di Alberto Bradanini (*)
- La violenza non genera pace, ma solo altra violenza. A festeggiare sono oggi i signori della guerra, le società petrolifere (che invero dovranno attendere anni prima di raccogliere i frutti di tale saccheggio: il petrolio venezuelano richiede lavorazioni costose e un laborioso ripristino delle infrastrutture) e la hybris imperiale, che nelle parole di Pete Hegseth, Segretario alla Guerra, con questa impeccabile azione militare, avrebbe riconsegnato agli Stati Uniti la perduta (si suppone) capacità di deterrenza.
La storia insegna che, oltre alla violazione di leggi e convenzioni, i cambi di regime imposti con la violenza dagli Stati Uniti – Iran, Guatemala, Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, Somalia e via dicendo – generano endemica instabilità, aggravando le condizioni di vita delle popolazioni colpite (quelle sopravvissute!). Deve invero rilevarsi che il loro obiettivo è proprio quello di promuovere il Caos, generare tensioni e conflitti, servire gli interessi dei venditori di armi, della finanza privata, dei privilegi del dollaro e altro ancora. Gli obiettivi sono quindi raggiunti.
L’aggressione al Venezuela ha spinto Cina e Russia a sollecitare la convocazione urgente del C.d.S. delle N.U., dal quale tuttavia, è facile profezia, non uscirà alcuna soluzione, operando esso sulla base dei veti incrociati, Stati Uniti ed europei si opporranno a ogni condanna. Alcune nazioni latino-americane, Brasile, Colombia, Cuba, Messico, Uruguay e persino il Cile dell’ammiratore di Pinochet, José Antonio Kast, insieme alla Spagna di Sanchez, hanno condannato con fermezza questo folle intervento, mentre gli europei – tra cui il nostro – si sono nascosti dietro grotteschi farfugliamenti. L’Italia, ad esempio, ha affermato quanto segue: “… Il governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza (sic.!, n.d.r.), come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”. Non c’è bisogno di aggiungere una virgola per suscitare una pena infinita davanti a tali torsioni.
Per conto della cosiddetta Unione, poi, la sedicente Alta Rappresentante per la (inesistente) Politica Estera, la famigerata K. Kallas, ha dichiarato quanto segue: “…, in ogni circostanza, devono essere rispettati i principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. I membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno una responsabilità particolare di sostenere tali principi, come pilastro dell’architettura della sicurezza internazionale. L’UE ha ripetutamente affermato che Nicolás Maduro manca della legittimità di un presidente”.
Ma il comunicato della Ue continua: “l’Ue condivide la priorità di combattere la criminalità organizzata transnazionale e il traffico di droga, che rappresentano una minaccia significativa alla sicurezza a livello mondiale …, mentre sottolinea che queste sfide devono essere affrontate attraverso una cooperazione costante nel pieno rispetto del diritto internazionale e dei principi di integrità territoriale e sovranità. Siamo in stretto contatto con gli Stati Uniti, così come con partner regionali e internazionali per … facilitare il dialogo con tutte le parti coinvolte, portando a una soluzione negoziata, democratica, inclusiva e pacifica alla crisi, guidata da venezuelani. Rispettare la volontà del popolo venezuelano rimane l’unico modo per il Venezuela di ristabilire la democrazia e risolvere la crisi attuale”. Traduzione dal lessico dei maggiordomi di Bruxelles: “sappiamo che i gringos hanno aggredito un paese sovrano che nulla ha fatto contro di loro, ma non abbiamo il coraggio nemmeno di evocare il reato, figuriamoci quello di condannare colui che lo ha commesso. Restiamo dunque piegati a 90 gradi e terremo tale posizione anche in avvenire, con dignitoso orgoglio”.
L’Ue ricorda infine che “in questo momento critico, è essenziale che tutti gli attori rispettino pienamente i diritti umani e il diritto umanitario internazionale”. Non sia mai che all’estensore del comunicato venga in mente di chiamare per nome il paese che per primo non rispetta tali diritti e che en passant ha ucciso un centinaio di persone, portando la guerra nei Caraibi.
Secondo l’Alta Rappresentante etc. etc. …, dunque, per governare il presidente venezuelano deve ottenere il via libera della Commissione Europea. Indicibile, sotto ogni criterio. In realtà, N. Maduro, in linea con la Costituzione del suo paese, tale legittimità l’aveva a suo tempo ottenuta dalla Corte Suprema venezuelana, anche se alcuni (paesi o individui, non fa differenza) possono ritenere che egli non sia stato eletto in elezioni trasparenti, perché ciascun paese fa i conti con la sua realtà, e non deve subire interferenze di sorta, affinché il mondo non si trasformi in un inferno.
Del resto, quando nel gennaio 2021 un gruppo di sostenitori di D. Trump sconfitto alle elezioni assaltarono il Congresso accusando i democratici di aver falsato i risultati, nessun paese al mondo ha mai vagheggiato di intervenire, considerando giustamente tale disputa un affare interno statunitense. Spetta dunque solo al popolo venezuelano e alle sue istituzioni, deboli o democratiche che siano, di costruire autonomamente il suo futuro. Limpido come l’acqua di una sorgente alpina.
- Una delle ragioni profonde della caduta degli imperi è legata al convincimento di essere esenti dalle conseguenze delle loro azioni sbagliate. L’attacco di Trump al Venezuela non renderà il mondo più sicuro, ma nemmeno gli Stati Uniti. Esso rafforzerà invero il convincimento di molti paesi che per resistere alle aggressioni nordamericane occorrerà armarsi vieppiù, se possibile anche con l’arma nucleare (Saddam, Milosevic, Gheddafi e al-Assad docent, così come Kim Jong-un, a contrario).
Con il sequestro (notizia delle ultime ore) di una petroliera battente bandiera russa – ma forse trasportava anche altro, non sappiamo ancora -, la Marinera, dopo averla inseguita per due settimane in pieno oceano Atlantico tra Scozia e Islanda, minacciosi venti di un confronto diretto tra Mosca e Washington iniziano a soffiare. Nelle parole del Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, l’embargo intorno al Venezuela è una misura che “si applica in tutto il mondo”. L’equipaggio, dunque anche cittadini russi, sarà giudicato negli Stati Uniti. La nave era scortata dalla marina, a quanto è dato sapere, ma soprattutto da sommergibili russi. Logica vuole che Mosca abbia scelto di non intervenire per evitare un confronto diretto. La prossima volta, forse, Mosca farà un’altra scelta. L’orologio dell’Apocalisse da 89 secondi alla mezzanotte sta forse accelerando, mentre l’orchestra del Titanic continua a suonare, insieme al coro stonato e borbottante dei maggiordomi europei.
I popoli restano arbitri del proprio destino, un destino che non va abbandonato nelle mani di ineffabili oligarchie che, giunte al potere, tendono invariabilmente ad abusarne. Senza riguardo al lessico cui si ricorre per qualificarle – democrazie, autocrazie, dittature o altro – le oligarchie che siedono in cima alla piramide suonano spesso la medesima musica, comiziando a squarciagola: cari connazionali non vogliamo altro che il vostro bene! E in effetti intendono proprio questo … vogliono il nostro bene, per portarselo via. Non dobbiamo permetterlo!
(*) già Ambasciatore a Pechino e Teheran
2-Fine
