Economia e Lavoro

Bankitalia: “Da taglio Irpef minor gettito per 3 miliardi”

“La riduzione della seconda aliquota dell’irpef dal 35 al 33 per cento comporta un minore gettito di 3 miliardi all’anno. Ne beneficerebbero i contribuenti con reddito complessivo superiore a 28mila euro, in misura crescente fino a un massimo di 440 euro annui per redditi pari o superiori a 50mila euro. Per i redditi superiori a 200mila euro il vantaggio si potrebbe ridurre, fino ad annullarsi”. Lo ha detto Fabrizio Balassone, vicecapo del dipartimento economia e statistica della banca d’italia, in audizione davanti alle commissioni bilancio di camera e senato sulla manovra.  “Sarebbe opportuno evitare il ripetersi frequente di inattese modifiche della tassazione” sulle banche. Poi sulle retribuzioni: Dagli interventi di detassazione sui rinnovi contrattuali “emergono incertezze circa le modalità di effettiva attuazione della misura in relazione alla definizione di incremento retributivo soggetto ad aliquota ridotta, al perimetro della platea dei beneficiari e alle modalità di effettivo accesso”.  Ma poi Balassone si concentra anche su altre parti del Documento di bilancio: “In Italia l’età media effettiva di pensionamento è aumentata di oltre 5 anni tra il 2001 e il 2024, a 64,6 anni17; il tasso di partecipazione al mercato del lavoro nella fascia di età 55-64 anni è più che raddoppiato, dal 28,2 al 61,3 per cento. Tuttavia la spesa pensionistica in rapporto al Pil risulta ancora la più alta a livello europeo, collocandosi al 15,6 per cento nel 2022 contro una media dell’11,4”. Ed ancora: Il meccanismo di indicizzazione dell’età di pensionamento alla longevità, ha sottolineato Balassone, “fu introdotto per riequilibrare tra le generazioni il rapporto tra il tempo della vita trascorso al lavoro e quello trascorso in pensione; contribuirà nei prossimi anni a limitare la crescita della spesa pensionistica determinata dall’invecchiamento della popolazione. In base alle previsioni della commissione europea la normativa in vigore consentirebbe di fermare la crescita dell’incidenza della spesa sul Pil nel 2036, quando raggiungerebbe un picco del 17,3 per cento, per poi ridursi e stabilizzarsi intorno al 13,7 nel 2070, ultimo anno per cui sono disponibili stime”.Balassone poi accende i riflettori anche sulla Rottamazione Quater:”La manovra apre a una nuova ‘rottamazione’: uno strumento che in passato non ha accresciuto l’efficacia nel recupero di gettito”.  “Secondo le valutazioni ufficiali – ha osservato – sulla base di un tasso di adesione (3,33 per cento) stimato a partire da quanto riscontrato per le precedenti edizioni della rottamazione e tenendo conto delle poste potenzialmente interessate (poco meno di 400 miliardi), l’adesione dovrebbe riguardare debiti fiscali per circa 13 miliardi, un centesimo del carico contabile residuo dei ruoli affidati dai diversi enti creditori all’Agenzia delle entrate-Riscossione, nel periodo 1 gennaio 2000 – 31 dicembre 2024, circa il doppio se si escludono quelli per i quali secondo l’agente della riscossione non sussistono aspettative di recupero”. Infine su come pesa la manovra rispetto a chi ha di più ed a chi ha di meno: “Si può stimare che complessivamente le misure della manovra a sostegno del reddito delle famiglie “non comportino variazioni significative della disuguaglianza nella distribuzione del reddito disponibile equivalente tra le famiglie”.  La riduzione dell’aliquota dell’Irpef per il secondo scaglione di reddito favorisce i nuclei dei due quinti più alti della distribuzione, ma con una variazione percentualmente modesta del reddito disponibile. Gli effetti dei principali interventi in materia di assistenza sociale si concentrano invece sui primi due quinti delle famiglie e sono anch’essi modesti”, ha spiegato. “Secondo le valutazioni ufficiali la Manovra, come indicato a ottobre nel Documento programmatico di finanza pubblica , ha effetti trascurabili sull’indebitamento netto nel 2026, mentre amplia moderatamente il disavanzo rispetto alla legislazione vigente nel successivo biennio (per poco meno di 6 e circa 7 miliardi, rispettivamente, nel 2027 e nel 2028, pari in media a 0,3 punti percentuali del prodotto all’anno)”.

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