Economia e Lavoro

Dazi, rischio ulteriori shock per le imprese vulnerabili. Il Report Istat

Tra le imprese esportatrici, quelle piu’ vulnerabili alla domanda estera si caratterizzano anche per maggiori problemi di redditivita’, quindi per una piu’ elevata precarieta’ nel grado di solidita’ economico-finanziaria. Rispetto a possibili shock come i dazi, la combinazione di una vulnerabilita’ all’export e di una fragilita’ nelle condizioni di redditivita’ potrebbe rappresentare un ulteriore fattore specifico di criticita’. Lo rileva Istat in un focus specifico sulla vulnerabilita’ alla domanda estera e la solidita’ economico-finanziaria delle imprese esportatrici italiane. L’Istat segnala che le imprese vulnerabili all’export sono in Italia poco piu’ di 23 mila, di cui quasi 3.300 alla domanda Usa (dati 2022); di queste, valutando liquidita’, redditivita’ e struttura patrimoniale, e’ considerato a rischio il 10,8% e fortemente a rischio il 9,2%, per un totale di un’impresa vulnerabile su cinque, cioe’ 4.600. Lo scenario internazionale continua a essere caratterizzato da un rallentamento dell’attività economica e da una elevata e persistente incertezza, alimentata dagli annunci sulle misure di politica commerciale da parte della nuova amministrazione statunitense. • Nel primo trimestre, a fronte di una buona tenuta dell’economia in Cina e nell’area euro, il Pil degli Stati Uniti ha segnato una lieve variazione negativa, principalmente dovuta a un forte aumento delle importazioni. • Secondo la stima preliminare, nei primi tre mesi dell’anno il Pil italiano è cresciuto dello 0,3%, risultato migliore di Francia e Germania, ma inferiore alla Spagna. • Nel primo trimestre, la produzione industriale ha registrato un lieve incremento su base congiunturale: all’aumento dell’indice di gennaio è seguita una flessione a febbraio e una stabilità a marzo. • Il clima di fiducia delle imprese ha mostrato la terza flessione consecutiva ad aprile, coinvolgendo tutti e quattro i principali settori economici. In diminuzione, nello stesso mese, anche la fiducia dei consumatori, con un peggioramento particolarmente marcato delle opinioni sulla situazione economica dell’Italia. • Nonostante un lieve calo a marzo, l’occupazione, nel primo trimestre, è aumentata dello 0,9% su base congiunturale. Tale andamento positivo ha riguardato uomini e donne, i dipendenti permanenti e gli autonomi, i giovani di 15-24 anni e chi ha almeno 50 anni d’età. • L’inflazione armonizzata dei prezzi al consumo (IPCA) in tutti i maggiori paesi europei è rimasta sostanzialmente invariata in aprile rispetto a marzo, risultando pari al 2,1% in Italia e al 2,2% nella media dell’area euro. Focus: Tra le imprese esportatrici, quelle più vulnerabili alla domanda estera si caratterizzano anche per maggiori problemi di redditività, e quindi per una più elevata precarietà nel grado di solidità economicofinanziaria. Rispetto a possibili shock (i.e. imposizione di dazi), la combinazione di una vulnerabilità all’export e di una fragilità nelle condizioni di redditività potrebbe pertanto rappresentare un ulteriore fattore specifico di criticità.

Pil italiano ancora in crescita. Nel primo trimestre, il Pil italiano, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2020, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, ha evidenziato, secondo la stima preliminare, una crescita dello 0,3%,(+0,4% la variazione acquisita); si tratta della seconda variazione congiunturale positiva dopo la fase di stazionarietà osservata nel terzo trimestre 2024. La performance dell’economia italiana è stata migliore di quella tedesca e francese, anche se peggiore di quella spagnola (Figura 3). Questo risultato riflette un’espansione del valore aggiunto nel comparto industriale e in agricoltura, a fronte di una stabilità nei servizi. Dal lato della domanda, si rileva un apporto positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un contributo negativo della componente estera netta. Aumenta la produzione industriale nel primo trimestre. Con riferimento all’industria in senso stretto, l’aumento congiunturale dell’indice di produzione destagionalizzato registrato a gennaio è stato seguito da 4 MAGGIO 2025 una flessione a febbraio e da una fase di stabilità a marzo (+0,1%), determinando nel complesso una lieve crescita nel primo trimestre (+0,4% rispetto ai tre mesi precedenti). Nello stesso periodo, la produzione dei beni intermedi e di quelli energetici ha evidenziato un incremento (rispettivamente +0,9% e +1,4%), mentre i beni di consumo e i beni strumentali sono in diminuzione (pari a -0,6% e -0,3%). Settore delle costruzioni in decelerazione. A febbraio, dopo il forte incremento di gennaio, il settore delle costruzioni ha mostrato una dinamica produttiva più contenuta (+0,3% la variazione congiunturale). Su base trimestrale, tuttavia, la crescita si conferma robusta: 2,6% nel periodo dicembre 2024 – febbraio 2025 rispetto ai tre mesi precedenti. Segnali meno favorevoli emergono invece dai dati relativi ai permessi di costruire del quarto trimestre 2024: nel settore residenziale si rileva una flessione congiunturale sia del numero di abitazioni (-3,1%) sia, in misura più contenuta, della superficie utile abitabile (-0,4%), dopo l’espansione registrata nel terzo trimestre. L’edilizia non residenziale, al contrario, ha evidenziato un leggero progresso (+0,2%) rispetto al trimestre precedente. Il settore dei servizi segna un rallentamento degli indici del volume di fatturato (-1,3% a febbraio), esteso a tutti i comparti, con flessioni più marcate per le attività professionali, scientifiche e tecniche (- 3,3%), per il commercio all’ingrosso, il commercio e la riparazione di autoveicoli e motocicli (-1,3%) e per il trasporto e magazzinaggio (-1,2%). Questa contrazione, che fa seguito all’incremento di gennaio, determina, nella media dicembre-febbraio, una sostanziale stabilità dell’indice rispetto al trimestre precedente. Nel quarto trimestre del 2024, gli investimenti fissi lordi delle società non finanziarie sono aumentati del 2,5% rispetto ai tre mesi precedenti, dopo due trimestri consecutivi di contrazione. Di conseguenza, il tasso di investimento è salito di 0,3 punti percentuali, attestandosi al 22,1%, sostenuto anche dalla più contenuta crescita del valore aggiunto (+1,0%). Nello stesso periodo, la quota di profitto ha subito un’ulteriore diminuzione, seppure meno accentuata rispetto alle precedenti, scendendo al 42,4% (-0,2 punti percentuali), proseguendo la tendenza discendente avviata nel terzo trimestre del 2023. Il clima di fiducia delle imprese ha registrato la terza flessione consecutiva ad aprile, coinvolgendo tutti e quattro i principali settori economici, sebbene con intensità differenti: la riduzione è stata più contenuta nella manifattura, più marcata nelle costruzioni, nel commercio al dettaglio e nei servizi di mercato, con una contrazione particolarmente significativa nel comparto turistico. In particolare, nella manifattura si rileva un miglioramento nei giudizi sugli ordini, a fronte di un calo delle attese sulla produzione e di una valutazione invariata delle scorte. Nel settore delle costruzioni peggiorano le aspettative sull’occupazione, mentre i giudizi sugli ordini restano stabili. Nei servizi di mercato si osserva un peggioramento diffuso di tutte le componenti del clima di fiducia. Nel commercio al dettaglio la diminuzione della fiducia è attribuibile ai giudizi negativi sulle vendite e a scorte di magazzino giudicate in accumulo; le attese sulle vendite, invece, mostrano un moderato miglioramento. Nei primi due mesi del 2025 sono aumentati gli scambi di beni in valore: rispetto al primo bimestre del 2024 le esportazioni sono cresciute dell’1,6% e le importazioni del 6,5%. Per l’export si è osservato un aumento più marcato delle vendite dirette verso i mercati Ue (+2,5% rispetto allo +0,7% di quelle dirette verso i mercati extra Ue). Gli acquisti dall’Ue sono viceversa risultati più contenuti rispetto a quelli dall’Extra Ue (rispettivamente +1,7% e +13,3%). Hanno inciso sull’andamento degli scambi l’aumento dei prezzi (misurati in termini di valori medi unitari), a fronte di una dinamica complessivamente negativa dei volumi, che hanno registrato una variazione positiva per gli acquisti dai paesi extra Ue (Figura 4). Sono cresciute le vendite in valore di prodotti italiani all’estero dirette in Germania (+7,3%), che avevano subito una marcata flessione nel 2024, insieme a quelle verso i Paesi Bassi e Spagna (rispettivamente +13,2% e +6,7%), mentre si sono ridotte quelle dirette verso il Belgio (-6,0%). Al di fuori dell’Ue, se da un lato sono salite le esportazioni verso il Regno Unito (+11,2%), la Svizzera (+15,5%), i paesi Opec e del Mercosur (+11,8% e 4,2%), dall’altro si sono ridotte quelle dirette verso Stati Uniti (-2,8%), Cina (-12,7%), Russia (-20.9) e Turchia (-8,8%).

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