di Giuliano Longo
I carichi di centinaia di camion sono andati sprecati questo fine settimana su entrambi i lati del confine comuneungherese-ucraino. Il motivo della congestione è che venerdì scorso i camionisti slovacchi hanno bloccato il traffico tra la Slovacchia e l’Ucrainaper i camion ucraini che tentavano di entrare nel territorio dell‘Unione europeaattraverso il vicino confine ungherese.
Già il 6 novembre i camionisti polacchi avevano istituito un blocco al confine polacco-ucraino. Poi sono stati seguiti dagli slovacchi il 1° dicembre, pertanto i camion ucraini possono entrare nell’UE solo attraverso il confine ungherese aperto.
Le autorità ungheresi stanno facendo del loro meglio per accelerare il rilascio e l’ammissione dei camion ucraini, tuttavia le procedure sono lente e farraginose perché da parte ucraina, l’amministrazione è molto lenta.
Ad uno dei valichi di frontiera ungherese-ucraino, sul lato ucraino, il tempo di attesa per i camion diretti in Ungheria è stato di 127 ore. La situazione sabato sera era di circa 2.000 camion bloccati sul lato polacco, 800 camion aspettano sul lato ucraino. La situazione è drammatica e due camionisti sono morti durante l’attesa,anche se non si conoscono i dettagli dei decessi.
Il motivo della protesta dei camionisti polacchi e slovacchi è che l’Unione europea, dopo lo scoppio della guerra russo-ucraina, ha reso più facile l’ingresso nel territorio dell’Unione per i camion ucraini provenienti da paesi terzi.
L’obiettivo era facilitare le esportazioni e le importazioni dell’Ucraina con l’Unione Europea, ma i camionisti ucraini hanno abusato della situazione effettuando trasporti all’interno dell’UE – ad esempio tra Germania e Polonia – a costi molto più bassi rispetto ai corrieri polacchi.
L’altro problema è che le merci ucraine a buon mercato sono arrivate sul territorio dell’Unione senza controllo di qualità e senza restrizioni quantitative. Ciò significava una forte concorrenza nei confronti dei produttori dell’UE, in particolare per i prodotti agricoli, in particolare per il grano ucraino che è geneticamente modificato e vietato alla commercializzare nei paesi della Unione, problema che non pare interessi agli esportatori ucraini.
I camionisti polacchi e slovacchi chiedono ora che l’UE ripristini la situazione originaria e consenta l’ingresso nel territorio dell’Unione solo di merci di qualità controllata, oltre a ripristinare le restrizioni quantitative e affermano che continueranno a mantenere i blocchi finché l’Unione non adempierà alle loro richieste e il governo di Kiev non sarà disposto a scendere a compromessi.
I camionisti slovacchi e polacchi affermano di aver lasciato passare sino ad oggi forniture militari, pacchi di aiuti umanitari, animali vivi e prodotti congelati, nonché alimenti deperibili versol’Ucraina, mentre Kiev gli aiuti umanitari o il carburante, mentre Zelenskyjdenuncia che la situazione è determinata da “alcune scelte politiche”.
Ma quali sono queste “ scelte politiche”?
Dopo l’attacco russo all’Ucraina, la Polonia è immediatamente corsa in aiuto dell’Ucraina fornendo a Kiev massicci aiuti militari e umanitari sostenendo l’Ucraina con almeno il 2% del loro PIL poiché Varsavia teme l’espansione della Russia verso est.
Una grande amicizia quella polacco-ucraina , almeno sino ad oggi, ma poi sono arrivate le contraddizioni. Il motivo principale è costituito dal blocco russo del Mar Nero deciso da Mosca a settembre, blocco per il quale il grano ucraino non ha potuto essere spedito fuori dal paese. Pertanto viene portato in Europa occidentale su camion.
L’obiettivo originale era trasportare il grano via nave verso l’Africa affamata, transitando invece dalla invece Polonia, i commercianti di grano occidentali hanno cominciato ad acquistare il grano ucraino a buon mercato, abbassando così il prezzo di quello polacco e causando gravi danni agli agricoltori locali.
Zelenskyj non ha tenuto conto del fatto che il governo amico di Varsavia si trovava a ridosso delle elezioni parlamentari e che la principale base sociale del governo polacco è la popolazione rurale che viveva di agricoltura. Quindi Varsavia ha vietato l’importazione di grano ucraino nel paese, minacciando di non fornire più armi all’Ucraina.
Oggi il governo polacco sta per cambiare a casa delle vittoria elettorale del blocco liberal democratico, ma non è detto che le misure sin qui adottate per l’importazione del grano ucraino verranno quantomeno sospese.
Anche in Slovacchia il governo è cambiato a favore di un presidente che, se non amico, non è ostile alla Russia, come d’altronde lo è l’Ungheria di Orban che è anche contraria all’invio di armi a Kiev e al suo ingresso nella UE.
Basta dare una occhiata alla mappa dell’Europa Orientale per capire che se si protraesse il blocco in Slovacchia e Polonia il grano ucraino potrebbe transitare in direzione dell’Europa Occidentale solo dalla Romania,che peraltro rende già disponibili alcuni suoi porti confinanti con Odessa e sul delta delDanubio, sempre che i russi non intralcino il traffico marittimo nel Mar Nero.
Opzione sulla quale, almeno nelle intenzioni; Zelnsky il quale ha trionfalmente annunciato che il naviglio di paesi terzi proveniente da porti ucraini sarà scortato da navi da guerra occidentali presumibilmente britanniche. Sempre che le compagnie di assicurazioni marittime siano disponibili a coprire i rischi di quei trasporti fra mine, droni e missili.
Invece la situazione ai confini occidentali dell’Ucraina è vero grattacapo per Bruxelles che invece sta accelerando l’iter per l’adesione della Ucraina alla UE (tassello importante per la procrastinata adesione di Kiev alla NATO), magari chiudendo un occhio sullo stato reale della democrazia e della reale efficienza delle strutture statuali di quel Paese.
