Politica

Bonaccini e il suo Pd: “Bisogna cambiare radicalmente”

La novità “è che la destra ha sulla carta le condizioni per consolidarsi nelle istituzioni e radicarsi nella società. Per questo è illusorio contrapporle un’alternativa fatta solo di protesta o, viceversa, di contiguità, sperando poi di fare la stampella alla prima difficoltà”. Lo dice, in un’intervista a La Stampa, il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, che si è candidato alla guida del Partito Democratico. Nel Pd “le correnti hanno esaurito la loro funzione: non stanno producendo pensiero, sintesi, classe dirigente, merito. Un grande partito o è plurale e aperto o non è, ma bisogna cambiare radicalmente – spiega -. Io ho chiesto a ciascuno e a tutti di valutare le proposte che avanzo, ma di cambiali non ne firmo e non offrirò rendite di posizione” e “credo di avere l’esperienza e la solidità per poter gestire le turbolenze che ciò comporta. È ora di cambiare davvero e sento di avere al mio fianco tanti militanti, amministratori, elettori, donne e uomini che non ne possono più”. All’Italia “serve un’alternativa a questa destra e senza un grande partito progressista e riformista Giorgia Meloni o chi per lei governerebbero per altri 20 anni”. Per quanto riguarda Terzo Polo e 5 Stelle, “si comportano come avessero vinto le elezioni, che invece hanno perso come noi, e si preoccupano più di criticare il Pd che il governo della destra – commenta -. Serve un’opposizione che sappia affiancare ad ogni no una controproposta alternativa e sappia evidenziare le loro contraddizioni come parlare di protezione dei più deboli ma cancellare il reddito di cittadinanza o, pur avendo il primo premier donna avere una visione regressiva dei diritti civili e delle libertà delle persone, in particolare delle donne”.  Se Bonaccini diventasse segretario “onorerò l’impegno che ho preso con i cittadini dell’Emilia-Romagna e credo che fare il segretario, forte di un’esperienza di governo, possa essere un valore aggiunto per un partito che deve ritrovare concretezza”.

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Nasce l’Osservatorio di Trieste, una porta aperta per il dialogo tra le diplomazie internazionali “Una porta e un porto aperto, base naturale e ideale condizione giuridica preposta ad accogliere il dialogo tra le diplomazie mondiali” Nasce con la formale costituzione l’Osservatorio Libero di Trieste. A presiedere il nuovo organismo Giorgio Deschi, triestino, esperto di materia geopolitica e forte conoscitore della materia del Trattato di Pace di Parigi del 1947, già osservatore alle elezioni politiche che si sono tenute nella Federazione Russa nel settembre 2023 A norma dell’articolo 3 dello Statuto approvato contestualmente all’atto costitutivo “l’Osservatorio Libero di Trieste, con sede a Trieste, si fonda e opera in osservanza delle leggi superiori del diritto internazionale”. Si indicano in particolare quali riferimenti normativi la Risoluzione 16 del Consiglio di Sicurezza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite-ONU del 10 gennaio 1947, il Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947 con gli articoli 4, 21 e 22 ed in seguito all’allegato VI determinano “ius cogens” ogni aspetto dell’esistenza del Territorio Libero di Trieste così come recepito anche dallo Stato italiano con il decreto legislativo del capo provvisorio dello Stato il 28 novembre 1947 – legge 1430 ed in seguito ratificato nella legge italiana 3054/52 del 25 novembre 1952. Lo scopo statutario dell’Osservatorio Libero di Trieste, che ha sede anche a Mosca, è informare, promuovere e realizzare concordemente agli interessi specifici politici ed economici dei popoli di tutte le nazioni firmatarie del Trattato di Pace di Parigi del 1947 quanto previsto dalle leggi internazionali vigenti ed in primis garantire contestualmente ed equamente gli interessi fin qui acquisiti dei tre Paesi amministratori delle zone A e B del Territorio Libero di Trieste: Rispettivamente la Repubblica Italiana, la Repubblica di Slovenia e la Repubblica di Croazia. L’Osservatorio Libero di Trieste si qualifica inoltre come “una porta e un porto aperto, base naturale e ideale condizione giuridica preposta ad accogliere il dialogo tra le diplomazie mondiali per la realizzazione in seno al riconosciuto superiore vigente diritto internazionale, dell’allargamento dei benefici derivanti dallo statuto permanente del Territorio Libero di Trieste e del suo Porto Libero Internazionale ai Paesi in via di sviluppo, in via di riconoscimento, non riconosciuti o riconosciuti parzialmente”. L’Osservatorio Libero di Trieste indica il Territorio Libero di Trieste come deputato ad essere incontro di culture, promotore di pace, modello di sviluppo sociale al servizio dei popoli, culture e nazioni nel pieno rispetto delle aspirazioni e degli interessi di tutte le parti. Tutto nel rispetto del principio “pacta sunt servanda”. Per il presidente Giorgio Deschi “l’Osservatorio Libero di Trieste nasce qui dove mondo latino slavo e germanico si uniscono in triplice abbraccio a richiamare l’attenzione del Consiglio di Sicurezza Onu e dei suoi cinque membri permanenti al dialogo nel rispetto della Carta delle Nazioni Unite di cui questo territorio e “figlio” ancora in essere per il diritto internazionale dal 1947 ed è ancora oggi formula perfetta per la creazione al centro dell’Europa “Euromediterranea” di una piattaforma ideale e modello innovativo per la risoluzione pacifica dei conflitti in atto, la creazione di un centro a disposizione della diplomazia di tutte le Nazioni per la discussione degli futuri assetti geopolitici”.

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