di Orietta Migliori
“I contratti stipulati con le ormai famigerate aziende, o consorzi di aziende, cinesi furono 6. I primi pagamenti sono stati effettuati mediamente a 35 giorni dalla data di sottoscrizione di ciascun contratto. Questi tempi di pagamento furono analoghi, se non meno vantaggiosi, a quelli applicati agli altri fornitori degli stessi prodotti. Se si considerano, infatti, le disposizioni dei primi pagamenti agli altri 40 fornitori di dispositivi di protezione individuale, essi mediamente avvennero in questo arco temporale: per 6 fornitori nei 15 giorni successivi alla sottoscrizione del contratto; per 8 nei 29 giorni successivi alla sottoscrizione del contratto. Quindi a 14 fornitori (il 35%) sono state addirittura applicate condizioni di pagamento più vantaggiose. E allora che dire? Nessun acconto, anche se era previsto dalle norme. Contratti stipulati secondo le prassi internazionali. Condizioni di pagamento simili, se non addirittura meno vantaggiose, a quelle applicate agli altri fornitori. E, soprattutto, nessuna maxi commessa da 1,25 miliardi di euro”. Così Domenico Arcuri, ex commissario all’emergenza Covid, nella sua relazione presentata alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid. “Sei diversi contratti – ha ribadito Arcuri – con diverse decine di aziende produttrici. Allora possiamo condividere che è proprio vero che il rischio che sottolinea il Santo Padre, ‘la distinzione tra fatto e finzione e la distinzione tra vero e falso non esistono più’, è da sempre dietro l’angolo. Mai come in questa complessa vicenda. Mai come in questo complesso tempo”.
Su mascherine nessuna pressione, solo richieste di far presto
“Nessuna pressione” nelle procedure per l’acquisizione di mascherine, “solo richieste di fare presto”. Arcuri ha citato la risposta del prefetto Fabio Ciciliano, oggi capo della Protezione civile e che durante l’emergenza ricopriva il ruolo di segretario del Comitato tecnico scientifico, audito dalla commissione a giugno 2025: “Rispondendo alla domanda di un componente della Commissione che gli chiede: ‘il commissario straordinario Arcuri ha mai cercato di intromettersi o di fare forzature nelle procedure per l’acquisizione?’ – spiega Arcuri – il prefetto risponde: ‘Mai. Quando qualche volta è sceso giù in Comitato, rappresentava l’esigenza di fare presto, perché lui evidentemente era pressato e noi anche, ma non ha mai pressato in una direzione o in un’altra, per quanto riguarda l’attività tecnica’”.
In guerra disarmati, ordinaria amministrazione era condanna
“Eravamo in guerra, disarmati. E al cospetto di questa guerra le procedure ordinarie mostrarono tutta la loro tragica impotenza. Pretendere di fermare un’epidemia globale con gli strumenti dell’ordinaria amministrazione non era solo un’illusione: era una condanna”. A marzo 2020, ricorda Arcuri, “è scoppiata la pandemia nel mondo, e in particolare in Italia, e non avevamo niente per fronteggiarla, nel mondo, e in particolare in Italia. Nel nostro Paese soltanto per il personale sanitario servono 3 milioni di mascherine al giorno. Noi in quei giorni non abbiano nulla. Bisogna ricordarlo tutti, senza remore e senza pregiudizi, altrimenti si fa atterrare il pensiero da un’altra parte. Io lo ricordo. Eccome se lo ricordo. Da tutte le Regioni, in particolare da quelle settentrionali dove il virus è arrivato per prima, si alzano forti le ‘grida di dolore’, si susseguono terribili le dichiarazioni di impotenza. Il Governo fa scendere subito il campo le strutture ordinarie che ha a disposizione: la Protezione Civile e la Consip. Il 1º marzo 2020, il giorno in cui siamo già il secondo Paese al mondo per contagi e decessi, non viene distribuito nulla. Dal 2 al 17 marzo 2020 si distribuiscono 9,8 milioni di mascherine. In quindici giorni, si copre quindi un sesto del fabbisogno giornaliero. Anche la Consip fa la sua parte. Per così dire. È una macchina burocratica per gli acquisti. Che cerca prodotti introvabili in tutta Europa attraverso richieste pubbliche di offerta e bandi di gara. In oltre venti giorni, cioè fino al 27 marzo 2020, riesce a consegnare 546.300 mascherine. Un sesto del fabbisogno di un solo giorno. E in cinquanta giorni, cioè fino al 20 aprile 2020, 2,8 milioni di mascherine. Poco meno del fabbisogno di un giorno”. L’ex commissario all’emergenza Covid ricorda ancora che “avevamo una sola certezza: l’estrema necessità di mascherine, ventilatori polmonari e tamponi. Che semplicemente non c’erano. E che, sino a quel momento, non sapevamo neppure come e dove trovare. Purtroppo, nei mesi e nelle settimane precedenti, mentre si susseguivano le audizioni, non si è del tutto riusciti a percepire, a valutare, a pesare, questa semplice evidenza. Eravamo in guerra. Disarmati. E non tutti abbiamo avuto la modestia ed il coraggio di ammetterlo. Presi come spesso siamo dalla difesa delle nostre individualità, delle nostre convinzioni, delle nostre posizioni. Ma anche incapaci, come siamo, di ascoltare le ragioni degli altri”.
Su JC Electronics azione civile per risarcimento danni
“Rispetto alla nota vicenda relativa alla JC Electronics, credo sia mio dovere comunicarvi che ho incardinato presso il Tribunale di Roma un’azione civile tesa al risarcimento danni”.
