L’incertezza sulle proiezioni economiche “è eccezionalmente elevata”. Lo spiega la Banca d’Italia nelle ‘Proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana’, sottolineando che “l’andamento dell’attività economica e dell’inflazione dipenderà in misura cruciale dalla durata del conflitto in Medio Oriente e dalle conseguenze sulla produzione e sui flussi di trasporto delle materie prime”.” Un protrarsi delle ostilità e l’eventualità di danni rilevanti alle infrastrutture energetiche nell’area mediorientale rischiano di incidere in maniera duratura sui prezzi delle materie prime, di indebolire ulteriormente gli scambi internazionali e di pesare sulla fiducia di famiglie e imprese. Ne deriverebbe un rialzo dell’inflazione maggiore e più persistente, con contraccolpi significativi sull’attività economica, specie qualora a tali sviluppi si accompagnassero turbolenze sui mercati finanziari”.
Pil: Bankitalia, se effetti guerra Iran duraturi 2026 a crescita zero, -0,5% in 2027
Nelle ‘Proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana’ la banca d’Italia ha predisposto uno scenario alternativo nel quale si ipotizzano effetti più marcati e duraturi del conflitto in corso sull’offerta di materie prime e ulteriori aumenti delle loro quotazioni, che si manterrebbero su livelli molto elevati per un periodo prolungato. Rispetto allo scenario di base, Bankitalia osserva che “tale eventualità comporterebbe anche un aumento dell’incertezza, un deterioramento della fiducia e tensioni sui mercati finanziari, con un irrigidimento delle condizioni di finanziamento”. Data la natura globale dell’impatto del conflitto, “si ipotizza infine un forte indebolimento degli scambi internazionali”. Bankitalia ipotizza che “in tale scenario la crescita del prodotto possa risultare, rispetto alla proiezione centrale” descritta, “inferiore di circa mezzo punto percentuale nell’anno in corso e per circa un punto nel prossimo”. La crescita si azzererebbe dunque nel 2026 rispetto al +0,5% stimato nello scenario base, con una contrazione del Pil dello 0,5% per il 2027 rispetto al +0,5% previsto. A questo impatto contribuirebbero principalmente “gli effetti dei rincari energetici sui redditi e sulla spesa delle famiglie e quelli del peggioramento delle condizioni finanziarie sugli investimenti”.
Bankitalia taglia stime, in scenario base +0,5% in 2026 e 2027, +0,9% in 2018
Il Pil dell’Italia aumenterà dello 0,5% sia quest’anno sia il prossimo e dello 0,8% nel 2028. Lo stima la Banca d’Italia nelle ‘Proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana’, spiegando che “l’attività economica risente soprattutto quest’anno dell’indebolimento della domanda interna, frenata dal repentino rincaro dell’energia, dall’ulteriore aumento dell’incertezza e dal deterioramento della fiducia; essa tornerebbe a rafforzarsi gradualmente nel prossimo biennio”. Le proiezioni di Bankitalia sono basate sulle informazioni disponibili al 27 marzo per la formulazione delle ipotesi tecniche e al 31 marzo per i dati congiunturali. Nello scenario di base di palazzo Koch i prezzi del petrolio si collocano a 103 dollari al barile e quelli del gas naturale a 55 euro a megawattora nella media del secondo trimestre di quest’anno, per poi scendere gradualmente nel resto del periodo di previsione, in linea con i recenti andamenti dei mercati a termine dell’energia. Il commercio internazionale si espande in misura contenuta quest’anno, in un quadro caratterizzato da maggiore incertezza e costi energetici elevati, per poi recuperare progressivamente nel prossimo biennio. Le condizioni di finanziamento peggiorano lungo l’orizzonte di previsione. Bankitalia osserva che “lo scoppio del conflitto e il repentino innalzamento dei prezzi energetici incidono negativamente sulle prospettive a breve termine, comprimendo la domanda interna nel trimestre in corso e nei due successivi. L’attività tornerebbe a rafforzarsi a partire dall’inizio del 2027, in concomitanza con l’attenuazione delle pressioni inflazionistiche”. “Rispetto alle proiezioni pubblicate in dicembre, la crescita del prodotto è rivista al ribasso nel triennio complessivamente per circa mezzo punto percentuale, sostanzialmente per effetto del rincaro dei beni energetici”, sottolinea l’analisi di via Nazionale.
Inflazione: al 2,6% in 2026 ma con effetti duraturi guerra oltre 4,1%
L’inflazione al consumo aumenterà al 2,6% nel 2026, principalmente per effetto del brusco rialzo dei prezzi delle materie prime, per poi tornare poco al di sotto del 2,0% nel biennio 2027-28. Lo stima la Banca d’Italia nelle ‘Proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana’, basando l’analisi su un quadro che “dipende in misura rilevante dall’evoluzione futura del conflitto in corso in Medio Oriente e, conseguentemente, dalle ipotesi formulate sui prezzi delle materie prime, sulle quali vi è un’incertezza molto elevata”. In uno scenario avverso nel quale si ipotizzano effetti più marcati e duraturi del conflitto in corso sull’offerta di materie prime e ulteriori aumenti delle loro quotazioni, che si manterrebbero su livelli molto elevati per un periodo prolungato, l’inflazione al consumo “risulterebbe più elevata rispetto alla proiezione centrale per oltre 1,5 punti percentuali all’anno nel 2026 e nel 2027 e per 0,3 punti nel 2028, rispetto alla proiezione di base”. Questo aumento “sarebbe determinato nel breve termine dall’effetto diretto dei più elevati prezzi dell’energia”. Inoltre “nel prossimo biennio vi contribuirebbe anche la graduale trasmissione ai salari e ai prezzi degli altri beni e dei servizi, che indurrebbe effetti indiretti e di retroazione salariale pari cumulativamente a 1,5 punti percentuali”. L’inflazione nello scenario più grave salirebbe a oltre il 4,1% quest’anno, oltre il 3,3% nel 2027 e al 2,2% nel 2028.
Bankitalia, nello scenario di base, stima che l’inflazione misurata con l’indice armonizzato dei prezzi al consumo, si collochi in media al 2,6% nel 2026, in aumento di un punto percentuale rispetto all’anno passato, per poi tornare poco sotto al 2 per cento. “L’incremento dell’inflazione nell’anno in corso è in larga misura riconducibile alla componente energetica, che risente del brusco rialzo delle quotazioni delle materie prime. La trasmissione dei rincari energetici ai salari e ai prezzi degli altri beni e dei servizi è graduale, anche per via della ridotta quota di contratti di lavoro in attesa di rinnovo: al netto delle componenti alimentare ed energetica, l’inflazione aumenta solo leggermente nella media dell’anno in corso, al 2,0 per cento, per riportarsi all’1,8% nel biennio 2027-28”, aggiunge palazzo Koch, osservando che rispetto alle previsioni pubblicate in dicembre, “l’inflazione è rivista al rialzo, in misura più significativa quest’anno”.
Spesa famiglie debole in 2026-27, frenano investimenti ed export
I consumi risentono dell’erosione del reddito reale connessa con la maggiore inflazione e del peggioramento della fiducia, in un contesto di accentuata incertezza; si stima che la crescita della spesa delle famiglie rimanga debole quest’anno e il prossimo, per recuperare vigore nel 2028. L’analisi “dipende in misura rilevante dall’evoluzione futura del conflitto in corso in Medio Oriente e, conseguentemente, dalle ipotesi formulate sui prezzi delle materie prime, sulle quali vi è un’incertezza molto elevata”. Gli investimenti rallentano in misura marcata, soprattutto nella componente in macchinari e attrezzature, frenati dal deterioramento della redditività e delle prospettive di domanda, dalla maggiore incertezza e dall’aumento dei costi di finanziamento. Quelli in costruzioni continuano tuttavia a beneficiare dal completamento delle opere previste dal Pnrr. Le esportazioni sono frenate nel breve periodo dalla debolezza del commercio mondiale; accelerano gradualmente nel prossimo biennio, in linea con la dinamica degli scambi internazionali. Il contributo della domanda estera netta alla crescita del prodotto è negativo quest’anno e pressoché nullo nel prossimo biennio. L’occupazione continua a espandersi a ritmi più contenuti che nello scorso anno. Il tasso di disoccupazione, sceso ai minimi storici alla fine del 2025, aumenta leggermente nel corso del triennio.
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