Quello che sta accadendo nelle ultime stagioni non è un insieme di episodi isolati, ma la manifestazione di una profonda disfunzione sistemica nella gestione del territorio.
Oggi la città di Milano – ha detto Fabio Desideri segretario politico di AGISCI Italia – si trova in uno stallo tecnico, amministrativo e sociale dal quale non si esce con le solite giustificazioni: la macchina urbanistica è rotta, e a pagarne il prezzo sono soprattutto i cittadini.
Numeri che spiegano l’entità del problema
- Circa 150 cantieri e progetti sono fermi o sospesidopo le indagini della Procura di Milano su presunti abusi nelle autorizzazioni e nell’uso delle procedure più snelle (come la SCIA invece del permesso di costruire).
- Secondo associazioni di acquirenti, oltre 700 edifici per circa 20.000 alloggirisultano “potenzialmente coinvolti” da vizi normativi analoghi a quelli oggetto di sequestro nelle indagini, con famiglie bloccate in una dimensione di incertezza drammatica.
- L’effetto più evidente è lo stallo totale del tessuto edilizio e di rigenerazione urbanache, fino a poco tempo fa, spingeva Milano come città in crescita e attrattiva.
Esempi di cantieri e casi simbolici
- Il cantiere “Unico-Brera”in via Anfiteatro, sequestrato in pieno centro storico, vede 27 persone indagate tra imprenditori, architetti e dirigenti comunali per presunti abusi e falsificazioni nelle autorizzazioni.
- Le Residenze Lac al Parco delle Cave— tre torri con decine di appartamenti — sono state sequestrate e la conferma del sequestro da parte della Cassazione ha rafforzato il principio che la qualificazione urbanistica è molto più rigorosa di quanto fosse stato applicato in passato.
- Progetti come “The Nest”o altri complessi residenziali sono stati oggetto di indagini o chiusure di fascicoli per abusi edilizi, falso ideologico o lottizzazione abusiva.
Impatto economico e sociale
Purtroppo le conseguenze di tale disastrosa situazione – ha aggiunto il segretario Desideri – non restano nei tribunali: parlando in termini economici, si ipotizzano almeno 10 miliardi di euro di investimenti a rischio, con una possibile ricaduta anche maggiore di non meno di 20 miliardi sull’economia locale, considerando occupazione, servizi collegati e filiere produttive.
Il blocco dei cantieri ha anche un effetto diretto su entrate comunali (oneri urbanistici e contributi), stimate in oltre 60 milioni di euro all’anno di mancati introiti.
Una governance sotto accusa
Dietro questo stallo non c’è solo la magistratura: sono emersi scandali che travolgono il Comune stesso.
Le perquisizioni alla Casa comunale e agli uffici dell’urbanistica, con indagini su dirigenti e figure chiave del settore, segnano una rottura profonda tra la gestione politica e la legalità amministrativa.
Questa – ha sottolineato Desideri – non è una crisi temporanea di procedure: è la prova che le regole stesse di governo del territorio sono state sfilacciate, interpretate a uso e consumo di chi doveva invece essere soggetto a controlli, pianificazione accurata e trasparenza.
Il vero nodo: la frattura nella governance
La spaccatura non è tra pubblico e privato, ma tra cittadini e istituzioni:
- I cittadini che hanno comprato casa con mutui e speranzesono oggi sospesi in una dimensione di incertezza totale, con risparmi immobilizzati e prospettive bloccate.
- La pubblica amministrazione e la burocrazia urbanistica, negli anni, hanno adottato scorciatoie regolatorie e interpretazioni leggere delle normative, favorendo progetti potenzialmente irregolari.
- Le responsabilità politiche e dirigenziali, invece di essere affrontate, sono state spesso minimizzate o negate, aggravando la sfiducia e aprendo una crisi di credibilità istituzionale.
Milano non ha bisogno di alibi tecnici: ha bisogno di una rifondazione del modo in cui si governa il territorio.
Solo affrontando con chiarezza la frattura tra capacità decisionale, trasparenza amministrativa e responsabilità politica – ha concluso Desideri – si potrà pensare che la città di Milano possa uscire da uno stallo che oggi blocca non solo cantieri e case, ma la fiducia stessa nella capacità della città di pianificare il proprio futuro.
