Esteri

Colloqui con gli Usa, le condizioni dell’Iran

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha rivolto agli Stati Uniti un appello al ”rispetto reciproco” in vista dei colloqui sul programma nucleare di Teheran che si svolgono oggi in Oman. “L’Iran affronta la diplomazia con gli occhi aperti e un ricordo saldo dell’anno appena trascorso. Ci impegniamo in buona fede e rimaniamo fermi sui nostri diritti”, ha scritto Abbas Araghchi su X.

“Gli impegni devono essere onorati. Parità di diritti, rispetto reciproco e interessi comuni non sono retorica: sono un obbligo e i pilastri di un accordo duraturo”, ha sottolineato.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato a Muscat l’omologo dell’Oman in vista dei colloqui sul nucleare con gli Stati Uniti il cui inizio è previsto per la tarda mattinata. Araghchi e Badr al-Busaidi “hanno discusso le più importanti questioni bilaterali, regionali e internazionali”, ha riportato l’agenzia di stampa iraniana Mehr, pubblicando una foto dei due diplomatici seduti a un tavolo con le rispettive bandiere nazionali. Poi sui temi sul tavolo dei negoziati, il quotidiano israeliano Haaretz fa alcune  anticipazioni, cosa che fa anche dagli Usa il New York Times.

I negoziati fra Iran e Stati Uniti in programma in Oman sono limitati al programma nucleare di Teheran, ha riferito una fonte informata al quotidiano israeliano Haaretz. Gli Stati Uniti hanno accettato di rinunciare alla condizione di discutere anche del programma di missili balistici e di temi della sicurezza in Medio Oriente “in seguito all’intervento di altri Paesi della regione fra cui Qatar,Arabia Saudita e Oman”. I Paesi della regione, precisa la fonte, “stanno esercitando pressioni sugli Stati Uniti perché diano alla diplomazia e al dialogo una possibilità”. Poi il Nyt: Alcuni Paesi vicini all’Iran hanno proposto di limitare le capacità di arricchimento dell’uranio a livelli minimi, probabilmente il 3% o meno. Lo riporta il New York Times che cita fonti diplomatiche della regione. Ciò basterebbe all’Iran per “salvare la faccia” dalla richiesta di Trump di un arricchimento pari a zero, hanno affermato, ma porterebbe di fatto allo stesso risultato, dato che non si avvicina minimamente al 90% di arricchimento necessario per la maggior parte delle armi nucleari, si legge ancora. Tre funzionari iraniani hanno affermato inoltre che Teheran potrebbe anche essere disposta a offrire una sospensione a lungo termine del suo programma nucleare. In cambio, si aspetterebbe da Washington la revoca delle sanzioni di lunga data che hanno contribuito alla caduta libera dell’economia iraniana. Infine c’è da dire del nuovo appello ai cittadini Usa ancore residenti in Iran: L’ambasciata virtuale degli Stati Uniti in Iran ha rinnovato l’appello agli Americani a lasciare il Paese. “I cittadini statunitensi dovrebbero aspettarsi continue interruzioni di internet, pianificare mezzi alternativi di comunicazione e, se sicuro, considerare di lasciare l’Iran via terra verso l’Armenia o la Turchia”, si legge nell’avviso comparso sul sito. “Azioni da intraprendere: lasciare l’Iran ora. Avere un piano per lasciare l’Iran che non dipenda dall’aiuto del governo statunitense. Cancellazioni e interruzioni di voli sono possibili con poco preavviso”, si avverte. Il comunicato ricalca quelli usciti già nei giorni più caldi delle proteste di gennaio. All’epoca si mettevano in guardia gli Americani sui rischi legati ai disordini, oggi non sembra ancora scongiurato il pericolo di un’azione militare Usa. Non è certamente un caso che l’allarme sia stato diramato a ridosso dei colloqui bilaterali Washington-Teheran in Oman.

Red

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