La guerra di Putin

Crosetto nomina a consulente della difesa Fedorov, potenziale antagonista di Zelensky

di Giuliano Longo (*)

 

 

La mossa con cui il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ingaggiato Mykhailo Fedorov come consulente per l’innovazione della Difesa italiana si inserisce in una trama  di sfumature tattiche, diplomatiche e geopolitiche.    Per analizzare a fondo la portata di questa scelta valutare tre  livelli: l’innegabile valore tecnico-strategico, il peso politico nella dinamica interna ucraina e le frizioni con la linea dei “volenterosi” europei.

 Il capitale tecnologico: l’accelerazione sulla guerra moderna

Sul piano puramente operativo, l’arruolamento di Fedorov – che aveva già ricevuto altreofferte in campo europeo –  rappresenta un colpo da maestro per la Difesa italiana. Già artefice della digitalizzazione ucraina con l’app Diia e pioniere dell’esercito di droni (Army of Drones), Fedorov ha guidato la trasformazione del conflitto sul campo in una guerra di attrito ad alta intensità tecnologica.

Le forze armate occidentali soffrono spesso di lentezze burocratiche nei processi di procurement. Fedorov porta con sé il know-how di chi ha dovuto integrare software civile, intelligenza artificiale commerciale e sistemi d’arma nel giro di settimane, non di anni.

Sovranità industriale e droni: Integrare l’esperienza dell’ecosistema tech-militare ucraino consente all’Italia di colmare rapidamente il gap sui velivoli senza pilota e sulle contromisure EW (Electronic Warfare), settori strategici in cui la dottrina Nato è costretta a riallinearsi alla realtà del fronte.

Il fattore politico: accreditare l’alternativa post-Zelensky

Fedorov rappresenta anche  una potenziale alternativa a Volodymyr Zelensky in caso di elezioni, come dimostrano le dimostrazioni popolari a suo favore e contro il suo “dimissionamento”. Ed è in quesyo senso che la mossa di Crosetto assume un significato decisamente più audace.

Fedorov gode di un’ottima reputazione sia negli ambienti NATO sia nelle cancellerie occidentali e nel settore Big Tech americano. È percepito come un riformatore efficiente, pragmatico e non logorato dai personalismi della politica di partito di Kyiv e forse solo sfiorato dalla conclamta corruzione ucraina.

Accogliere a Roma una figura rimossa dal gabinetto di Zelensky –  apertamente favorevole a un ritorno alla dialettica democratica e alle elezioni in Ucraina – significa offrirgli una piattaforma di visibilità e legittimazione internazionale. Se da un lato l’Italia ribadisce il pieno sostegno all’Ucraina contro l’aggressione russa, dall’altro diversifica i propri interlocutori, tenendosi pronta agli scenari della transizione politica a Kyiv.

La divergenza con i “Volenterosi” e il pragmatismo italiano

L’iniziativa italiana segna una discontinuità tattica con il blocco dei paesi europei più intransigenti (a partire da Regno Unito, Paesi Baltici e Polonia). Realpolitik contro retorica: Mentre l’asse dei “volenterosi” tende a blindare incondizionatamente la leadership di guerra di Zelensky per mantenere unito il fronte, l’Italia opta per un pragmatismo bilaterale.

Coinvolgere esperti ucraini per rafforzare la Difesa europea e italiana significa spostare l’asse dell’aiuto da assistenza unilaterale” a “scambio d’esperienza reciproco”. Questo approccio scontenta chi preferirebbe una totale adesione alle direttive strategiche della Presidenza ucraina, ma permette a Roma di accreditarsi come mediatore autonomo, capace di guardare al futuro assetto di sicurezza dell’Europa post-bellica.

L’intuizione di Crosetto unisce quindi l’esigenza impellente di ammodernare le capacità belliche al posizionamento strategico dell’Italia , ma nel frattempo guarda ai futuri assetti di governo  di Kiev.

 

 

 

(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali

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