Landini: “Il decreto Primo maggio finanzia le imprese, non i lavoratori”
«Il Primo maggio è la festa dei lavoratori. Ma in questo decreto i 960 milioni stanziati vanno alle imprese. I lavoratori non prendono un euro». È netto il giudizio del segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, intervenuto a Di Martedì su La7, ospite di Giovanni Floris, sul decreto varato dal governo in occasione della Festa del lavoro.
L’idea che gli incentivi alle imprese producano automaticamente nuova occupazione non regge: «Semplicemente danno soldi se un’azienda assume. Lo trovo un po’ singolare: un’azienda assume se ha bisogno di lavorare». Il problema, sottolinea il segretario generale della CGIL, è che il decreto non affronta il nodo centrale del lavoro oggi in Italia: «Dovrebbero pagare i lavoratori, aumentare i salari. Questa cosa non la fanno e vorrei che fosse chiaro: questo decreto non dà un euro in più ai lavoratori».
Al contrario, mentre i salari restano fermi, il peso fiscale continua a crescere proprio su chi lavora e sui pensionati. Landini richiama i dati contenuti nel documento di programmazione del governo, che stima l’inflazione al 2,8 per cento: «Nel 2026 un reddito lordo di 35 mila euro pagherà 1.500 euro di tasse in più che non dovrebbe pagare». Una conseguenza diretta del fiscal drag, contro il quale la CGIL chiede da anni un meccanismo automatico di compensazione: «Lo chiediamo da cinque anni, ma non viene fatto».
Il risultato è una tassazione sempre meno equa. «Stanno pagando solo i lavoratori dipendenti e i pensionati», afferma Landini, ricordando come negli ultimi anni il governo abbia varato numerosi condoni fiscali e come la progressività dell’Irpef resti di fatto applicata solo a queste categorie. «Tutte le altre forme di reddito – rendite finanziarie, immobiliari, profitti – sono tassate meno dei lavoratori dipendenti».
Per il segretario generale della CGIL, continuare a celebrare il Primo maggio senza affrontare questi nodi significa svuotarne il significato: «Continuare a dire che il Primo maggio è la festa dei lavoratori, senza fare nulla per loro, vuol dire non sapere di cosa si sta parlando». Pagare le tasse, ricorda Landini, «è un dovere», ma deve avvenire in modo giusto, perché è da lì che si finanziano sanità, scuola e servizi pubblici. Mettere in discussione la redistribuzione della ricchezza, avverte, «significa mettere in discussione lo Stato sociale e aumentare le disuguaglianze».
Il bilancio degli ultimi anni, secondo la CGIL, è chiaro: «La tassazione è aumentata per lavoratori e pensionati, i salari si sono ridotti, gli investimenti sono diminuiti, la produzione industriale cala. Le persone stanno peggio di quattro anni fa». E senza riforme strutturali e investimenti veri, soprattutto per creare lavoro stabile e non precario, questa tendenza è destinata a peggiorare.
Landini richiama infine due emergenze che il decreto ignora: la sanità pubblica e il sistema degli appalti e subappalti. «I morti e gli infortuni sul lavoro stanno aumentando e il 60 per cento avviene nelle aziende in appalto e subappalto, dove ci sono meno diritti e meno tutele». Un tema centrale, conclude, che dovrebbe essere al centro delle scelte politiche «non solo il Primo maggio, ma per tutti gli altri 364 giorni dell’anno».
Dl Lavoro: Cisl, grande soddisfazione, primo passo rilancio retribuzioni
“In attesa di leggere il decreto primo maggio nella sua versione definitiva, la Cisl esprime grande soddisfazione per gli elementi illustrati in conferenza stampa dal governo e dalla indicazione della premier Meloni circa la volontà di rendere il provvedimento approvato oggi il primo passo di un Patto sociale per rilanciare retribuzioni, tutele e occupazione di qualità”. Lo afferma la leader della Cisl Daniela Fumarola. “Importante aver confermato e rafforzato con un miliardo aggiuntivo gli incentivi per le assunzioni di giovani, donne e lavoratori in area Zes – prosegue Fumarola – determinante che queste risorse vengano riconosciute alle aziende che applicano i Ccnl stipulati dalle parti sociali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, come indicato in queste settimane dalla Cisl”. “Si indica finalmente una soglia contrattuale di dignità salariale che sia di riferimento per individuare i buoni contratti e distinguerli da quelli in dumping, che impongono sottosalario e sfruttamento – osserva – in sostanza, chi oggi applica contratti al ribasso dovrà adeguarsi al trattamento economico complessivo previsto dai contratti veri, quelli sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil. È un passaggio importante anche sul piano simbolico, perché dà finalmente attuazione all’articolo 36 della Costituzione e fissa un riferimento concreto di dignità del lavoro”. “Passi in avanti anche negli incentivi per la stabilizzazione dei lavoratori attraverso l’esonero contributivo e le norme che aumentano le tutele per i riders – conclude – sono tasselli importanti che ora vanno collegati a una strategia complessiva qualificata con un accordo della responsabilità, in cui governo, sindacato confederale e sistema delle imprese operino insieme su riforme e investimenti che rilancino, insieme, salari e produttività, formazione e innovazione, buona flessibilità organizzativa e contrattazione, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”.
Red
