Esteri

Appello urgente per il rilascio di 14 medici di Gaza detenuti

di MEDU (*)

 

Dall’inizio del genocidio a Gaza, l’esercito israeliano ha arrestato centinaia di operatori sanitari essenziali, paralizzando di fatto un intero sistema sanitario già reso fragile dalla distruzione in corso. Nonostante non siano state formulate accuse formali, decine di questi operatori sanitari rimangono detenuti senza un giusto processo ancora oggi, e molti sono trattenuti per periodi prolungati.

Negli ultimi due anni, le testimonianze degli operatori sanitari detenuti nelle strutture detentive israeliane hanno descritto condizioni di detenzione estremamente gravi, tra cui fame e abusi tali da configurarsi come tortura. Secondo queste testimonianze, questo tipo di condizioni avrebbero contribuito in modo significativo alla morte di almeno 103 prigionieri palestinesi, tra cui cinque operatori sanitari di Gaza noti a Medici per i Diritti Umani Israele (Physicians for Human Rights Israel – PHRI). Riconoscendo le speciali tutele garantite a medici e operatori sanitari dal diritto internazionale umanitario, nonché l’urgente necessità che il personale medico di Gaza possa tornare a svolgere le proprie funzioni e contribuire alla ricostruzione di un sistema sanitario devastato, PHRI ha presentato una richiesta al Capo di Stato Maggiore israeliano affinché riesamini e revochi gli ordini di detenzione di 14 medici di Gaza, tra cui pediatri, specialisti ortopedici e chirurghi. Non avendo ricevuto alcuna risposta, PHRI ha presentato un ricorso sulla questione alla Corte Suprema.

PHRI chiede pertanto la cessazione degli ordini di detenzione ed esorta sia gli attori nazionali sia quelli internazionali ad agire in solidarietà, permettendo a questi medici di tornare a casa e riprendere le loro attività mediche salvavita.

MEDU si unisce all’appello di PHRI. Esprimiamo piena solidarietà ai medici e agli operatori sanitari arbitrariamente detenuti, così come alla popolazione civile palestinese colpita dalla distruzione del sistema sanitario e dalla negazione dell’accesso alle cure.

 

(*) Medici per i Diritti Umani

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