di Riccardo Bizzarri (*)
La storia di Noisy-le-Sec ha il sapore di quelle barzellette in cui non si sa se ridere o piangere. Un gruppo di giovani minaccia gli agenti comunali e i cittadini: se proiettate Barbie, vi distruggiamo l’attrezzatura. Non un film militante di Ken Loach, non un documentario sui talebani, non un’opera censurata a Cannes ma Barbie.
Il sindaco sospende la proiezione, la politica si accapiglia, il ministero denuncia. Nel frattempo, gli abitanti del quartiere hanno perso una serata di cinema all’aperto e guadagnato una pagina di cronaca grottesca.
La scusa? Difendere l’integrità delle donne dal film che ha la colpa di… difendere l’integrità delle donne. Un ragionamento che nemmeno un sofista ubriaco di logica aristotelica avrebbe avuto il coraggio di sostenere.
Eppure eccoci qui: nel 2025 c’è chi pensa che Barbie sia pericolosa. Voltaire avrebbe alzato un sopracciglio, Freud ci avrebbe scritto un saggio, e i Monty Python ci avrebbero fatto uno sketch.
La storia ci insegna che il fanatismo ha sempre paura della leggerezza. Ma che l’ultima crociata si giochi contro Barbie, è un colpo di teatro che nemmeno Ionesco avrebbe osato.
Morale? Non è Barbie a essere pericolosa. È l’oscurantismo che, seppur minoranza, riesce a imporre la propria paura a un’intera comunità. Un fondamentalismo che teme il rosa perché sa che un sorriso, a volte, disarma più di un sermone urlato.
Alla fine, il vero scandalo non è che abbiano censurato Barbie. È che nel cuore d’Europa, nel 2025, bastino poche urla fanatiche per far spegnere i proiettori. Bisogna riflettere
(*) Giornalista
Nella foto la celebre bambola dalla quale è stato tratto il film
