A maggio 2026, secondo i dati Istat, l’indice della produzione dell’industria automotive italiana nel suo insieme registra una crescita del 16,1% rispetto a maggio 2025, mentre nei primi cinque mesi del 2026 aumenta del 16%. Guardando ai singoli comparti produttivi del settore, l’indice della fabbricazione di autoveicoli registra una variazione tendenziale positiva del 27,8% a maggio e del 25,5% nei primi cinque mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025; quello della fabbricazione di carrozzerie per autoveicoli, rimorchi e semirimorchi, invece, inverte la tendenza con una lieve crescita, dell’1,3%, nel mese, ma resta in calo del 6,1% nel cumulato; infine, quello della fabbricazione di parti e accessori per autoveicoli e loro motori aumenta del 3,4% a maggio e del 4,9% nel periodo gennaio-maggio 2026. Secondo i dati preliminari di Anfia, la produzione domestica delle sole autovetture a maggio 2026 ammonta a circa 29.000 unità, in aumento del 22,7% rispetto a maggio 2025. Nel cumulato dei cinque mesi, il totale delle autovetture prodotte si attesta a 139.046, il 26,9% in più rispetto a gennaio-maggio 2025. Il comparto produttivo automotive si colloca nel contesto di una produzione industriale italiana complessiva in crescita a maggio 2026 rispetto ai livelli del quinto mese dello scorso anno. L’indice della produzione industriale nel suo complesso, infatti, aumenta dell’1,1% a maggio e chiude con un incremento contenuto (+0,7%) i primi cinque mesi dell’anno in corso rispetto allo stesso periodo del 2025. Il fatturato dell’industria in senso stretto (escluso il comparto Costruzioni) registra un incremento del 6,6% ad aprile 2026, ultimo dato disponibile (+6,9% sul mercato interno e +6,2% sui mercati esteri) e chiude i primi quattro mesi dell’anno a +2,8% (+2,9% il mercato interno e +2,7% i mercati esteri). A maggio 2026, l’indice della produzione automotive italiana resta in crescita a doppia cifra (+16,1%) – afferma Gianmarco Giorda, Direttore Generale di Anfia. Rallenta, ma si mantiene positivo anche l’indice della fabbricazione di autoveicoli (+27,8%) – complice il buon andamento, secondo i dati preliminari di Anfia, della produzione di autovetture nel mese (+22,7%) che, tuttavia, sconta nuovamente il confronto con i volumi piuttosto bassi (meno di 24mila unità) di maggio 2025 – mentre l’indice della produzione di parti e accessori per autoveicoli e loro motori chiude a +3,4%. Bene per la pubblicazione del ‘DPCM Automotive’, che ripartisce, per gli anni 2026- 2030, le risorse residue del Fondo Automotive con misure a supporto della filiera per investimenti produttivi, e attività di sviluppo e innovazione e con misure di incentivazione all’acquisto di nuovi veicoli commerciali e di infrastrutture per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica da parte di utenti domestici e condomini. Siamo ora in attesa dei decreti attuativi e dell’aggiornamento delle infrastrutture digitali per la piena operatività delle misure. A livello europeo, un iter di revisione del Regolamento CO2 per gli autoveicoli leggeri che proceda senza intoppi nella direzione da noi auspicata, adottando un approccio pragmatico e tecnologicamente neutrale alla decarbonizzazione della mobilità, è indispensabile per garantire alla filiera un quadro normativo stabile, consentendo alle imprese di consolidare i propri piani produttivi e di investimento e al contempo preservando e accrescendo la competitività del comparto in uno scenario internazionale sempre più sfidante”. A gennaio-marzo 2026 (ultimo dato disponibile), l’export di autoveicoli (autovetture e veicoli industriali nuovi) dall’Italia vale 4,23 miliardi di euro, mentre l’import vale 10,58 miliardi di euro. La Germania rappresenta, in valore, il primo Paese di destinazione dell’export di autoveicoli dall’Italia, con una quota del 17,6%, seguita da Stati Uniti (15%) e Francia (12,2%). Nello stesso periodo, l’export della componentistica automotive vale 6,37 miliardi di euro, con un saldo positivo di 1,58 miliardi. Il fatturato5 del settore automotive nel suo complesso inverte nuovamente la tendenza e presenta un rialzo del 12,6% ad aprile (ultimo dato disponibile), con una componente interna in crescita del 18,1% e una componente estera a +8,4%. Nel primo quadrimestre 2025, il fatturato aumenta invece del 6,9% (+10,9% il fatturato interno e +3,9% quello estero). Infine, il fatturato delle parti e accessori per autoveicoli e loro motori presenta una variazione tendenziale positiva dell’8,1% ad aprile (+11,9% la componente interna e +5,2% la componente estera). Nel periodo gennaio-aprile 2026, l’indice del fatturato di questo comparto registra un incremento del 2,2%, con una lieve crescita, dello 0,4%, della componente interna, mentre la componente estera chiude a +3,7%.
Poi da registrare sull’automotive, la presa di posizione fi Fiom Cgil sul piano ‘rivoluzionario’ di Volkswagen.
Fiom su Volkswagen, preoccupano scenario europeo e impatto su Ducati e Lamborghini
“Nella giornata di giovedì 9 luglio si è riunito il consiglio di sorveglianza di Volkswagen AG. Dalle informazioni che sono trapelate, a conclusione della riunione non sarebbero state assunte decisioni definitive né sugli assetti societari del gruppo, con riferimento a possibili cessioni di aziende o loro ricapitalizzazione attraverso il mercato azionario, né sul futuro del complesso produttivo. Nonostante ciò, le linee di strategia industriale che emergerebbero sarebbero comunque preoccupanti. La razionalizzazione delle piattaforme, seppur mascherata da una dichiarata offensiva su modelli e software, e il riorientamento del business in Cina rischierebbero di mettere in discussione la continuità e l’insediamento industriale in Europa, stante anche le proiezioni di volumi in riduzione strutturate del 20-30% rispetto alla capacità installata (con la chiusura possibilità di quattro stabilimenti in Europa), cui farebbe da contraltare un obiettivo di marginalità crescente tutto sulle spalle di lavoratrici e lavoratori”.
Lo dichiarano in una nota congiunta Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità e Simone Selmi, segretario generale Fiom-Cgil Bologna, secondo i quali “da valutare sarà anche l’impatto su tutta la catena di fornitura, che vede sul territorio italiano una presenza importante, non solo per l’insediamento di gruppi industriali tedeschi ma anche di imprese locali in molti casi monomandatarie del Gruppo Volkswagen”.
“In questo scenario confermiamo come Ducati e Lamborghini siano da ritenere due marchi pilastro del Gruppo Audi/Volkswagen che, nel corso degli anni, hanno dimostrato di essere realtà solide e strategiche nel panorama produttivo non solo italiano, ma internazionale, capaci di generare innovazione di prodotto e di processo, oltre che valore economico e sociale, grazie alla professionalità, alle competenze e all’impegno delle lavoratrici e dei lavoratori che vi operano”, aggiungono i sindacalisti. “Le soluzioni industriali non sono da ricercarsi nel mercato finanziario, ma devono fondarsi nell’economia reale, attraverso strategie industriali di lungo periodo, nazionali, europee e globali, in grado di garantire occupazione, sviluppo industriale e prospettive certe per tutte le persone che lavorano in questo settore”, aggiungono Lodi e Selmi. “Obiettivo sindacale è la necessità di difendere l’integrità industriale, produttiva e occupazionale di Ducati, Lamborghini e dell’intero Gruppo Audi/Volkswagen. In questa discussione non è possibile pensare che le Rappresentanze Aziendali delle Lavoratrici e dei Lavoratori dei siti italiani e le organizzazioni sindacali siano semplici spettatrici delle decisioni che verranno assunte in Germania, ma sarà necessario individuare sedi e momenti di confronto e di decisione condivisa con la dirigenza del Gruppo Volkswagen e con tutte le delegazioni sindacali a livello europeo”, aggiungono i sindacalisti.
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