di Wladymiro Wysocki (*)
Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone, risponde al question time alla Camera dei Deputati in merito alla misura della qualificazione delle imprese meglio nota come patente a crediti.
Dopo ben sedici anni arriva l’istituzione di un nuovo sistema legislativo che determina la qualificazione delle imprese basandosi su un impianto normativo totalmente nuovo.
Dal 1° di ottobre tutte le imprese, lavoratori autonomi e ditte individuali senza dipendenti, seppur non rientranti come imprese edili, per poter fisicamente operare nei cantieri temporanei o mobili obbligatoriamente devono essere provvisti della certificazione o meglio della qualificazione tramite patente a crediti.
Nell’esposizione il Ministro ha tenuto sottolineare l’importanza di questo provvedimento quale misura ambiziosa e senza precedenti nel quadro giuridico nazionale della prevenzione e sicurezza nel lavoro nazionale.
Un provvedimento che spinge le imprese, aziende, lavoratori autonomi a un costante miglioramento incentivato dall’acquisizione di crediti aggiuntivi oltre alla base dei trenta rilasciati al momento della richiesta.
Nel question time il Ministro ha cercato, nello spazio dei tre minuti, di dare risposta a molte critiche che in questi giorni hanno animato il panorama del mondo del lavoro, tra perplessità di un provvedimento che nei primi giorni di settembre non vedeva la firma della titolare del Ministero e critiche accese di alcune rappresentanze sindacali e di categoria sulla inefficienza della patente oltre alla criticità di poter procedere in tempi stretti alla domanda la quale vincola le attività di lavoro nel settore dell’edilizia.
Difendendo il provvedimento, ormai ufficialmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 settembre e con successiva circolare dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, ha sottolineato come tramite questa istituzione ci si auspichi a una sensibile riduzione degli infortuni sottolineando come sia nostra responsabilità garantire condizioni di lavoro sicure per ogni lavoratore.
Sicuramente, come più volte è stato ribadito, è una novità radicale sul piano normativo in materia della sicurezza sul lavoro, un sistema basato su crediti da trenta incrementabile fino a un massimo di cento sulla base di determinati criteri quali lo storico aziendale, l’assenza di provvedimenti di decurtazione, partecipazione a percorsi formativi specifici e l’avvio di investimenti mirati.
Una opportunità di crescita e di miglioramento, così il Ministro la definisce.
Al netto di diatribe tra giuristi, tecnici, rappresentanze sindacali, imprese, esponenti di partiti dopo oltre un anno e mezzo di tavoli tecnici dove si sono contese proposte, correzioni, integrazioni, critiche, osservazioni nel bene o nel male il 1° di ottobre si procederà alla nuova qualificazione.
Giusto o sbagliato sarà solo il tempo a poterci dare le risposte, ma ovviamente possiamo inevitabilmente porre le nostre osservazioni su qualche dubbio della valenza ai fini della prevenzione e alla diffusione della cultura della sicurezza tanto decantata in ogni occasione, tanto da diventare un mantra.
Di fatto nella lettura del provvedimento, tra la legge inziale al decreto fino ad arrivare alla circolare dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, si trovano diverse incongruenze e per certi versi delle perplessità in termini di decurtazione e nello specifico dell’atto di sospensione della patente a crediti.
Se non altro che il tutto sostanzialmente si basa su una forma di autodichiarazione dei requisiti senza una verifica e un rilascio di vera idoneità, quindi la veridicità la sapremo solo o in caso di incidente (ormai troppo tardi), o nel fortuito caso di un sorteggio e relativo controllo.
Visto il numero esiguo del corpo di vigilanza ed ispettivo dubito fortemente la possibilità, al più una verifica fiscale su base delle visure camerali e DURC inviati.
Per la vera prevenzione dovremmo aspettare ancora molto, soprattutto la formazione in ambito scolastico ormai sepolto chissà da quante altre urgenze.
Già, perché la sicurezza sul lavoro diventa un tema alla ribalda mediatica solamente in casi di catastrofi con vittime al seguito o in occasione di commemorazioni con i familiari.
La tutela, la cura e il benessere lavorativo ha ridondanza solo su carta o nei bellissimi discorsi per compiacere qualche ascoltatore o illudere in attesa di un cambiamento epocale.
Intanto mentre facciamo a gara a chi apprezza il provvedimento, a chi lo critica, a chi cerca di trovare la soluzione storica, a chi commenta su una miriade di informazioni che girano alla velocita interstellare sulla rete, a chi si improvvisa l’esperto dalla soluzione facile, nella realtà e nel lavoro vero si continua a morire.
*Esperto di sicurezza sul lavoro
