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Calcio: Gattuso lascia e si accende il toto-ct, Mancini sfida Conte e Allegri

di Alberto Zanello (*)

Torino, 3 apr. (LaPresse) – Non c’erano molti dubbi dopo le dimissioni di Gabriele Gravina e di Gianluigi Buffon, ma adesso il passo indietro di tutti gli attori protagonisti in negativo della mancata qualificazione al Mondiale dell’Italia è completo. La Figc e Rino Gattuso hanno risolto consensualmente il contratto che li legava, ultimo tassello che mancava per iniziare il processo di tabula rasa del movimento azzurro invocato a gran voce dopo la disfatta di Zenica. L’Italia del pallone si ritrova dunque senza un presidente federale e senza un ct nel momento più buio della sua storia. Per il primo bisognerà attendere le elezioni del 22 giugno – con i candidati che dovranno ufficializzare la loro proposta entro il 13 maggio – per il secondo si andrà anche oltre. Ma è inevitabile che qualche riflessione verrà fatta già in queste settimane, perché a settembre sarà tempo di Nations League con un nuovo ciclo da cui ripartire. Nell’immediato – in vista delle amichevoli di giugno (una è in calendario il 7 contro la Grecia) – l’attuale commissario tecnico dell’Under 21 Silvio Baldini potrebbe assumere il ruolo di traghettatore, sulla falsariga di quanto avvenuto con Gigi Di Biagio nel 2018 prima dell’arrivo di Roberto Mancini.

Proprio l’allenatore di Jesi è uno dei profili più chiacchierati per far partire un nuovo progetto. Artefice del miracolo di Euro 2021, scottato dall’eliminazione con la Macedonia del Nord nel playoff mondiale del 2022, ‘Mancio’ tornerebbe volentieri in azzurro – si era già proposto per il post Spalletti – anche se non tutti gli hanno perdonato la fuga di Ferragosto 2023 per accettare la corte (e i milioni) della nazionale saudita. L’ex stella della Sampdoria attualmente guida l’Al-Sadd, la società qatariota più titolata del paese con cui è sotto contratto fino al giugno 2027, ma per il tecnico marchigiano liberarsi a giugno non sarebbe un problema. Sempre a quelle latitudini, va di moda molto anche il nome di Simone Inzaghi, tecnico dell’Al-Hilal, che tornerebbe volentieri nel calcio che conta dalla porta principale ma che è legato al club saudita per un altro anno di contratto a cifre inavvicinabili dalla Figc. E’ più complicata invece la pista che porta ad altri due manager top: Antonio Conte e Massimiliano Allegri sono legati a Napoli e Milan e rappresentano il pilastro del progetto sportivo di entrambi i club. Il primo ha lasciato un bel ricordo in azzurro dopo il biennio 2014/16, sarebbe lusingato dall’idea di ricostruire dalle attuali macerie in cui si è ritrovata l’Italia ma attualmente è pienamente concentrato sulla stagione dei campani, anche per rispetto del terzo e ultimo anno di contratto firmato fino al 2027. Ancor più complesso arrivare ad Allegri, tornato a sedersi sulla panchina del Diavolo solo un anno fa e con la prospettiva di un rinnovo automatico fino al 2028 in caso di qualificazione Champions.

L’attuale incertezza in merito alla corsa alla poltrona lasciata vacante da Gravina rende ancora più nebuloso il quadro attorno al nome del futuro selezionatore, che inevitabilmente si intreccerà a quello del prossimo presidente federale, chiamato a risollevare un movimento deluso e frammentato. Il nome di Giovanni Malagò resta sul tavolo: manager di spessore e di comprovato valore, come dimostra il lavoro svolto prima al Coni e poi in Fondazione Milano Cortina, gode del sostegno della Lega di A ma non solo. Aspettando che la Confindustria del pallone si riunisca in assemblea nelle prossime settimane e prenda una posizione ufficiale, si attendono le mosse delle altre componenti, su tutte la Lega Dilettanti che può contare su un peso elettorale pari al 34%. Ecco perché la figura di Giancarlo Abete, legata allo stesso presidente uscente Gravina e già a capo della Figc dal 2007 al 2014, non va esclusa a priori al pari del numero uno della Lega Pro Matteo Marani. Perché chiunque ambisca alla scrivania di via Allegri non potrà prescindere dall’interloquire con le realtà di Serie C e Serie D.
(*) La Presse

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