di Antonella Scutiero (*)
Sì al risiko bancario ma a patto che ne benefici il Paese. Un punto su cui si trovano d’accordo il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che hanno affrontato il tema dal palco dell’assemblea Abi. E il presidente dell’associazione Antonio Patuelli, eletto per il settimo mandato consecutivo, rivendica: “Le banche in Italia fanno più della loro parte, per senso di responsabilità, per la lotta costante ad ogni forma di illegalità, per gli interventi di solidarietà a famiglie e imprese innanzitutto per le calamità naturali, per il sostegno diretto e indiretto alle esigenze sociali e con livelli di tassazione superiori a quelli dovuti per l’art. 53 della Costituzione”. Gli istituti di credito, ha aggiunto, “hanno applicato in Italia tante riforme e hanno fatto in questi anni continui, ingenti rafforzamenti di capitale e riorganizzazioni più che in altre parti d’Europa, con il costruttivo ruolo dei sindacati dei bancari”. Per il numero uno di palazzo Koch le aggregazioni avviate o annunciate fanno parte di “un processo che può rafforzare gli intermediari e il sistema nel suo complesso, favorendo gli investimenti in tecnologia e sicurezza informatica, accrescendo l’efficienza e migliorando la qualità dei servizi a famiglie e imprese” ma i cui risultati “non sono automatici”, bensì “dipendono dalla solidità patrimoniale degli intermediari risultanti dalle operazioni, dalla sostenibilità dei piani industriali e dei modelli aziendali, dalla capacità di realizzare sinergie effettive e di integrare strutture, procedure e culture diverse”. Il consolidamento quindi “va giudicato dalla sua capacità di conseguire questi obiettivi, preservando al tempo stesso concorrenza, pluralismo e vicinanza alle esigenze dell’economia reale”. Per il titolare dell’Economia “le dimensioni degli istituti e le aggregazioni non sono un valore in sé, tranne forse per gli azionisti, ma lo possono diventare per il Paese quando esse migliorano la capacità del sistema bancario di accrescere la proiezione internazionale delle aziende italiane e rafforzano le condizioni per investire in tecnologia, sicurezza e innovazione. E soprattutto se e quando questi investimenti vengono effettivamente realizzati”, è il monito di Giorgetti. Il governo del resto è parte in causa del risiko, essendo ancora azionista di Mps: ma “sono fiducioso che questa sia l’ultima assemblea dell’Abi in cui il Governo è socio di alcuni importanti istituti bancari, giacché considero che il ruolo che l’azionista pubblico ha svolto si sia esaurito”, dice il ministro avvisando però che “non si esaurisce l’attenzione e il rigore con cui continueremo a monitorare, anche sul piano degli assetti proprietari, l’evoluzione del settore bancario, della sua collocazione nella dimensione europea e della sua capacità di svolgere la funzione costituzionale di collegare risparmi, prestiti e investimenti”. Domani si riunirà il Cda di Monte Paschi per valutare le offerte di Intesa Sanpaolo e Banco Bpm. “Noi abbiamo fatto la nostra offerta che è trasparente e chiara per tutti, per rafforzare il nostro gruppo ma anche il sistema bancario nazionale e posizionare validamente l’Italia e anche l’Europa salvaguardando gli asset strategici del Paese, come possono essere la partecipazioni in Generali. Riteniamo il prezzo offerto il massimo possibile”, dice l’ad di Intesa Carlo Messina, definendo l’Opas “totalmente fair”.
(*) La Presse
