L’elenco di prodotti per i quali la Ue chiede l’esenzione o la riduzione dei dazi Usa al 15% “è stato inviato agli Usa e vogliamo collaborare con loro per contribuire a realizzare progressi concreti in questi settori che sono importanti per noi, per gli esportatori europei, ma anche di interesse comune”.
Lo afferma una funzionaria europea a un anno di distanza dall’accordo di Turnberry sui dazi portando come esempio i componenti necessari per la produzione di energia, vedi quelli per l’estrazione di gas e il trasporto di Gnl, e i macchinari per il settore, “vantaggiosi” per la produzione statunitense in questo ambito.
L’elenco nel quale sono stati inseriti, oltre ad alcuni macchinari, vini, alcolici, birra ma anche formaggi e una serie di prodotti tipici “è stato stilato dopo approfondite consultazioni e in coordinamento con gli Stati membri dell’Unione europea e, naturalmente, anche con l’industria, per garantire che rifletta in modo equilibrato ma ambizioso gli interessi europei”, precisa la funzionaria tornando a ribadire che la Commissione europea farà “tutto il possibile per ottenere i migliori risultati per tutti i prodotti presenti nell’elenco di esenzione, ma più in generale per migliorare l’accesso al mercato statunitense”.
Nei confronti degli Usa, l’aspettativa è che Washington si impegni “in modo costruttivo in linea con quanto concordato lo scorso anno” e quindi “vogliamo proseguire in stretto dialogo su questo”. In generale, “uno degli elementi dell’accordo raggiunto con gli Stati Uniti lo scorso anno – viene ricordato – era quello di lavorare per coprire ulteriori settori, continuare a migliorare l’accesso al mercato e incrementare gli scambi commerciali e gli investimenti”.
Impatto tariffe Usa su export Ue non significativo
“Nel complesso, le esportazioni europee non hanno subito un impatto significativo a causa dei dazi imposti dagli Stati Uniti”. Lo afferma una funzionaria europea a un anno di distanza dall’accordo di Turnberry sui dazi. “Abbiamo assistito a una forte volatilità, quindi non si è osservato un andamento lineare degli scambi commerciali durante l’anno, ma non c’è stato un impatto rilevante. Nel complesso, quindi, le nostre esportazioni non hanno risentito della situazione”, aggiunge precisando però che “se si esamina settore per settore, si notano delle differenze”. La funzionaria spiega poi che “le automobili ne sono un esempio. Ci sono diverse ragioni per questo. Nel complesso, le importazioni di automobili negli Stati Uniti sono diminuite in modo piuttosto significativo, quindi ci sono anche delle spiegazioni interne. Ma nel complesso, l’impatto è stato molto limitato, anzi nullo, perché le esportazioni verso gli Stati Uniti sono rimaste stabili”. Si sono verificate “variazioni” settore per settore ed è “molto importante continuare a monitorare”, ribadisce.
Nel 2025 gli scambi complessivi tra Unione europea e Stati Uniti hanno raggiunto i 1.800 miliardi di euro, registrando una crescita del 4,5% rispetto all’anno precedente. Il commercio di beni ha toccato i 911 miliardi di euro (+4,3%), mentre quello dei servizi si è attestato a 865 miliardi (+4,7%). Ogni giorno attraversano l’Atlantico beni e servizi per un valore di circa 4,9 miliardi di euro. Secondo quanto emerge a Bruxelles, il surplus commerciale dell’Ue nei confronti degli Stati Uniti resta contenuto, pari a circa 20 miliardi di euro, ovvero all’incirca l’1% dell’interscambio complessivo. Per quanto riguarda i dazi, l’aliquota media effettiva è salita da circa l’1% all’8%. Di conseguenza, gli importatori statunitensi versano oggi circa 31 miliardi di euro di dazi, rispetto ai circa 7 miliardi del periodo precedente all’introduzione delle nuove tariffe.
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