Economia e Lavoro

Confindustria: “L’impatto dei Dazi Usa al 30% ci può costare 38 miliardi di euro”

“L’impatto dei dazi americani potrebbe essere importante: se l’aliquota salisse al 30%, stimiamo fino a 38 miliardi di euro in meno di export verso gli Stati Uniti, su 65 miliardi di esportazioni attuali”. E’ quanto fa sapere Alessandro Fontana, direttore del Centro Studi di Confindustria, presentando i primi dati sull’impatto potenziale delle tariffe Usa a margine della presentazione dell’indagine sugli investimenti delle imprese dell’Emilia-Romagna stilata da Confindustria. “La svalutazione del dollaro del 13% da inizio anno rende il gap ancora più ampio – spiega – In pratica, con i dazi al 10% per molte imprese italiane vendere in America risulterebbe il 23% più costoso rispetto al 2023, che corrisponde a circa 20 miliardi di perdita verso gli Stati Uniti di export complessivo”. Se poi i dazi dovessero aumentare “l’impatto sarebbe anche maggiore”, avverte. Secondo Fontana, le regioni più colpite sarebbero quelle con il più alto valore aggiunto manifatturiero: Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana. “Il 99% dell’export colpito sarebbe rappresentato da beni manifatturieri. L’industria meccanica in particolare è esposta”. “Molti imprenditori – aggiunge – avevano programmato ampliamenti produttivi per soddisfare la domanda Usa. Ora stanno congelando gli investimenti. A rischio c’è anche l’indotto occupazionale”. Questa situazione “fa aumentare molto l’incertezza – conclude – : abbiamo tutti gli indicatori di incertezza che sono superiori a quelli del periodo del lockdown” e anche per le famiglie “sta aumentando la propensione al risparmio”, conclude Fontana.

 

Orsini (Confindustria): “Gli Usa vogliono le nostre imprese migliori”

I dazi di Donald Trump sono “una manovra per far delocalizzare le nostre imprese migliori negli Stati Uniti”, una minaccia da scongiurare nel modo più assoluto e contro cui l’Europa deve fare fronte comune: a dirlo è Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, intervenendo al convegno ‘Nuclearefuturo – Una energia sostenibile per lo sviluppo del mix energetico nazionale’, in corso alla Camera.  Rispetto ai dazi minacciati dal presidente degli Stati uniti Donald J. Trump “non credo assolutamente” si possano fare trattative a livello Paese ma solo come Unione europea. Ciò detto, “alcuni settori non avranno problemi, altri avranno difficoltà. Alcuni settori saranno colpiti ma questa operazione è per delocalizzare le nostre migliori imprese negli Stati uniti”, avverte il numero uno di Confindustria.“L’Europa dovrebbe fare qualcosa per trattenere le nostre migliori aziende”, esorta Orsini. Il rischio è importante, perché “ogni 300 aziende che delocalizzano in Usa si portano dietro 100 aziende della filiera con 102mila persone”, avverte. “L’Europa deve intervenire in maniera forte e difendere l’industria europea”, chiede insistendo il presidente Confindustria. “Un livello di dazi accettabile? Zero”, perché “il cambio dollaro/euro è già un dazio”, con la svalutazione del biglietto verde.  Rispetto ai dazi minacciati dal presidente degli Stati uniti Donald J. Trump “per ogni punto paghiamo 874 milioni in più, poi ci metti anche il cambio del dollaro”, segnala Orsini, “se restiamo fermi alla lettera ricevuta abbiamo il 30% dei dazi, piu’ il costo del cambio che pesa una media del 13%, quindi se metto il 13% del costo del cambio piu’ il 30% dei dazi va al 43%“. E non finisce qui: “se nostre proiezioni purtroppo dicono che la svalutazione dollaro/euro sarà ancor piu’ importante”, avverte il presidente di Confindustria, “perché quando si tratterà del bilancio degli Stati Uniti, che vedrà incrementare l’inflazione per le scelte compiute, e crediamo che si possa arrivare a marzo a un meno 20% di svalutazione, se facciamo 20 piò 30%”, che sono i dazi minacciati, “fa il 50%, a quel punto qualsiasi numero che si aggiunge per noi è fuori controllo”.
Quindi, “non si può parlare solo di dazi ma si deve capire a livello Ue come calmierare il crollo del valore del dollaro e i dazi”, chiede Orsini, “perché se fosse davvero il 30% abbiamo un impatto di 37,5 miliardi di questo Paese, se fosse il 20%, sarebbe di 27,6 miliardi, se fosse 15% 22,6 miliardi, se fosse il 10% sarebbero 17,6 miliardi” e “più grande il dazio e più la svalutazione sarà sempre più alta“.

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