Moda: Confcommercio, misure urgenti per rilanciare consumi e sostenere negozi
In occasione del Tavolo della Moda convocato oggi dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, per la firma del Protocollo d’intesa tra Italia e Francia sulla cooperazione nel settore moda, Federazione Moda Italia-Confcommercio ha espresso “soddisfazione per l’istituzione, nell’ambito del Tavolo, di un Gruppo di lavoro stabile dedicato al commercio di moda, accogliendo una proposta avanzata dalla Federazione”. “È un risultato importante – dichiara il Presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio, Giulio Felloni – perché riconosce finalmente che il commercio non è solo un anello della filiera, ma uno dei suoi motori strategici. Senza una rete distributiva moderna e competitiva non può esistere una filiera della moda forte”. “Al commercio di moda – prosegue Felloni – servono misure necessarie ed urgenti perché abbiamo bisogno di strumenti immediati. Le nostre priorità sono: il rilancio dei consumi attraverso il bonus moda per l’acquisto di prodotti sostenibili e di qualità nei negozi di prossimità; misure strutturali per affrontare le rimanenze di magazzino; riduzione del peso degli affitti commerciali; sostegno agli investimenti nell’ammodernamento e innovazione dei negozi; istituzione della Giornata Nazionale della Moda”. Federazione Moda Italia-Confcommercio valuta positivamente anche l’introduzione, a livello europeo, del dazio di 3 euro sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra UE di valore inferiore a 150 euro, considerandolo un primo passo verso una concorrenza più equa: “Lo diciamo da tempo: stesso mercato, stesse regole. Le imprese europee – conclude Felloni – devono competere nel rispetto delle stesse norme fiscali, ambientali, sociali e di sicurezza. In questa direzione va anche il rafforzamento della nostra collaborazione con la Fédération Nationale de l’Habillement francese per costruire una posizione comune del retail nelle future politiche europee della moda e per regolamentare le vendite online e valorizzare la presenza dei negozi di prossimità”. “Va poi sottolineata l’insufficienza degli strumenti di sostegno attualmente disponibili. Emblematico il caso dei crediti d’imposta destinati al design, le cui risorse sono andate esaurite nell’arco di appena ventiquattro ore, a dimostrazione di una domanda molto superiore ai fondi messi a disposizione. Ecco perché occorre accelerare per la creazione di nuove scuole dedicate alla trasmissione dei mestieri dell’alto artigianato e l’introduzione di incentivi concreti per favorire la formazione nelle botteghe, così da garantire il ricambio generazionale e preservare competenze che costituiscono un patrimonio unico del Paese. Altro punto ritenuto prioritario è una profonda semplificazione burocratica. Non è più sostenibile che un laboratorio artigiano o una microimpresa siano sottoposti agli stessi adempimenti previsti per grandi gruppi industriali e multinazionali. Le regole, è stato sostenuto, devono essere proporzionate alla dimensione delle imprese. Il lavoro dell’artigiano è fatto di creatività, conoscenza dei materiali, qualità delle lavorazioni e trasmissione del sapere. Le sue energie devono essere dedicate alla produzione e all’innovazione, non disperse in un eccesso di obblighi amministrativi”, ha aggiunto de Cles. Infine, è stata ribadita la necessità di accompagnare le microimprese nella transizione digitale attraverso programmi di formazione continua sulle nuove tecnologie e con la realizzazione di una piattaforma nazionale condivisa che renda maggiormente visibili le produzioni artigiane, favorendone la promozione sui mercati italiani e internazionali. Una strategia che, secondo Unimpresa, consentirebbe di rafforzare la competitività del settore senza snaturarne identità e tradizioni.
Moda: Unimpresa, chiudono 11 microimprese al giorno, serve meno burocrazia
“Le microimprese e il mondo dell’artigianato stanno affrontando una fase di profonda trasformazione che rischia di compromettere uno dei patrimoni più preziosi del sistema produttivo italiano”. È l’allarme lanciato oggi dal consigliere nazionale di Unimpresa, Margherita de Cles, nel corso del Tavolo nazionale per il settore moda al Mimit, durante il quale è stato evidenziato come le realtà più piccole siano chiamate a misurarsi con sfide “epocali” senza poter contare su strumenti adeguati. “La domanda che occorre porsi è semplice: che cosa è stato fatto, concretamente, per le microimprese italiane? Negli ultimi anni il sistema del credito abbia spesso penalizzato le aziende di minori dimensioni, mentre la competizione delle grandi multinazionali abbia progressivamente ristretto gli spazi di mercato per le attività artigiane. A destare particolare preoccupazione è il dato relativo alla mortalità imprenditoriale: ogni giorno cessano l’attività, mediamente, tra dieci e undici microimprese. Una perdita che non riguarda soltanto il tessuto economico, ma anche competenze, professionalità, tradizioni produttive e posti di lavoro che rappresentano un elemento distintivo del Made in Italy”, ha affermato la consigliera nazionale di Unimpresa, Margherita de Cles. “Va poi sottolineata l’insufficienza degli strumenti di sostegno attualmente disponibili. Emblematico il caso dei crediti d’imposta destinati al design, le cui risorse sono andate esaurite nell’arco di appena ventiquattro ore, a dimostrazione di una domanda molto superiore ai fondi messi a disposizione. Ecco perché occorre accelerare per la creazione di nuove scuole dedicate alla trasmissione dei mestieri dell’alto artigianato e l’introduzione di incentivi concreti per favorire la formazione nelle botteghe, così da garantire il ricambio generazionale e preservare competenze che costituiscono un patrimonio unico del Paese. Altro punto ritenuto prioritario è una profonda semplificazione burocratica. Non è più sostenibile che un laboratorio artigiano o una microimpresa siano sottoposti agli stessi adempimenti previsti per grandi gruppi industriali e multinazionali. Le regole, è stato sostenuto, devono essere proporzionate alla dimensione delle imprese. Il lavoro dell’artigiano è fatto di creatività, conoscenza dei materiali, qualità delle lavorazioni e trasmissione del sapere. Le sue energie devono essere dedicate alla produzione e all’innovazione, non disperse in un eccesso di obblighi amministrativi”, ha aggiunto de Cles. Infine, è stata ribadita la necessità di accompagnare le microimprese nella transizione digitale attraverso programmi di formazione continua sulle nuove tecnologie e con la realizzazione di una piattaforma nazionale condivisa che renda maggiormente visibili le produzioni artigiane, favorendone la promozione sui mercati italiani e internazionali. Una strategia che, secondo Unimpresa, consentirebbe di rafforzare la competitività del settore senza snaturarne identità e tradizioni.
