La guerra di Putin

Zelensky: “Colloqui di Abu Dhabi non facili ma costruttivi”

Kiev, Palazzo Mariinskyi. Davanti alle telecamere, Volodymyr Zelensky e Donald Tusk mettono in fila parole già sentite decine di volte. I colloqui di Abu Dhabi? “Non facili”. Ma Kiev, assicura il presidente ucraino, non molla la linea: resterà “costruttiva”, sì, purché l’accordo finale sia “equo”. E soprattutto purché non premi l’aggressore russo. Insomma: quasi una routine. Il messaggio è semplice: le garanzie di sicurezza per l’Ucraina non sono un favore a Kiev, ma un’assicurazione sulla vita per tutta l’Europa orientale. Zelensky lo ripete come un mantra, mentre sul tavolo finiscono anche i dettagli tecnici: l’Ucraina è pronta a rivedere il suo arsenale, scambiando droni con missili di difesa aerea e caccia polacchi MiG-29. Non solo guerra: si parla anche di reti elettriche, di interconnessioni, di un futuro che almeno sulla carta dovrebbe essere più stabile. Tusk fa contraltare, e sceglie il registro morale. Dice di essere a Kiev perché “è il punto sulla mappa del mondo” dove tutto appare chiaro, ingrandito, senza zone grigie: bene da una parte, male dall’altra. Retorica? Forse. Ma coerente. “Chi sostiene l’Ucraina dice sostiene ciò che è giusto, vero e buono”. Varsavia prepara un nuovo pacchetto di aiuti da 47 milioni di euro, soprattutto equipaggiamenti blindati. E promette appoggio totale all’integrazione europea di Kiev. Ma soprattutto mette un paletto politico netto: nessun accordo sulla testa degli ucraini. “Niente dell’Ucraina senza l’Ucraina”. E la Polonia, avverte Tusk, userà il suo peso in Europa per bloccare qualsiasi tentativo di spingere Kiev ad accettare una pace cattiva, di quelle che chiudono la guerra ma aprono i problemi.

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