Nel Salone Pietro da Cortona di Palazzo Barberini, si è svolta la conferenza stampa dell’edizione numero 69 del Festival dei Due Mondi di Spoleto, alla presenza del Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, del Presidente della Fondazione Festival dei Due Mondi e Sindaco di Spoleto Andrea Sisti, del Direttore Artistico Daniele Cipriani, della consulente per la musica classica Beatrice Rana, del consulente per l’opera e la prosa Leo Muscato, con la moderazione del giornalista e conduttore Marco Carrara.
La manifestazione, in programma dal 26 giugno al 12 luglio 2026, è pronta ad animare uno dei più longevi palcoscenici internazionali d’arte e cultura con un palinsesto ricco di prime assolute, eccellenze mondiali e giovani talenti. Ampliando la missione multidisciplinare e la vocazione globale che il Festival ha sempre promosso, quest’anno opera, musica, danza, teatro e arte dialogheranno insieme spaziando tra culture diverse e linguaggi contemporanei in una nuova dimensione condivisa, che nel tema delle “Radici” trova il valore del passato e la forza del cambiamento. 17 giorni di programma, 100 performance, di cui 7 prime mondiali e 9 produzioni originali per il Festival, con più di 1000 artisti provenienti da 27 Paesi, per un totale di 16.508 minuti complessivi di manifestazione, pari a 275 ore e cioè a circa 11 giorni e mezzo di arte non-stop: spettacoli in esclusiva, debutti mondiali ed europei, creazioni commissionate appositamente per il Festival, performance site-specific, per offrire un’esperienza di spettacolo dal vivo unica e irripetibile.
“La 69ª edizione del Festival dei Due Mondi rappresenta un momento di rinnovamento e di slancio per la nostra città – spiega il Presidente Andrea Sisti. Con l’arrivo del nuovo Direttore Artistico Daniele Cipriani, Spoleto si conferma ancora una volta luogo di incontro, di sperimentazione e di dialogo tra linguaggi e culture diverse.
Il tema Radici richiama l’identità profonda della manifestazione, capace di una costante ricerca nella contemporaneità nel segno della straordinaria eredità del Maestro Gian Carlo Menotti. “Come Presidente della Fondazione, esprimo pieno sostegno a una visione che si arricchisce rafforzando il ruolo internazionale di Spoleto”.
Aggiunge la Presidente della Regione Umbria Stefania Proietti: “Il Festival dei Due Mondi di Spoleto, giunto alla 69esima edizione, è una delle più prestigiose manifestazioni internazionali che sa coniugare musica, teatro, danza e arti visive, in una location straordinaria che inorgoglisce l’Umbria. Quest’anno, con la direzione affidata al Maestro Daniele Cipriani, la kermesse si focalizza su bellezza e inclusione con il claim “In the bel mezzo of everything”: una trovata geniale e ibrida che punta a individuare l’equilibrio fra tradizione e innovazione, con la volontà di creare un dialogo tra le culture e le arti. Un filo conduttore che tiene conto dell’importanza dell’incontro-confronto tra mondi diversi. L’Umbria è grata a chi organizza il Festival, alla direzione artistica, alla Fondazione e a tutti coloro che si impegnano per la riuscita degli spettacoli e degli eventi ospitati in luoghi storici e incantevoli della nostra Spoleto.”
La nuova direzione artistica di Daniele Cipriani si impegna infatti sin dal tema scelto, “Radici”, a guardare al futuro ripartendo dalle origini. Al centro di questo bilanciamento tra storia e contemporaneità c’è la convinzione che il valore esperienziale della cultura risieda nella condivisione, nella sua capacità di far dialogare le arti, gli artisti e i fruitori: il cartellone, pur vantando un profilo di altissimo pregio, si apre al grande pubblico e all’esigenza di un’arte accessibile, di cui gli spettatori possano sentirsi parte integrante. L’obiettivo è rendere Spoleto un ecosistema culturale vivo e condiviso, che chiede e offre partecipazione: un luogo in cui le radici continuano a generare futuro e in cui il Festival torna a parlare alla città e al mondo con la stessa intensità. Anche da questo motivo deriva l’impegno di ricostruire una nuova geografia culturale e urbana: ripartire dalle radici significa anche riscoprire quelle di quei luoghi storici che ora tornano al centro della kermesse. Oltre al Teatro Romano, a Piazza Duomo, al Teatro Caio Melisso, l’arte arriverà anche negli indirizzi meno frequentati come il Giardino di Palazzo Campello, il cortile della Rocca Albornoziana e la Basilica di San Salvatore, patrimonio UNESCO che riapre al pubblico dopo dieci anni. A rinforzare l’idea di un festival diffuso e accogliente, si aggiunge il nuovo ritmo della programmazione: grandi spettacoli anche nei giorni tradizionalmente meno frequentati, il ritorno dell’opera lirica inaugurale prodotta dal Festival, il forte slancio internazionale, la presenza di performance in più lingue, l’inserimento di progetti che estendono l’esperienza del Festival ben oltre il momento della rappresentazione.
“Questa edizione del Festival – dichiara il Direttore Artistico Daniele Cipriani – è un nuovo inizio, una scommessa: abbiamo puntato sulla qualità del programma e sulla sua internazionalità, coinvolgendo le punte di diamante del panorama mondiale. Ogni spettacolo ha una sua identità precisa, e un suo valore fondamentale anche nel dialogo tra artisti e discipline. Abbiamo costruito un cartellone di altissimo livello di spettacoli in esclusiva, che dà grande risalto a prime assolute, debutti e anteprime, affinché la proposta di nuovi talenti possa incontrarsi con il prestigio di eccellenze già affermate. Raccogliendo la preziosa eredità culturale e imprenditoriale di Menotti, vogliamo che il Festival si faccia abbraccio tra arte e pubblico, affiancando al suo primato artistico anche una dimensione profonda di condivisione”.
Il Festival fa sua la Weltanschauung di Menotti, di cui non dimentica né la visione strategica né la genialità artistica: sarà il suo libretto a inaugurare il programma con l’opera più famosa di Samuel Barber. L’inaugurazione, il 26 giugno, vedrà in scena Vanessa in un nuovo allestimento prodotto dallo stesso Festival in coproduzione con il Teatro Comunale di Bologna e la Fondazione Teatro Petruzzelli. L’opera che valse a Barber il Pulitzer rivive sul libretto di Menotti, con la regia di Leo Muscato e la direzione – al suo debutto italiano per l’opera – della sudcoreana Sora Elisabeth Lee, alla guida dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, insieme al Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto. Spiega Leo Muscato: “Abbiamo scelto di inaugurare il Festival di Spoleto 2026 con Vanessa di Samuel Barber perché incrocia in modo naturale il tema di questa edizione, Radici. È un’opera che tiene insieme due mondi: la tradizione europea e la cultura americana, e li fa dialogare senza mai separarli davvero. Questo è già nella sua origine: nel libretto di Gian Carlo Menotti, che guarda all’immaginario di un’altra illustre europea, Karen Blixen, e nel legame con Spoleto, dove l’opera ha trovato il suo debutto europeo, nel 1961, in una traduzione italiana del libretto. Tornarci oggi, dopo sessantacinque anni nella versione originale inglese, non è un’operazione filologica: è un modo per riattivare quel movimento, rimettere in circolo un’idea di teatro aperto, attraversato da più culture. Vanessa è una delle poche opere americane entrate stabilmente nel repertorio statunitense, ma resta raramente rappresentata sulle scene europee, e forse proprio per questo necessaria. È un’opera che scava in zone scomode – l’attesa, il desiderio, l’identità – senza cercare soluzioni facili. La messa in scena nasce da qui: non come celebrazione, ma come attraversamento. Un lavoro costruito insieme a una direttrice e a interpreti internazionali che conoscono profondamente questo repertorio, e a una grande artista italiana chiamata a misurarsi con uno dei personaggi più ambigui e sfuggenti del Novecento operistico”.
