di Andrea Maldi
Domenica 23 marzo all’Hotel Ritz-Carlton di Riad è andato in scena l’incontro tra le rappresentanze americane e ucraine. I colloqui si sono svolti sul rafforzamento della sicurezza e, ovviamente, per avvicinare la fine del conflitto.
“Abbiamo iniziato l’incontro con il team americano a Riad. Stiamo implementando la direttiva del presidente ucraino per andare incontro ad una pace giusta e rafforzare la sicurezza. L’agenda include proposte per proteggere le strutture energetiche e le infrastrutture critiche. Oggi lavoriamo su una serie di questioni tecniche complesse, la commissione include esperti di energia e rappresentanti militari delle componenti navale e aerea”, ha scritto su X il ministro della Difesa di Kiev e capo della delegazione, Rustem Umerov.
Fonti ucraine hanno informato che la delegazione di Kiev incontrerà nuovamente la squadra di Whashington per un secondo vertice, probabilmente per ricevere aggiornamenti.
lunedì 24 marzo, nel medesimo hotel di Riad, è stato il turno del delicato vis-à-vis tra americani e russi. Sul tavolo delle trattative l’eventuale accordo per cessate il fuoco parziale, ossia quali infrastrutture energetiche-civili reciproche risparmiare (anche se un accordo in linea di massima c’era già stato la settimana scorsa) e una tregua dei combattimenti nel Mar Nero. Ma la tanto attesa fumata bianca non è arrivata: nessuna svolta significativa nei negoziati.
I team erano così composti:
- Per gli Stati Uniti il consigliere per la Sicurezza nazionale, Michael Waltz e il responsabile della Pianificazione politica al Dipartimento di Stato, Michael Anton.
- Per la Russia un consigliere del direttore dell’Fsb, Sergey Beseda e il diplomatico e capo della Commissione Affari costituzionali della Camera alta del Parlamento, Grigory Karasin.
- Per l’Ucraina il consigliere militare della Presidenza, Pavlo Palisa e il ministro della Difesa di Kyiv, Rustem Umerov.
Intanto dalla Casa Bianca il presidente degli Stati Uniti Donald Trump conferma la sicurezza di poter mettere fine alla guerra tra Ucraina e Russia “Non credo che ci sia nessuno al mondo che fermerà il presidente russo Vladimir Putin a parte me. Abbiamo avuto discussioni molto ragionevoli e io voglio solo che la gente smetta di venire uccisa. Mi piacerebbe vedere se riusciamo a impedire che i soldati vengano uccisi, anche se non sono soldati americani, perché una cosa del genere potrebbe portare alla terza guerra mondiale. Ho un buon rapporto con il presidente Putin e, in realtà, anche con il presidente ucraino Zelensky”.
Secondo Bloomberg l’Amministrazione Trump punterebbe a un accordo tra Russia e Ucraina per un armistizio entro il 20 aprile, giorno della Pasqua cristiana e ortodossa.
Tuttavia le speranze di Trump non sono del tutto condivise dal Cremlino, sostenendo che saranno difficili trattative. “Siamo solo all’inizio di questo percorso, l’attenzione di Mosca è stata incentrata su una possibile ripresa di un accordo per garantire una navigazione sicura per le navi commerciali nel Mar Nero”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov alla tv di stato russa.
Il vertice tra le delegazioni americane e russe non è iniziato nel migliore dei modi anche a causa di alcune affermazioni di Steve Witkoff, inviato speciale di Washington per il Medio Oriente, che hanno sollevato molte polemiche. Lo stesso infatti sembrerebbe aver aperto a Putin, dichiarando che: “In Russia c’è la sensazione che l’Ucraina sia un Paese falso… la Russia considera le regioni di Cherson, Doneck, Luhansk, Zaporizhzhia e la Crimea come proprie dalla Seconda guerra mondiale ed è una cosa di cui nessuno vuole parlare. Mi domando se il mondo riconoscerà che questi sono territori russi. Non considero Vladimir Putin un cattivo ragazzo – aggiunge – Ho pensato che fosse sincero con me, vuole la pace”.
Subito l’asprissima replica del capo della commissione parlamentare per gli Affari esteri, Oleskandr Merezkho: “dovrebbe essere rimosso come rappresentante di Trump perché scredita gli Stati Uniti e la loro politica estera”. Anche il leader ucraino Zelensky ha commentato che “la Russia sia riuscita a condizionare alcune persone del team dello Studio Ovale, facendo credere che l’Ucraina non voglia la pace e che bisogna obbligarla”.
Insomma, un inizio non del tutto felice per i negoziati.
