Dell’inviata Nadia Pietrafitta
(LaPresse) – Un caffè con Matteo Renzi? “No a quest’ora non posso, poi non dormo”. Sono quasi le nove di sera, Giuseppe Conte arriva alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia e dribbla così i cronisti, lasciando sul tavolo un nodo ancora tutto da sciogliere. Si scrive Renzi, si legge coalizione. La platea accoglie l’ex premier con un lungo applauso, ma è la stessa che il giorno prima ha riservato un caloroso ‘bentornato’ al leader di Italia viva, sul palco insieme a Dario Franceschini. I due senatori, all’unisono, riconoscendosi a vicenda nei panni di strateghi della politica, avevano indicato la rotta: “Uniti o rivincono loro”. Il leader M5S, dallo stesso palco, ribadisce i suoi paletti: “Noi siamo concentrati sul programma. Dopodiché si porrà il problema di chi c’è. Chi vi parla non ne ha mai fatto un caso personale. A me interessano la coerenza, la solidità e l’affidabilità” della coalizione, insiste, ricordando ancora una volta quando l’ex rottamatore fece cadere il Governo giallorosso, sostituendolo a palazzo Chigi con Mario Draghi “quando ancora io ero al 60% dei consensi nel Paese”. Non solo una questione di fiducia, però. Conte – ormai apertamente sponsor di Alessandro Onorato – ne fa anche una questione di convenienza politica: “Mi domandate sempre di Renzi, non se ne può più. Lo farete diventare antipatico. Ma dobbiamo allargarlo questo spazio politico o vogliamo restringerlo? Onorato ha unito centinaia di amministratori civici, ha creato un movimento dal basso. Renzi, con tutto il rispetto, è lì dal 2019 e ha una sua capacità sull’elettorato che mi sembra circoscritta. Vogliamo andare oltre o ci vogliamo fermare a Renzi se vogliamo vincere? Perché noi vogliamo vincere”, dice chiaro.
C’è poi il nodo che riguarda il candidato premier. Da Reggio Emilia sia Roberto Speranza che Gaetano Manfredi non nascondono la loro freddezza sulle primarie. Sono “rischiose”, ribadisce l’ex ministro della Salute “perché temo che chi perde possa arrivare con le gomme sgonfie e un elettorato demotivato alle secondarie che sono l’appuntamento più importante”. “Se le primarie diventano uno strumento di regolamento di conti, se si va a fare una conta, io non vado proprio a votare perché non serve a niente, devono servire a vincere le elezioni”, gli fa eco il sindaco di Napoli. Entrambi allora, suggeriscono un’altra strada, quella che vuole che sia il partito più forte, dopo il voto, a esprimere il premier, “come avviene nei grandi Paesi europei”. Conte, però, ribadisce il suo no. Non è una strada nelle disponibilità del Movimento. “Vorrei ricordare che nel M5S non c’è la tradizione delle primarie. Noi abbiamo omaggiato una tradizione del Pd perché non c’era altra soluzione. Se no che facciamo? Ci riuniamo in qualche segreta stanza, facciamo qualche caminetto dopo aver detto a tutto il popolo progressista che decideranno loro chi è il migliore o la migliore interprete per quanto riguarda la realizzazione del programma?”, insiste. L’ex premier, poi, respinge al mittente le teorie su una sua possibile mancata affidabilità: “Se sarò leale se perdo le primarie? Questa domanda è offensiva. Io rappresento una comunità che in tutta Italia lavora in amministrazioni – e non sempre con posizioni di vertice – con una lealtà estrema. Io credo non ci sia mai stata una crisi di un’amministrazione locale perché qualcuno del M5S voleva una poltrona in più. Se mai ci trovassimo in un Governo che non fa cose progressiste, quello sarebbe un problema – avverte – ma non credo”.
Salis e Manfredi, intanto, di nuovo chiamati in causa da Renzi, si smarcano da ruoli nazionali. Più netta la sindaca di Genova: “L’ho detto anche in genovese, quindi non so veramente più in che lingua dirlo: io non farò le primarie, sono la sindaca di Genova ed è un lavoro molto impegnativo – ribadisce – Vi prego di credermi, il giorno delle primarie aspetterò tutti quelli che hanno fatto esternazioni sul fatto che sicuramente alla fine avrei partecipato per farmi offrire una cena di pesce a Genova”. Dice no alle primarie anche il primo cittadino di Napoli che, però, non chiude alla possibilità di rappresentare l’area centrista al tavolo del programma. “Se serve dare una mano al centro del campo largo, dare un contributo di idee, rappresentare i sindaci e portare le idee dei sindaci ci sono”, dice. Il leader di Iv, allora, propone una cena a Firenze a Salis e aspetta Manfredi, mentre Onorato ci prova: Renzi è “il protagonista di una storia molto importante, ma del passato, che non necessariamente può rappresentare il presente o il futuro”. A Reggio Emilia, in ogni caso, il popolo Pd non ha dubbi: “Elly-Elly”, urla salutando Conte. “Elena-Elena”, la versione dei Giovani democratici. La linea, in ogni caso, è unitaria.
