Economia e Lavoro

Confindustria: seconda metà anno parte in salita, rincari frenano economia

 

Parte in salita la seconda metà dell’anno, con i rincari di petrolio e gas – per via della ripresa della guerra in Iran – che frenano l’economia. Questo il messaggio chiave dell’analisi di Confindustria messa a punto dal centro studi nella congiuntura flash di luglio. Secondo gli industriali rallentano investimenti, consumi, export e produzione. Ecco perché l’economia frena. Di interesse il fatto che “il credito non è orientato agli investimenti ma in via prioritaria al pagamento delle bollette energetiche”. Inoltre “l’inflazione, anche se temporanea, pesa sulla crescita”. Dopo aver già frenato il Pil italiano nel secondo trimestre, “gli impatti della guerra si allungano ora anche sul terzo”. L’inflazione resterà “alta per un po’ e il canale del credito si sta irrigidendo”. L’industria “perde colpi dopo mesi di shock, gli investimenti frenano. I servizi si stabilizzano, grazie al rapido recupero del turismo estero, ma non crescono”. Il dollaro, con la guerra nel Golfo, “torna a essere visto come ‘valuta rifugio’ (anche perché il petrolio è quotato in dollari): la domanda di valute sta andando in una direzione opposta a quella presa a seguito dei dazi nel 2025, quando i timori sull’economia Usa portarono a una svalutazione consistente del dollaro che ora si sta, invece, rafforzando. Questo favorisce l’export dei Paesi euro”. Nonostante l’aumento finora moderato dei tassi (3,67% a maggio, da 3,33% a febbraio), “i prestiti alle imprese accelerano (+3,5% annuo); però, sono alimentati dalla domanda di liquidità per le bollette energetiche, meno per investimenti”. A maggio “si è fermata la crescita della produzione di beni strumentali e nel secondo trimestre sono calate le previsioni di spesa in investimenti”. Il balzo nell’inflazione “potrebbe dimostrarsi temporaneo. Ma molto dipenderà dagli sviluppi sul prezzo del petrolio e Hormuz. La flessione dell’inflazione a giugno non deve illudere: da sempre è un fenomeno ‘vischioso’, la moderazione non sarà istantanea. Anche con un’inflazione transitoria, il gradino nel livello dei prezzi resta ed esercita effetti di segno negativo sul Pil”.

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