“Da due anni ho chiesto di essere audito e ho stabilito di comune accordo con i presidenti delle Camere di dimettermi” dalla commissione Covid “non appena verrà concordata la data dell’audizione. Ma il presidente Lisei di FdI continua a non rispondermi, salvo attaccarmi ogni giorno con dei video deliranti. Invece con Bignami hanno subito concordato l’audizione. Siamo alla pantomima: si fanno tra loro le domande e si danno tra loro le risposte”.
Così Giuseppe Conte, leader del M5s, in un’intervista al Corriere della Sera. “Non hanno reale interesse ad audirmi – aggiunge – La magistratura ha indagato per anni e non sono stato neppure sfiorato su queste vicende, ma loro hanno messo in piedi questo ‘circo’ per alimentare una campagna del fango con i giornali e le trasmissioni tv dei loro amici. Pensano di intimorirmi, ma a Palazzo Chigi, dove hanno orchestrato tutto, non mi conoscono bene. Cosa dirò quando verrò audito? Mi possono vivisezionare, non troveranno mai l’ombra di un interesse privato. Credo sia questo che li faccia impazzire, perché loro sono abituati alla truffa Covid di Santanchè e agli affari societari di Delmastro con la famiglia prestanome del clan Senese. Non si capacitano che io non abbia approfittato quando ero a Palazzo Chigi dell’emergenza per arricchire me o i miei amici”. E se l’audizione fosse a ottobre? Inficerà la campagna elettorale? “Mi pare chiaro che loro puntino a quello, ma gli italiani sempre più impoveriti da quattro anni di zero riforme, non si lasceranno ingannare”, risponde Conte. Per il leader del M5s “se la maggioranza voleva davvero accertare la verità, non avrebbe escluso l’operato delle Regioni dal perimetro di indagine. Ora vogliono mandare alle cento procure italiane tutte le loro congetture farlocche sperando ci sia qualche procuratore che possa aprire un fascicolo contro di me. Ma dovranno rassegnarsi, non potranno mai scalfire la mia onorabilità”.
Le opposizioni, intanto, accusano il governo di aver voluto trovare un accordo con l’imprenditore Dario Bianchi senza attendere la sentenza d’appello. “La sentenza di primo grado era abnorme e sottoscrivere la transazione senza attendere neppure il provvedimento d’urgenza è una grave irresponsabilità. Abbiamo chiesto per mesi alla Commissione aggiornamenti sulla causa ma non ci hanno mai risposto e lo stesso Bianchi è tornato in audizione tacendo di avere sottoscritto la transazione – dice Conte – Il contratto con Bianchi è stato firmato in piena pandemia e con Giorgia Meloni all’opposizione? I contratti di fornitura della Pubblica amministrazione sono standard e non hanno mai generato problemi. L’appello avrebbe ribaltato la sentenza di primo grado, ma loro avevano urgenza di premiare il grande accusatore del mio governo e per far questo hanno inserito in un decreto-legge una norma ‘ad aziendam’ mascherata”. Conte chiarisce poi di non essere mai stato socio “con Di Donna neppure prima di diventare premier e da quando sono andato a Palazzo Chigi non sono mai stato informato sulle sue attività professionali né ho più frequentato quello studio. Di Donna è stato indagato per anni senza nessun esito e dalle intercettazioni dei carabinieri non emergono conversazioni tra me e Di Donna”. Tiene banco anche il caso Rai dopo le dimissioni dell’intera Vigilanza, a partire dalle opposizioni. “La maggioranza l’ha paralizzata per due anni per poter completare una capillare occupazione della Rai – accusa Conte – Vogliono piegare il servizio pubblico alla loro campagna elettorale, smantellando qualsiasi barlume non solo di pluralismo ma anche di qualità dei programmi. Prepariamoci a un autunno caldo, con commentatori e servizi pronti a nascondere i fallimenti del governo Meloni. E ora, con la legge elettorale, vogliono completare l’opera e imbullonarsi ancora di più al potere, per eleggersi da soli il prossimo capo dello Stato e tutti gli organi di garanzia”.
