Economia e Lavoro

Desertificazione commerciale, ecco il Dossier realizzato dalla Confesercenti/2

 

I comuni medio-piccoli.Anche nei comuni di medio-piccole dimensioni – tra 15.001 e i 50.000 abitanti – la maggior parte dei comparti presi in esame ha registrato una riduzione del numero di attività nel periodo considerato, sia rispetto al 2014 che al 2019. Si tratta di un calo meno pronunciato rispetto a quello dei piccoli comuni, ma che comunque conferma una tendenza generale alla contrazione del tessuto commerciale anche in queste realtà. Complessivamente, nel 2024 l’insieme delle imprese da noi considerato conta in questi comuni 139.893 attività registrate. Sono circa 9mila in meno rispetto al 2014, con un crollo del -6,1% inferiore a quello registrato dai comuni sotto i 15mila abitanti (-10,6%).

I comuni medio-piccoli: il calo per tipologia di impresa. In termini numerici, il calo colpisce soprattutto le attività di bar e simili, che registrano una diminuzione di -3.349 imprese attive in dieci anni (-8,3%). Significativo anche il calo di minimercati (-1.682 imprese rispetto al 2014), edicole (-1.582), macellerie (-1.276) e distributori carburante (-1.051). Giù pure i ferramenta (-893), i negozi di elettrodomestici (-769), le pescherie (-111) e i negozi di vendita di pane (-188). Lieve aumento, invece, peril comparto del commercio al dettaglio moda (+170 imprese dal 2014), che però anche in questi comuni vede una ridistribuzione delle specializzazioni: crescono i negozi di abbigliamento per adulti (+2.465 in dieci anni), ma calano quelli di confezioni per bambini (-316 attività), di biancheria e maglieria personale (-868) e soprattutto di calzature e accessori (-1.111 imprese).

Sostanzialmente stabili, invece, le imprese del commercio al dettaglio di bevande (che perdono solo 4 unità in dieci anni), le librerie (che invece aumentano di 15 unità) e i forni (+11), mentre mettono a segno una piccola crescita i negozi di ortofrutta (+84 imprese) e gli empori (+172). Aumentano decisamente, invece, le rivendite di generi di monopolio (+524) e soprattutto i servizi di salone di barbiere e parrucchiere (+861 imprese dal 2014).

 

I comuni medio-grandi. La desertificazione si fa sentire di più nei comuni tra i 50mila ed i 250mila abitanti. In queste località, le imprese dell’insieme preso in analisi sono 111.886, con un calo di -7.601 rispetto al 2014. Una flessione del -6,4%, peggiore di quella dei comuni medio-piccoli.

Comuni medio-grandi: il calo per tipologia di impresa. Quasi tutte le tipologie di attività segnano una riduzione del numero di imprese registrate rispetto al 2014: edicole (-1608), minimercati (-1.008), macellerie (-828), distributori carburanti (-832) negozi di elettrodomestici ed elettronica (-626), ferramenta (-765), panetterie (-237), librerie (-101) con confronti in negativo anche per pescherie (-96) forni (-20) e negozi di bevande (-22). Uniche eccezioni al trend negativo i rivenditori di generi di monopolio (+109), gli empori (+91) e i saloni di barbiere/parrucchiere (+591). Positivo anche il saldo del comparto moda: dal 2014 le imprese aumentano di 367 unità, sintesi di una crescita delle confezioni per adulti (+1.851) e della flessione di confezioni per bambini (-123), biancheria (-435) e in particolare di calzature (-926).

 

I grandi comuni. Nelle grandi città sopra i 250mila abitanti – che in Italia sono 12, tra cui le grandi metropoli di Roma e Milano – l’incidenza della desertificazione, nei numeri, torna sui livelli dei comuni medio piccoli: le imprese da noi considerate, nel 2024, sono 95.696, -6.207 (o il -6,1%) sul 2014.

Anche in questo caso, la quasi totalità delle tipologie esaminate registra un calo della numerosità delle imprese rispetto a dieci anni fa. Diminuiscono, rispetto al 2014, le imprese del commercio al dettaglio di prodotti moda (-271), distributori carburanti (-688), negozi di elettrodomestici (-930), edicole (-1.302), librerie (-222), Ferramenta (-850), bevande (-18), panetterie (-183), pescherie (-18), macellerie (-840), mentre rimangono sostanzialmente stabili i negozi di ortofrutta (-2), grazie anche all’apporto dell’imprenditoria straniera: le imprese del commercio di ortofrutta guidate da un titolare non italiano quasi raddoppiano la propria presenza nei grandi comuni, passando da 684 a 1.138.

Inn crescita, invece, forni (+52 imprese dal 2014), empori (+119), rivenditori di generi di monopolio (+160), e soprattutto i minimercati. Un dato fortemente controtendenza: nei grandi comuni aumentano di 1.169 unità in dieci anni, a fronte di un calo pronunciato sia nei comuni medi che in quelli piccoli. A dare la spinta sono,anche in questo caso,gli imprenditori stranieri: su 9.534 imprese di minimarket registrate nelle grandi città, quasi la metà (4.656 attività) ha un titolare di nazionalità straniera, proveniente soprattutto dal subcontinente indiano (India, Pakistan, Bangladesh).

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