di Roma al Palazzo delle Esposizioni con la “Mostra di una selezione di opere” del 1963 curata ancora una volta da Carlo Pietrangeli e terminata nel 1972, quando le opere tornano nei depositi. E ancora una volta le acquisizioni di questi anni – che non si arrestano neppure di fronte alle incertezze nel trovare nuove sedi museali – riflettono una eterogeneità nella scelta delle opere, con uno sguardo al passato e uno alle più recenti novità artistiche, esposti, tra gli altri, Pompeo Fabri, Vittorio Grassi, Giuseppe Capogrossi, Giulio Turcato, Alberto Savinio, Antonietta Raphaël Mafai, Fausto Pirandello).

Per consentire una più ampia esplorazione della collezione, la mostra avrà una seconda rotazione espositiva nella primavera 2026, grazie alla quale si potranno riscoprire anche capolavori inediti mai presentati prima.

Inoltre, particolare attenzione è riservata ai visitatori con disabilità visiva, con percorsi didattici dedicati e un nuovo nucleo di tavole tattili prodotte per l’occasione grazie alla collaborazione con la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e il Museo Tattile Statale Omero di Ancona.

G.L

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