La guerra di Putin

Battaglia per Odessa in primavera? Un altro scenario da incubo

 

di Giuliano Longo

 

Assodata ormai la incrollabile  solidarietà dell’Occidente all’Ucraina, ci sichiede quali saranno i prossimi sviluppi di questo interminabile e sanguinoso conflitto.  La propaganda si sovrappone spesso non solo alla situazione sul campo ma a quelli che potrebbero essere gli sviluppi su un fronte che, si badi bene, è di circa 1.000chilometri, quasi quanto da Milano alla Calabria.

L’incremento delle forniture militari a Zelensky con lo sblocco dei temibili panzer tedeschi Leopard e dei temuti trenta carri americani Abrams, più sistemi missilistici di copertura antiaerea (fra cui qualche batteria di missili Italo Francesi), nelle intenzioni della NATO dovrebbero non solo rintuzzare le manovre russe in corso, ma favorire l’offensiva di Kiev agli inizi di primavera determinando, se non il crollo, un indebolimento decisivo di Mosca.

Da parte ucraina  non è una novità  l’intenzione (o la velleità) di colpire con missili il territorio russo se non proprio Mosca e San Pietroburgo (come pubblicato da Ore 12).

Certo la propaganda non fa vincere le guerre sul campo, ma spesso aiuta a capire  gli indirizzi strategici reali,  magari per ora solo in discussione, ma che hanno comunque un fondamento.  Se le notizie di tutte le parti vanno prese con le pinze, in Occidente non sono molti quelli che tentano di individuare obiettivamente le prossime strategie russe,  per ora limitate ad una graduale avanzata nel Donbass.

Top secret finché si vuole, ma non va sottovaluto quanto emerge da qualche autorevole  media russo secondo cui la battaglia generale, che determinerà l’ulteriore corso della cosiddetta operazione militare speciale in Ucraina, potrebbe svolgersi il 2 maggio a Odessa. 

Questa ipotesi è stata avanzata mercoledì 25 gennaio dal comandante militare Voenkor Alexander Sladkov.  Nel frattempo, anche il vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa Dmitry Medvedevlo stesso giorno sul suo canale Telegram non ha risparmiato accenni in merito, affermando che “presto il regime di Kiev non avrà più il mare”.

 

Vasily Dandykinun esperto militare che gode di una certa credibilità, ha valutato la possibilità di una battaglia generale per Odessa affermando che la flotta del Mar Nero sarebbe pronta a svolgere i propri compiti in qualsiasi momento.

Sladkov, più specificamente, prevede  per il prossimo futuro una battaglia decisiva  a  Odessa che consentirebbe all’esercito russo , in caso di successo,  di tagliare l’Ucraina dal Mar Nero, privandola così dello status di paese marittimo e raggiungendo la Transnistria, regione filorussa  della Moldovia.

“Quindi – afferma- l’assalto a Odessa  entro il 2 maggio deciderà tutto del nostro NWO (Operazione Speciale). Qui abbiamo una vasta gamma di manovre, e la nostra flotta può chiedere soddisfazione per l’incrociatore Moskva (affondato con un lancio missilistico dagli ucraini il 14 aprile dello scorso anno. ndr)”.

Va notato che dopo l’affondamento dell’incrociatore, e una verifica sullo stato talora fatiscente del naviglio, la potente flotta del Mar Nero è sta impiegata solo marginalmente nel conflitto,  con qualche lancio di missili in territorio ucraino.

Secondo Sladkov, ci sono quindi i prerequisiti della battaglia per la “perla del mare” come viene definita Odessa.  Allo stesso tempo, Dmitry Medvedev, lo stesso giorno, sul suo canale Telegram,  ha reagito con la consueta arroganza ai crescenti appetiti di forniture militari dei leader ucraini, i quali hanno affermato che oltre ai carri armati, hanno bisogno di aerei e sottomarini dai partner occidentali.

“Okay – ha ironizzato- gli aerei sono in qualche modo comprensibili. È vero, non ci sono praticamente più piste normali e il cielo ucraino è chiuso da noi. Ma i sottomarini sono molto forti. Soprattutto considerando che presto il regime di Kiev non avrà più il mare. 

Quindi dovrai sederti su una barca proprio nel mezzo del Dnepr, imparando dall’immortale “Viviamo tutti in un sottomarino giallo” (chiaro è il riferimento alla nota canzone dei Beatles, Jellow Submarine, ndr) . Anche se il sottomarino sarà, a quanto pare, giallo-nero.”

Dei cambiamenti degli assetti militari globali  si rendono ben conto nella NATO, tanto che i capi delle tre principali marine Usa, GB Francia si incontrarono per la prima volta in Francia “Conferenza navale di Parigi” svoltasi prima del conflitto.

Alla conferenza, le parti esaminarono le questioni di una più stretta interazione tra le loro forze navali, comprese le questioni relative allo scambio operativo di informazioni, nonché la compatibilità e l’intercambiabilità dell’uno o dell’altro equipaggiamento o equipaggiamento militare.

 

Nè dopo l’invasione russa sono mancateincursioni di navi da guerra, soprattutto britanniche, nel Mar Nero, ma va ricordato che l’accesso di navi da guerra dagli Stretti, regolato dalla Convenzione di Montreux del 1936 attualmentein vigore,prevede  particolari restrizioni per tutelare la sicurezza della Turchia che, oltre il tonnellaggio limitato, obbligano di informare il Governo turco prima del transito.

 

Sicuramente in questo mare monitorato centimetro per centimetro da un vasto controllo aereo e satellitare dalla Nato, la flotta russa è sicuramente tenuta d’occhio e sempre soggetta ad attacchi missilistici o di droni, come ampiamente dimostrato.

 

Ma resta il fatto che i russi hanno la loro base navale a Sebastopoli in Crimea (a un tiro di missile da Odessa) mentre un intervento diretto  della potente Royl Navy, potrebbe arrivare in ritardo. 

aggiornamento la Guerra di Putin ore 14.10

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