Cronaca

Da Crans Montana ai riflettori sulla sicurezza nei luoghi di lavoro

di Wladymiro Wysocki (*)
In questi giorni si parla tanto di Crans Montana, sicuramente una vicenda dolorosa, una sciagura.
Parliamo di morti (40 di cui 6 italiani), feriti (circa 119), ripercussioni psico-fisici, ingenti danni materiali.
Accendiamo la televisione, leggiamo giornali e ovunque si parla di regole infrante, dello stupore di un come un paese come la Svizzera, rinomata per la sua precisione poi ha una falla enorme nel rispetto delle regole, della legge.
La famosa precisione svizzera, che trova casa il rinomato marchio dell’orologio Rolex, questa volta ha segnato il tempo che resterà indelebile nella storia.
Una storia macchiata di sangue e dolore.
Ho atteso giorni prima di scrivere un pezzo sulla vicenda, già forse troppo oggetto di dibattiti televisivi, dove il centro è solamente la condanna dei colpevoli dove la giustizia non mancherà ha dare la giusta punizione.
Una gara di paragoni della vicenda assurda e inaudita del locale come fatto impossibile nelle nostre attività in toto impeccabili.
Nascono esperti di commercio, imprenditori, professionisti in sicurezza sul lavoro, di prevenzione, tecnici di titoli abilitativi, certificazioni, progettisti, professori di formazione, periti in vie di esodo ed antincendio, medici di primo soccorso.
Si dice tanto e si dice nulla, basta accontentare un pubblico assetato di notizie di cronaca.
Anche in questo caso ho sentito più volte la più classica delle classiche battute: “ormai non possiamo tornare indietro. Non ci resta che imparare da questi errori e fare sì che non accada più un simile evento”.
Stiamo all’ennesimo evento, vero che non è in casa nostra ma questo non deve essere motivo di buttare le mani avanti come se fosse una gara al più bravo al grido di: “da noi un fatto simile non sarebbe mai potuto accadere”.
Siamo sicuri?
Ricordo l’evento della discoteca Lanterna Azzurra, Corinaldo, del 8 dicembre 2018, 6 persone morte e 59 feriti.
Se attivassimo una task force di controlli, ispezioni e verifiche, quanti tra locali e attività risulterebbero pienamente a norma?
Formazione del personale, lavoratori in regola, presidi medici ed estinguenti, piani di evacuazione, conoscenza attiva e pratica delle procedure di emergenza e sicurezza, analisi dei rischi.
Siamo certi di poter decantare di avere tutte le attività nel pieno rispetto delle regole?
Sarebbe curiosa una verifica a tappeto.
Da oltre venti anni mi occupo della prevenzione e sicurezza del lavoro, delle imprese, eppure è un discorso antico il richiamo costante della carenza radicata alla cultura della sicurezza sul lavoro.
La sicurezza non è mai una priorità fino a quando non si innescano una serie di circostanze tali da fare palesare un evento disastroso con morti e feriti.
Rimane ancora un discorso che si apre a intermittenza.
Troppo facile ergersi a tecnici ed esperti e puntare il dito contro il colpevole dal banco degli impeccabili.
Non è mia intenzione elencare le analisi e le causa che hanno scaturito questo inferno di fiamme, non analizzerò le colpe del proprietario.
A questo ci sono le autorità competenti, i magistrati, i periti che faranno il loro lavoro con le giuste condanne.
Di certo, a tutto questo, oggi si piangono le vittime.
Quello che in coscienza mi sento di dire è di guardarci immediatamente in “casa” con occhio critico e costruttivo.
Attiviamo i dovuti controlli, verifiche, ispezioni per una prevenzione efficace.
Se veramente questo incidente ci deve insegnare qualcosa facciamo subito una analisi delle nostre coscienze, analizziamo se abbiamo fatto tutto il possibile per garantire la vera sicurezza e le condizioni di lavoro sane.
Ora tutti a mettere le mani avanti piene di dichiarazioni che qui da noi un fatto del genere non sarebbe mai potuto accadere.
E che Dio non voglia mai.
Ma voglio portare a delle provocazioni, siamo sicuri?
Dalle statistiche in generale non emergono dati così confortanti in termini di attività in regola, di formazione erogata, di documenti di valutazione dei rischi redatti, di personale in regola.
Anzi.
La cultura della sicurezza, il cambio di mentalità non vedrà mai luce se accendiamo a spot queste problematiche solo per riempire i dibattiti televisivi a conseguenza di un dramma.
Parliamo, diffondiamo, divulghiamo, ogni giorno e con ogni mezzo questi concetti per raggiungere ogni livello culturale e fascia di età.
Solo così possiamo fare un cambio di rotta.
(*) Esperto di sicurezza sul lavoro

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