Economia e Lavoro

Trump riduce le aliquote su pastasciutta e arredamento italiani

di Andrea Maldi

Qualche ora prima dello scoccare del nuovo anno lo United States Department of Commerce (DOC)  procede con un primo taglio dei dazi preannunciati ai produttori di pasta italiani. E’ il risultato di un’accertamento antidumping su una eventuale vendita di merci dell’industria pastaria made in Italy nel territorio degli Stati Uniti a prezzi più bassi rispetto il mercato interno, danneggiando i produttori locali (dumping). Nello specifico sotto la lente di ingrandimento del Department of Commerce e dell’International Trade Commission erano finiti i tre marchi Garofalo, La Molisana e Barilla (insieme da altri 10), selezionati dalle autorità americane come “Mandatory respondents” (partecipanti obbligatori) per una collaborazione sull’indagine antidumping ritenuta incompleta, a seguito di ciò alle industrie del pastificio erano stati applicati dazi con l’aliquota massima prevista dal procedimento.

Tutte le aziende hanno prontamente risposto alle autorità antidumping americane, asserendo che la loro cooperazione è stata limpida e massima, e successivamente fornendo una documentazione integrativa e dettagliata per ulteriori analisi.

Anche il Governo italiano e la Commissione Europea hanno sostenuto le tesi dei marchi del pastificio, depositando un atto difensivo tramite l’ambasciata a Whashington.

Il Department of Commerce e l’International Trade Commission hanno espresso giudizi favorevoli alle industrie italiane, dando loro la possibilità di inserire ulteriori commenti nelle misure.

Così dal 91,74% per tutti – aliquota che doveva essere applicata allo scoccare della mezzanotte del 1 gennaio 2026 – , passa al 13,98% per Garofalo, al 2,26% per La Molisana e al 9,09% per Barilla e altri 10 produttori italiani.

A causa della paralisi temporanea delle attività governative statunitensi dovuta alla mancata approvazione da parte del Congresso della legge di bilancio (Shutdown) gli accertamenti, inizialmente attesi per i primi di gennaio del 2026, hanno subito uno slittamento previsto per il prossimo 11 di marzo.

 

Il 31 gennaio scorso Donald Trump ha firmato un provvedimento attuativo che ha posticipato di un anno l’aumento dei dazi per il settore dell’arredamento italiano (altrimenti le tariffe sarebbero entrate in vigore dal primo gennaio 2026): 30% per i mobili imbottiti e 50% per quelli da cucina.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, durante la telefonata di auguri di capodanno, ha espresso gratitudine a the Donald per gli “sconti” concessi.

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