di Fabiana D’Eramo
Ha attaccato la maggioranza su tutto. Salario minimo, fisco, Pnrr, vitalizi, giustizia, commissione Covid. Giuseppe Conte è pronto a “non dare tregua” al governo. Soprattutto sulla proposta di legge presentata dall’opposizione sul salario minimo legale, che il centrodestra cancella con un emendamento soppressivo depositato alla Camera come con un colpo di penna. Il leader dei Cinque Stelle non ha partecipato all’iniziativa del Pd a Napoli sul salario minimo ma è intervenuto a SkyTg24 per dire che sono “pronti a farne una battaglia europea per il futuro del nostro Paese”.
Alza i toni perché la proposta di legge per la retribuzione di nove euro l’ora si proponeva di “soddisfare i bisogni dei cittadini, non degli amici degli amici che vogliono appalti senza più gare pubbliche, non per favorire le inchieste per evitare le dimissioni della cricca e attaccare la magistratura che fa il suo dovere”. E aggiunge: “il governo, che avrebbe la prima responsabilità di rispondere alle esigenze del Paese, taglia il reddito di cittadinanza per poi introdurre una social card. A lavoratori sottopagati che hanno buste paga di due, tre, quattro euro lordi l’ora risponde che vuole ragionare sulla contrattazione collettiva e vedere il welfare nel suo complesso. Li prende in giro”. Torna a parlare dei vitalizi, e giura che incalzerà La Russa ogni giorno fino a che non li toglierà a tutti gli ex parlamentari. “Il governo non può dire ai lavoratori sottopagati ‘arrangiatevi, no al salario minimo legale’ e poi reintrodurre i vitalizi. Stanno consapevolmente costruendo un ampiamento di un disagio sociale”.
Parole dure che si immettono nelle polemiche suscitate dal ministro Carlo Nordio e la sua riforma della giustizia. Per non parlare di Giorgia Meloni, che alza la “soglia di conflittualità con la magistratura per garantire un regime di impunità ai suoi sodali e alla sua cricca”. La nota di Palazzo Chigi contro i magistrati che indagano sui casi Santanchè e Delmastro hanno fatto sobbalzare Conte “sulla sedia da cittadino, da giurista, da politico”.
I 209 miliardi del Pnrr che rischiano di andare sprecati, Meloni che parla di “pizzo di stato” e Salvini che dice che gli italiani sono “ostaggio dell’Agenzia delle entrate” sono solo altri esempi che l’ex presidente del Consiglio porta sul tavolo. Ne ha anche sulla Commissione Covid, ma assicura che “Conte e Speranza non hanno nulla da nascondere”. L’operato del governo “fa male”, continua il leader pentastellato, e “spinge a impegnarci ancora di più per cambiare passo”.
Il passo si cambia anche perché nel 2024 ci saranno le elezioni europee, ed è arrivato il momento di posizionarsi, trovare il proprio posto nell’europarlamento. Fallito il tentativo di entrare nel gruppo dei socialisti, adesso si prova l’attracco nei Verdi.
Più di tutto, è necessario lanciare in Europa un messaggio chiaro, e cioè che non è più lecito chiamarli grillini perché questo è il Movimento di Conte. Che vuol dire? Talvolta l’avvocato ha saputo richiamare all’ordine le frange più fumantine dei Cinque Stelle, gli ha fatto mettere una cravatta. Altrove ne ha cavalcato gli istinti più populisti. Non è ancora ben chiaro chi e cosa vorrebbe rappresentare nello scacchiere politico – anche se sembra divertirsi ad indossare i panni del fratello più radicale del Pd – ma l’obiettivo ora è di sicuro sancire il ricambio finale.
A partire dai nomi. Sembrerebbe che Conte voglia presentare all’Europa una rosa di nomi di richiamo, giornalisti e volti noti della tv. Nulla di confermato, ma si parla di Michele Santoro. Forse Gaetano Pedullà, direttore de La Notizia. Chissà se anche un Alessandro Di Battista, per chi avesse nostalgia di quel suo battere le piazze per portare in giro le idee del Movimento delle origini. Ad ogni modo, Conte sa che il meccanismo elettorale dell’Europarlamento prevede le preferenze, quindi presentarsi con una lista di nomi noti al grande pubblico è di sicuro un’idea molto furba.
Nel frattempo è partita ufficialmente la campagna. Attacca Meloni, la fa passare per una con poco fegato per il suo modo di gestire le relazioni internazionali: “Se fa la leonessa sui social e poi va a Bruxelles o a Washington e prende indicazioni e si piega, ci ritroveremo con un Patto di Stabilità che strozza ancora la nostra crescita”. Al contrario, aggiunge, “l’Europa non si fa ricattare da Meloni”. Come a dire che nonostante aver gridato al lupo, al lupo, nessun terremoto di centrodestra ha ancora davvero scosso Bruxelles. E, seppure gli ultimi risultati elettorali sembrino smentirlo, dire che no, non si torna ai lustri dell’altra decade, sembra pronto a dimostrare che dei futuri eurodeputati targati Conte invece il terremoto potranno farlo.
