Politica

Centrosinistra, Bettini (Pd): “Ha leader di notevole statura, non servono federatori”

 

“Come uscire dalla palude della premiership? Molto semplice: non parlarne più. La destra ha subito una disfatta. Non aspetta altro che lucrare sulle nostre divisioni e sulla confusione di non pochi commentatori politici”. Così Goffredo Bettini (nella foto), dirigente nazionale del Pd e direttore della rivista Rinascita, si esprime sulle prospettive del centrosinistra in un’intervista alla Stampa. “Dopo lo straordinario voto del no, Conte ha voluto confermare con solennità la sua alleanza definitiva con l’insieme del campo progressista – aggiunge -. Ha detto di essere disponibile al grande rito delle primarie; che appartiene alla nostra storia e che il Pd aveva indicato, per primo, come una via possibile per scegliere il leader. A queste parole, si è risposto con sospetti e malevolenze: come si stesse di fronte ad una sfida. Ecco perché dico, andiamo oltre. Alle urgenze del momento: continuare la lotta dall’opposizione e arrivare ad una intesa unitaria sulle questioni fondamentali del nostro programma. In campo i democratici hanno leader di notevole statura, dotati di grande autorevolezza. Non c’è bisogno di federatori o papi stranieri. Si parta da ciò che c’è, che è tanto. Vanno in giro troppe manovre fantasiose, che possono portare solo del male. Ripeto, tuttavia: la priorità ora è di altro tipo. Non rispondiamo ad alcun tipo di provocazione. Sono colpito, per quanto mi riguarda, come alcuni miei ragionamenti di puro buon senso, siano stati interpretati in modo falso e settario. Ho usato una parola che a me piace molto, “generosità”. Non intendendo certo favorire la sostituzione di Elly Schlein con Conte. Un bel giochino: ti levi tu e mi ci metto io. L’appello, piuttosto, era rivolto a tutti. La generosità è una scelta politica, una ispirazione, uno stato d’animo, una reciproca fiducia, la rinuncia a inossidabili convincimenti e il rispetto autentico per le forze e le energie che decidono di camminare insieme. La generosità è impegnativa ed è miserabile ridurla ad un retroscena di pettegolezzi o una pratica da sensali. Significa, in definitiva, mettere in ogni momento al primo posto il comune obiettivo di vincere la destra italiana, al di là delle legittime ambizioni personali”. “Se credo nella vittoria del campo largo alle prossime elezioni, partendo dagli elettori del No al referendum? Sì e no – prosegue -. Sì perché nel referendum si è verificato un moto democratico amplissimo e spontaneo. Ma anche no, se si pensa di poter trasferire meccanicamente l’ampiezza elettorale del no alle prossime elezioni politiche. Tanti giovani hanno voluto battere un colpo. Per tante cose diverse: la voglia di pace, la paura di una riduzione dei loro spazi di libertà e creatività, contro salari di fame e la precarietà, per ricordare i massacri in Palestina o i diritti individuali che ovunque vanno difesi. Se davvero intendiamo mantenere questo nuovo filo di dialogo, dobbiamo toglierci dalla testa qualsiasi strumentalismo, pedagogismo e paternalismo. Non sarà un richiamo ai partiti come sono oggi a convincere le nuove generazioni democratiche. Né l’ascolto inteso come: io ascolto e poi decido. Piuttosto sarebbe utile chiedere alla gioventù di auto organizzarsi. Sarebbe bello, se si organizzassero in spazi liberi, in “comitati per la Costituzione” in grado di incidere, contare nelle scelte, condizionare gli esiti del centrosinistra italiano. Elly Schlein ha dimostrato con i fatti di essere una dirigente forte, tenace, intelligente. Ha risollevato il Pd dal baratro. Ha contribuito a costruire l’alleanza. Ha dato un profilo più chiaro al mio partito e ha vinto in misura grande anche le elezioni. Noi, dunque, ci siamo. Con la consapevolezza, questo è decisivo, che ci sono anche gli altri. Con il loro valore e le loro esperienze. Il confronto deve essere paritetico, perché in un’alleanza larga ognuno conta, ognuno è fondamentale”. Poi sulla tenuta di Governo e maggioranza.

Il Governo tenterà di vivacchiare, ma chiaro che non ha superato prova

“Il governo tenterà di vivacchiare. Tuttavia è chiaro agli occhi degli italiani: la prova non l’ha superata. Siamo marginali in politica estera, inessenziali in Europa, gravati da un’economia in recessione, scossi da scandali a ripetizione. I partiti del centrodestra stanno un po’ tutti per esplodere. Le sconfitte hanno fatto emergere conflitti latenti, profondi e insanabili. Sarebbe stato assai meglio se la premier avesse deciso di dimettersi, per verificare in modo trasparente l’orientamento degli italiani. La Meloni sta cercando anche di prendere le distanze da Trump ma è troppo tardi – prosegue -. Terribilmente tardi. L’Italia di fronte a Trump non è riuscita a esercitare un minimo di autonomia. Siamo calpestati e allo stesso tempo queruli. Non abbiamo riconosciuto la Palestina, non abbiamo spinto per le sanzioni a Netanyahu, abbiamo accettato l’aggressione all’Iran. Sull’immigrazione, l’insofferenza per i giovani, le disuguaglianze sociali, il mito della forza, il governo italiano parla la stessa lingua del presidente americano. Oggi il tentativo di correggere anche un po’, appare inautentico, tattico e non convincerà gli elettori italiani”.

Red

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