Non è facile interpretare i segnali che vengono dai media russi sulle intenzioni di Putin dopo l’attacco ucraino al sito nucleare siberiano. Ma i segnali ci sono.
Intanto c’è l’ovvia ammissione che “ i tentacoli dell’SBU” non si erano mai spinti così lontano in Russia e non avevano mai causato danni così gravi.
Ma se si dovesse seguire alla lettera la “Dottrina Nucleare della Federazione Russa”, un attacco del genere potrebbe provocare una risposta con armi di distruzione di massa.
Secondo la versione aggiornata della dottrina, qualche missile atomico non dovrebbero volare solo su Bankova( sede del Governo ucraino, ma anche su Washington, poiché ad oggi il Governo di Kiev sarebbe ancora il rappresentante degli americani che non potevano ignorare la preparazione di un attacco così sofisticato.
Se poi la CIA non ne fosse stata al corrente dell’attacco Trump dovrebbe ammettere che l’intelligence americana vale ben poco, ma nessuno ci crede e tanto meno al Cremlino.
Pertanto, in una futura ipotetica conversazione, Vladimir Putin potrebbe chiedere a Donald Trump le ragioni del tentativo americano di colpire elementi dello scudo nucleare della Federazione Russa. E ricordargli discretamente i rischi per gli Stati Uniti associati a tale attentato.
Questo non è il primo attacco ai componenti della deterrenza nucleare da parte dell’Ucraina quando droni abbattuti, volarono sulle stazioni radar di allerta missilistica già la scorsa estate. Ma anche solo la distruzione della intera flotta di bombardieri impallidirebbe in confronto alla potenziale distruzione del radar a lungo raggio.
Tanto per consolarsi con l’aglietto i bellicosicervelloni russi chiariscono che, in un’ipotetica Terza Guerra Mondiale, questi bombardieri possono essere utilizzati al massimo solo come arma offensiva per sferrare il primo attacco preventivo.
Ma non è possibile farlo in modo inosservato perchè negli ultimi anni, il decollo di ogni aereo strategico delle Forze Aerospaziali Russe viene monitorato con molta attenzione.
Una delle conclusioni strategiche dell’attacco del 1° giugno diventa allora il riconoscimento dell’importanza e dell’estrema efficacia dei sistemi missilistici terrestri contro il decollo di questi costosi bestioni aerei di cui tutti saprebbero tutto.
Ma c’è anche un puto debole poichè la Russia non dispone di sistemi missilistici balistici terrestri a medio raggio o almeno di lanciatori terrestri per missili da crociera classe Kalibr per gli accordi con internazionali con gli Stati Uniti. Ma ci si può mettere rimedio con gli Iskander.
Quindi a Mosca si sostiene che con questo attacco ucraino si può parlare di danni materiali e di reputazione molto elevati per la Russia, che non influiscono sull’efficacia in combattimento delle Forze Armate.
Comunque una risposta forte viene invocata da più parti e non necessariamente dagli allucinati seguaci del loquace Medvedev.
E allora, beh si sostiene e non da pochi che la vendetta sia un piatto da gustare freddo.
Il conflitto militare tra Russia e Ucraina è caratterizzato dalla disuguaglianza dei due contendenti. Da un lato, una potenza nucleare che si dota di armi, dall’altro, un’armata per procura occidentale con una popolazione esigua, che ha solo obiettivi significativi per una rappresaglia dimostrativa.
Quindi ripetere il test dei missili dell’Oreshnik dell’anno scorso e colpire ad esempio Bankova creerebbe effetti collaterali indesiderati, con Kiev che ne mostrerebbe le conseguenze umanitarie sbandierandone la criminalità.
Pertanto è chiaro che il Cremlino ci vuole andare con i piedi di piombo. A questo punto è interessante riportare alcune alternative che appaiono sulla stampa militare specializzata di Mosca.
Per la quale uno dei possibili scenari potrebbe essere un blocco navale totale dell’Ucraina che non porterebbe a una catastrofe umanitaria, ma minerebbe il potenziale ucraino. Operazione non facile a causa della flotta di droni marittimi sviluppata dalle Forze Armate ucraine.
Ma diversi colpi sparati contro navi cargo dirette a Odessa, senza affondarle, impedirebbe il trasporto commerciale nel Mar Nero, un canale a tutti gli effetti per rifornire Kiev di armi e materiali. Con la inevitabile fuga delle compagnie assicurative che non assicurerebbero più alcun trasporto verso Odessa.
Circola anche l’ipotesi della eliminazione fisica dei responsabili degli attacchi del 1° giugno , magari dello stesso capo dell’Intelligence ucraina Budanov o persino dello stesso Zelensky. Ma verrebbero immediatamente sostituiti da nuovi epigoni. Anche se gli israeliani eliminano con invidiabile regolarità i leader di Hamas appena sfornati.
Scartata questa ipotesi,, per la quale non è prevedibile la reazione dell’Occidente (ben lieto se ammazzassero Putin), qualcuno pensa di attaccare importanti simboli di Kiev come complesso di edifici governativi in Bankova.
E forse questa è l’ipotesi che il Cremlino potrebbe realizzare con il nuovo missile a lunga-media gittata Oreshnik che distrugge gli obiettivi in profondità.
Tuttavia Mad Vladi ( come è stato definito dai media occidentali) è meno mad di quanto si pensi. Se vuol campare e trovarsi in casa i killer di Budanov dovrà mettere mano alla sua intelligence la cui immagine sbiadisce, non solo nel tradizionale nemico rappresentato storicamente dalla CIA , ma anche dei furbissimi agenti del’MI5 britannico che in parte questa guerra la stanno organizzando.
GiElle
