È stato convalidato il fermo di Alessia Pifferi (nella foto), la 37enne accusata di aver lasciato morire di stenti, la figlia di 16 mesi abbandonata nel loro appartamento di Milano. A seguito dell’interrogatorio, che si è tenuto ieri nel carcere di San Vittore, il gip Fabrizio Filice ha deciso questa mattina di convalidare il fermo e di disporre per la donna la custodia cautelare in carcere per omicidio volontario nella forma omissiva aggravato dai futili motivi. Il giudice ha escluso dunque l’aggravante della premeditazione contestata dalla Procura e ha qualificato l’omicidio volontario nell’ipotesi dell’omissione. Secondo il gip, la donna non si è limitata a prevedere e accettare “il rischio” che la piccola morisse ma, “pur non perseguendolo come suo scopo finale, alternativamente” lo ha voluto, come è risultato anche da varie dichiarazioni del suo interrogatorio, tra cui, come sintetizza il giudice, anche riferimenti alla “paura” e “all’orgoglio di non chiedere aiuto alla sorella”. Sorella che avrebbe potuto “in qualsiasi momento andare nel suo appartamento a soccorrere la figlia”. Pifferi – prosegue il gip – aveva una “forma di dipendenza psicologica dall’attuale compagno, che l’ha indotta ad anteporre la possibilità di mantenere una relazione con lui anche a costo dell’inflizione di enormi sofferenze” alla bimba. Con una “condotta dall’impatto intrinsecamente ed estremamente violento, anche se non in forma commissiva, nei confronti della persona in assoluto più vulnerabile”. Durissimo il Pm:“E’ una persona “capace di commettere atrocità”, pericolosa e che non ha avuto “scrupoli”, volendo portare avanti le sue relazioni e divertirsi, ad abbandonare da sola in casa per quasi “sette giorni” nella “culletta” sua figlia Diana di un anno e mezzo, facendola morire di “stenti”. Su quanto accaduto parla il Presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi, Davide Lazzari, che commenta alla Dire il gravissimo fatto di cronaca: “Non si fanno diagnosi a distanza, detto questo nella vicenda ciò che colpisce è l’apparente distacco, il senso di irrealtà che promana, sembra quasi che questa donna non fosse in condizioni di capire la gravità della situazione e prevedere i risultati di azioni che per la maggior parte delle persone sono, invece, scontati. Sono vicende che colpiscono molto l’opinione pubblica e fanno soffrire- continua Lazzari- per questo nei prossimi giorni sarà importante capire di più per dare un senso a quello che è successo, capire meglio il contesto in cui viveva questa donna e in cui è maturata la situazione. Capire le cause di quello che è successo è importante non per giustificare ma per gestire, elaborare, la sofferenza che si prova di fronte a queste notizie. Perché se non si capiscono le cause si immagina che gesti come questo siano spinti solo da cattiveria gratuita. Ecco importanza di un’informazione che non spettacolarizza ma aiuta a capire”. “Esistono molte situazioni in cui una mamma si trova in vario modo sotto pressione e questa pressione può sfociare in comportamenti a rischio: disattenzione, trascuratezza, fino a situazioni più estreme. Per fortuna sono condizioni rare e arrivano alla nostra attenzione perché quando accadono fanno notizia- evidenzia Lazzari- a questo si aggiungono poi a volte condizioni di marginalità sociale”.
A livello generale “possiamo dire che esiste un problema di protezione e promozione della maternità, è un tema sociale-evidenzia il presidente del Cnop- durante la pandemia le neo mamme e le donne incinte sono state tra le categorie che hanno sofferto di più da un punto di vista psicologico, il disagio tipico di queste fasi della vita è molto aumentato. E’ sempre più difficile conciliare i ritmi e gli impegni della vita con il ruolo materno. Dunque aiutare la maternità, sostenere le mamme deve essere un obiettivo sociale fondamentale e questo lo si fa attraverso provvedimenti che favoriscano la genitorialità, ma anche assicurando l’aiuto psicologico adeguato”, conclude Lazzari.
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