di Viola Scipioni
Dopo l’addio di Enrico Costa annunciato lunedì 16 settembre, il partito di Carlo Calenda, Azione, si trova a fare i conti anche con Mariastella Gelmini che, durante la giornata di martedì 17 settembre, ha deciso di passare momentaneamente al gruppo Misto, con alcune voci che la vedrebbero presto tra le fila del partito di Maurizio Lupi, Noi Moderati.
Il parlamentare Costa, in una nota, ha spiegato come la sua provenienza da una «tradizione liberale» non condivida gli stessi valori e principi del partito di Calenda: «con l’adesione al gruppo parlamentare di Forza Italia, che formalizzerò a breve, proseguirò le battaglie garantiste che da sempre conduco. Le convergenze sui temi della giustizia, a partire dalla separazione delle carriere, sono infatti oggettive: lavorerò al fianco di colleghi esperti e preparati con i quali il confronto costruttivo non è mai cessato». Un terremoto nel centro, quindi, che dopo l’addio di Luigi Marattin da Italia viva, adesso comincia a scuotere l’altra ala del vecchio Terzo Polo che ad oggi sembra essere sempre più convinta a non volersi unire alla realtà incentrata più a sinistra che sogna la leader del Pd, Elly Schlein. Mariastella Gelmini, infatti, avrebbe proprio dichiarato che «la decisione di entrare nel campo largo nelle tre regioni che andranno al voto in autunno mi costringe a prendere atto con rammarico di non poter rimanere». Una presa di coscienza che da un lato vede la totale distruzione dell’idea di avviare un progetto di un centro liberale, mentre dall’altro la realizzazione concreta degli obiettivi di Schlein che, nonostante non si sia mai fatta vedere con Calenda come è successo con Renzi, sembra comunque aver centrato il proprio obiettivo.
In tarda serata, poi, hanno abbandonato Azione anche Mara Carfagna e Giusy Versace, entrambe verso il gruppo Misto: ciò non solo testimonia l’apparente poca considerazione del nuovo movimento di Luigi Marattin, Orizzonti Liberali, ma anche la scarsa intraprendenza nel voler costruire concretamente un partito di centro liberale. «Rispettiamo le scelte personali ma riteniamo grave e incoerente passare dall’opposizione alla maggioranza a metà legislatura contravvenendo così al mandato degli elettori» è stata la nota del partito di Calenda dopo aver appreso la notizia.
