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Francoforte: Catteruccia, se presa in tempo la malaria non uccide

 

di Margherita Lopes

(LaPresse) – La morte a Francoforte di due dipendenti dello scalo tedesco ha acceso i riflettori sulla malaria aeroportuale. “In Italia e in Europa il rischio malaria è basso. Bisogna anche dire che quello che si è verificato a Francoforte è un fenomeno raro, ma noto. Dunque la vigilanza e la prevenzione sono molto importanti”. Lo evidenzia a LaSalute di LaPresse Flaminia Catteruccia, professoressa italiana di immunologia e malattie infettive presso l’Harvard T.H. Chan School of Public Health, che da anni studia come contrastare le zanzare portatrici di malaria e altre malattie tropicali. “Soprattutto negli aeroporti occorre stare all’erta: se si presentano sintomi tipici della malaria come febbre, fatica e anemia, è fondamentale fare un test – raccomanda la scienziata – Chi lavora in aeroporto è a rischio, ma bisogna essere chiari: la malaria è una malattia che, se presa per tempo, non uccide. Il problema è se viene lasciata a fare il suo corso. E noi europei non siamo immuni”. Evidentemente a Francoforte “i segni e i sintomi dei sei dipendenti contagiati non sono stati riconosciuti per tempo. Esistono test molto validi per capire se si tratta di febbre malarica: vanno impiegati in caso di sospetti”, raccomanda. E la prevenzione a bordo degli aerei? “Va fatta, ma iniziamo col dire che anche a 10 gradi le zanzare non muoiono, semmai si intorpidiscono, ma mantengono la loro vitalità. Insomma l’aria condizionata in cabina non basta”, riflette Catteruccia. Nei voli da e per i Paesi africani a bordo vengono utilizzati spray anti-zanzare. “Gli insetticidi che si spruzzano in cabina possono essere utili, ma l’ambiente è grande e zanzare che provengono da zone endemiche sono resistenti a molti  prodotti. Insomma, è possibile che questi insetti sopravvivano al trattamento”, chiarisce la studiosa. ‘Imbarcandosi’ come clandestini in cabina o in stiva, possono agevolmente cambiare continente in poche ore. “Nel caso di un aeroporto come quello di Francoforte, che ha collegamenti con numerosi Paesi africani, occorre tener conto della possibilità di malaria aeroportuale: se la diagnosi e il trattamento fossero stati tempestivi, queste persone molto probabilmente potevano essere salvate”, continua Catteruccia. “In Italia abbiamo zanzare competenti per la trasmissione della malaria, qui però non circola il parassita. Poi ci sono i casi di importazione, che si verificano ma non sono sufficienti a far scoppiare epidemie. Insomma, non abbiamo bisogno delle zanzare africane. Nel nostro caso resta importante rafforzare la sorveglianza, anche se il rischio in Europa e in Italia resta basso”, conclude la scienziata.

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