Politica

Autonomia differenziata: Svimez, in sanità rischio di più divari senza perequazione

Le richieste di autonomia differenziata avanzate da Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto in materia di tutela della salute riguardano aspetti centrali per il funzionamento dei sistemi sanitari regionali, dalla gestione delle risorse finanziarie agli investimenti, fino alle politiche per il personale sanitario.

È quanto ha evidenziato la SVIMEZ nel corso dell’audizione presso la I Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati, nell’ambito dell’esame degli schemi di intesa per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia alle Regioni richiedenti.Secondo la SVIMEZ, tali competenze non possono essere valutate esclusivamente dal punto di vista delle Regioni richiedenti, poiché incidono direttamente sulla capacità dei sistemi sanitari di garantire servizi, personale, investimenti e tempi di accesso alle cure.

L’Associazione richiama l’attenzione sul fatto che le intese prevedono che le funzioni aggiuntive siano esercitate nei limiti delle risorse regionali disponibili e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. In assenza di un federalismo fiscale regionale pienamente attuato e di adeguati meccanismi perequativi, le Regioni con maggiore capacità fiscale potrebbero finanziare più facilmente politiche sanitarie aggiuntive, rafforzando ulteriormente la qualità e l’attrattività dei propri servizi. Il rischio evidenziato dalla SVIMEZ è quello di un inasprimento della competizione tra sistemi sanitari regionali: da un lato le Regioni più forti potrebbero attrarre più pazienti e più personale sanitario; dall’altro, i sistemi già più fragili potrebbero subire una perdita di risorse e maggiori difficoltà nel reclutamento del personale, con un conseguente indebolimento dell’offerta sanitaria. “La maggiore autonomia – sottolinea la SVIMEZ – rischia di amplificare i divari territoriali nel diritto alla salute. Per questo ogni ulteriore attribuzione di competenze in materia sanitaria deve essere accompagnata da efficaci strumenti di perequazione e da una valutazione preventiva dei suoi effetti sull’equità del Servizio sanitario nazionale”.

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Nasce l’Osservatorio di Trieste, una porta aperta per il dialogo tra le diplomazie internazionali “Una porta e un porto aperto, base naturale e ideale condizione giuridica preposta ad accogliere il dialogo tra le diplomazie mondiali” Nasce con la formale costituzione l’Osservatorio Libero di Trieste. A presiedere il nuovo organismo Giorgio Deschi, triestino, esperto di materia geopolitica e forte conoscitore della materia del Trattato di Pace di Parigi del 1947, già osservatore alle elezioni politiche che si sono tenute nella Federazione Russa nel settembre 2023 A norma dell’articolo 3 dello Statuto approvato contestualmente all’atto costitutivo “l’Osservatorio Libero di Trieste, con sede a Trieste, si fonda e opera in osservanza delle leggi superiori del diritto internazionale”. Si indicano in particolare quali riferimenti normativi la Risoluzione 16 del Consiglio di Sicurezza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite-ONU del 10 gennaio 1947, il Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947 con gli articoli 4, 21 e 22 ed in seguito all’allegato VI determinano “ius cogens” ogni aspetto dell’esistenza del Territorio Libero di Trieste così come recepito anche dallo Stato italiano con il decreto legislativo del capo provvisorio dello Stato il 28 novembre 1947 – legge 1430 ed in seguito ratificato nella legge italiana 3054/52 del 25 novembre 1952. Lo scopo statutario dell’Osservatorio Libero di Trieste, che ha sede anche a Mosca, è informare, promuovere e realizzare concordemente agli interessi specifici politici ed economici dei popoli di tutte le nazioni firmatarie del Trattato di Pace di Parigi del 1947 quanto previsto dalle leggi internazionali vigenti ed in primis garantire contestualmente ed equamente gli interessi fin qui acquisiti dei tre Paesi amministratori delle zone A e B del Territorio Libero di Trieste: Rispettivamente la Repubblica Italiana, la Repubblica di Slovenia e la Repubblica di Croazia. L’Osservatorio Libero di Trieste si qualifica inoltre come “una porta e un porto aperto, base naturale e ideale condizione giuridica preposta ad accogliere il dialogo tra le diplomazie mondiali per la realizzazione in seno al riconosciuto superiore vigente diritto internazionale, dell’allargamento dei benefici derivanti dallo statuto permanente del Territorio Libero di Trieste e del suo Porto Libero Internazionale ai Paesi in via di sviluppo, in via di riconoscimento, non riconosciuti o riconosciuti parzialmente”. L’Osservatorio Libero di Trieste indica il Territorio Libero di Trieste come deputato ad essere incontro di culture, promotore di pace, modello di sviluppo sociale al servizio dei popoli, culture e nazioni nel pieno rispetto delle aspirazioni e degli interessi di tutte le parti. Tutto nel rispetto del principio “pacta sunt servanda”. Per il presidente Giorgio Deschi “l’Osservatorio Libero di Trieste nasce qui dove mondo latino slavo e germanico si uniscono in triplice abbraccio a richiamare l’attenzione del Consiglio di Sicurezza Onu e dei suoi cinque membri permanenti al dialogo nel rispetto della Carta delle Nazioni Unite di cui questo territorio e “figlio” ancora in essere per il diritto internazionale dal 1947 ed è ancora oggi formula perfetta per la creazione al centro dell’Europa “Euromediterranea” di una piattaforma ideale e modello innovativo per la risoluzione pacifica dei conflitti in atto, la creazione di un centro a disposizione della diplomazia di tutte le Nazioni per la discussione degli futuri assetti geopolitici”.

Redazione Ore 12