La notizie è ormai confermata. Il presidente della Guinea, Alpha Condé, è stato tratto in arresto da reparti speciali dell’esercito: lo hanno riferito fonti concordanti nella capitale Conakry, rilanciate anche a livello internazionale, in una situazione che resta però tuttora confusa e incerta. La figura chiave di quello che appare come un tentativo di golpe contro il capo dello Stato, 83 anni, rieletto nel 2020 nonostante denunce di brogli e di incostituzionalità, sarebbe il colonnello Mamady Doumbouya. Dopo il colpo di stato del 5 settembre – confermato dalle forze speciali ma smentito dal ministero della Difesa – in Guinea arriva il primo ordine ufficiale da parte dei rivoluzionari. Nel paese è stato imposto il coprifuoco “fino a nuovo avviso” e i governatori sono stati sostituiti con dei militari a seguito dello scioglimento dell’esecutivo. La giunta ha anche affermato che convocherà i ministri del precedente governo e gli alti funzionari del Paese. La situazione nel Paese resta incerta, sia per i dubbi sull’autenticità di un video diffuso dai golpisti in cui Conde appare circondato dai militari armati, sia per i proclami del ministero della Difesa che sostiene di aver respinto il golpe. Di certo c’è l’annuncio dei militari e la capitale sotto assedio, mentre ci si interroga sul seguito che potrà avere la rivolta delle forze speciali, che giunge una settimana dopo l’approvazione in parlamento di un aumento del budget per la presidenza e i parlamentari a fronte di una diminuzione sostanziale per coloro che lavorano nei servizi di sicurezza come la polizia e i militari. Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha condannato il colpo di Stato in Guinea e ha chiesto la liberazione del presidente Alpha Condé. “Sto seguendo personalmente la situazione in Guinea molto da vicino – scrive in un tweet -. Condanno fermamente qualsiasi acquisizione del governo con la forza delle armi e chiedo l’immediato rilascio del presidente Alpha Condé”. L’Unione Africana sta valutando un consiglio straordinario da tenersi al più presto. Anche la Francia “condanna la tentata presa del potere con la forza” e chiede “il rilascio immediato e incondizionato del presidente Condé”. Il ministero degli Esteri francese “si unisce all’appello della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas) per condannare il tentativo di presa del potere con la forza” e “chiedere il ritorno all’ordine costituzionale”, scrive il vice portavoce del Quai d’Orsay. Il Presidente finito agli arresti, Alpha Condé, 83 anni, un tempo leader dell’opposizione, era stato imprigionato e condannato a morte prima di diventare il primo leader democraticamente eletto della Guinea nel 2010, confermato poi nel 2015 dopo essere sopravvissuto ad un attentato nel 2011. Le speranze di una nuova era nell’ex colonia francese si sono tuttavia presto dissolte quando è iniziata nel Paese una dura repressione degli oppositori e la decisione di intraprendere a tutti i costi un terzo mandato presidenziale. La Guinea, uno dei Paesi più poveri del mondo nonostante vanti significative risorse minerarie, è stata a lungo afflitta dall’instabilità politica. Il colpo di Stato arriva nel mezzo di un lungo periodo di tensione politica, seguita alle elezioni che hanno portato al terzo mandato di Condé tra accuse di brogli.
