Esteri

Belucistan, una nuova ‘Ucraina’ per gli interessi cinesi?

di Balthazar

Situato nel sud-ovest del Pakistan e pesantemente interessato dagli investimenti cinesi, il Belucistan è una terra di contraddizioni: immensamente ricco di risorse, ma profondamente povero. La provincia possiede vaste riserve di rame, oro, carbone e gas naturale, che rappresentano una parte significativa della ricchezza mineraria del Pakistan.

Tuttavia, la sua popolazione rimane tra le più emarginate economicamente nel paese, alimentando decenni di disordini e insurrezioni. Con crescenti movimenti separatisti e massicci investimenti dalla Cina, il Belucistan sta rapidamente emergendo come un punto critico che potrebbe ridefinire le dinamiche geopolitiche dell’Asia.

L’11 marzo 2025, il Belucistan attirò l’attenzione internazionale quando i militanti dell’Esercito di liberazione del Belucistan (BLA) dirottarono il Jaffar Express, un treno passeggeri che viaggiava da Quetta a Peshawar. Oltre 100 passeggeri sono stati presi in ostaggio mentre gli insorti chiedevano il rilascio dei prigionieri politici e degli attivisti baloch dispersi. Il drammatico stallo si è concluso dopo un’operazione militare di due giorni, uccidendo almeno 33 militanti, 21 ostaggi e quattro membri del personale di sicurezza

Questo attacco non è stato un atto di terrore isolato, ma un duro promemoria di un conflitto di lunga data. Nonostante la sua ricchezza naturale, è stata un campo di battaglia per i movimenti indipendentisti, la repressione statale e gli interventi stranieri, rendendola una delle regioni più insicure dell’Asia.

Il risentimento dei Baloch

 

Il Belucistan è una regione vasta e strategicamente significativa, divisa geograficamente tra tre paesi: Pakistan, Iran e Afghanistan. La porzione più grande si trova all’interno del Pakistan, formando la sua provincia più grande, mentre l’Iran ha le sue province di Sistan e Belucistan che confinano con il Pakistan. Quetta, il capoluogo di provincia, sorge in una valle circondata da cime innevate, mentre i monti Sulaiman dominano il nord-est e la costa di Makran si estende a sud-ovest.

Il popolo Baloch, un gruppo etnico diffuso in tre nazioni, identificato da affiliazioni tribali piuttosto che rigidi confini nazionali. Il terreno accidentato della è costituito da imponenti catene montuose, deserti aridi, valli fertili e una lunga linea costiera lungo il Mar Arabico.

Con una superficie di 347.190 chilometri quadrati – un’area grande più o meno quanto la Francia- il Belucistan è la provincia più grande del Pakistan, ma anche la meno popolata e la meno sviluppata. Nonostante i suoi ricchi giacimenti di gas naturale, rame, oro e carbone, il Belucistan rimane economicamente trascurato. Una marginalizzazione che ha alimentato i movimenti separatisti che accusano il governo pakistano di sfruttare le vaste risorse della regione, emarginandone la popolazione..

La potenziale ricchezza economica

Grazie alla sua posizione strategica che collega il Medio Oriente, l’Asia meridionale e l’Asia centrale, il Belucistan non è solo un punto nevralgico geopolitico, ma è anche diventato un territorio conteso per le risorse.

IL Geological Survey of Pakistan, stima che  la regione detiene abbia vaste riserve di ferro, rame (con tracce di oro, argento e molibdeno), piombo, zinco, cromite, barite, carbone, gesso, calcare e sabbia silicea. Mentre alcune di queste risorse vengono utilizzate o esportate, molte rimangono inesplorate. La provincia rappresenta il 58% della produzione totale di carbone del Pakistan e contiene enormi giacimenti di gesso e fluorite, in particolare a Dilband-Maran, nella catena montuosa Mula Zahri e a Loralai.

Nonostante questo potenziale, gran parte della ricchezza mineraria del Belucistan resta sottosviluppata, contribuendo alla disparità economica e alimentando annosi malcontenti tra la popolazione.

I Baloch, organizzati in comunità tribali, sostengono che, nonostante la loro terra sia ricca di risorse, loro sono sistematicamente emarginati e traggono scarsi benefici dalla ricchezza che hanno sotto i piedi.

Un esempio lampante di questo sfruttamento è la miniera d’oro e di rame di Saindak, dove i profitti sono ampiamente divisi tra la società cinese che la gestisce e il governo federale del Pakistan. Il governo provinciale del Beluchistan riceve solo il 5% dei ricavi della miniera, lasciando alle comunità locali pochi benefici economici. Anche a coloro che sono impiegati nel sito vengono offerti solo lavori mal pagati e non sicuri, mentre le posizioni qualificate restano fuori dalla loro portata.

Il punteggio dell’Indice di sviluppo umano (HDI) del Beluchistan di 0,421 (rispetto allo 0,732 del Punjab) evidenzia il netto divario economico. Istruzione, assistenza sanitaria e infrastrutture di base rimangono tristemente inadeguate, rafforzando le lamentele che alimentano l’insurrezione.

Presi di mira gli investimenti cinesi

Negli ultimi anni questa regione  è diventat un punto focale per gli investimenti cinesi, in gran parte guidati dall’iniziativa cinese One Belt One Road (OBOR). La posizione strategica della provincia, in particolare il suo controllo sul porto di Gwadar, l’ha resa un elemento essenziale del China-Pakistan Economic Corridor (CPEC), un progetto infrastrutturale che mira a collegare la Cina ai mercati internazionali attraverso la costa pakistana del Mar Arabico.

Tuttavia, per molti Baloch, questi investimenti rappresentano un’ulteriore forma di sfruttamento. Mentre il governo pakistano decanta il CPEC come un punto di svolta, la gente del posto vedrebbe pochi benefici da questi enormi progetti e vengono visti come forme di asservimento a potenze straniere, in primis Pechino

In risposta a ciò, i gruppi separatisti baluci, come l’Esercito di liberazione del Belucistan (BLA), hanno sempre più concentrato i loro attacchi contro i cittadini e le infrastrutture cinesi, per fomentare l’instabilitàe creare panico tra gli investitori cinesi. L’obiettivo è anche quello di fare pressione sul Pakistan sperando che la Cina, con la sua importante presenza nella regione spinga Islamabad a dare priorità alle preoccupazioni Baloch rispetto al continuo sfruttamento.

Pechino e Islamabad uniti per difendere i loro obiettivi economici

Il Beluchistan si trova a un bivio critico. Mentre le sue risorse e la sua posizione strategica lo rendono una risorsa preziosa per Pakistan e Cina, il profondo malcontento tra la sua gente lo rende un focolaio persistente di conflitti. Il ricorso del governo pakistano alla forza militare per reprimere il dissenso si è rivelato inefficace, poiché l’insurrezione continua a crescere sia in intensità che in sofisticatezza.

Per la Cina, il successo del CPEC dipende dalla stabilità del Belucistan. Tuttavia, la continua resistenza dei gruppi separatisti rappresenta una seria sfida per i suoi investimenti. Se il conflitto dovesse ulteriormente intensificarsi, potrebbe mettere a repentaglio le ambizioni di Pechino per la One Belt Onne Road (OBOR) nella regione.

In tal caso che più o meno direttamente la Cina favorirebbe la repressione dei Baloch in nome dei suoi interessi economici in un centro nevralgico anche geopoliticamente strategico.

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