Economia e Lavoro

Dfp: Cnel, quadro economico cambiato in peggio con nuovo shock energetico

“Il quadro economico è cambiato decisamente in peggio rispetto a quanto era stato immaginato appena due mesi fa”. Lo ha dichiarato il Presidente del Cnel, Renato Brunetta, nella sua audizione sul Documento di Finanza Pubblica 2026. “La terza Guerra del Golfo ha portato al blocco della navigazione nello Stretto di Hormuz e configura un nuovo shock energetico, appena quattro anni dopo il precedente”, ha aggiunto Brunetta, per il quale “nella visione originaria il Dfp 2026 avrebbe dovuto essere una sorta di tagliando di controllo dei molti progressi compiuti dall’Italia lungo il cammino del risanamento della finanza pubblica”. “L’ennesima convulsione geopolitica”, ha aggiunto Brunetta, “ha necessariamente trasformato il Dfp in un difficile esercizio di previsione di scenari possibili, previsione quantitativa e qualitativa”.

In migliore ipotesi con crisi per Italia 6 mesi crescita in meno

“La crisi appena iniziata, e che tutti ci auguriamo finisca molto presto, costerebbe nella migliore delle ipotesi circa sei mesi di crescita all’Italia”. Gli scostamenti di Pil, ha aggiunto Brunetta, sono “tutto sommato modesti rispetto a quanto prevedibile prima dello shock: un decimale di crescita in meno nel 2026, due nel 2027 e uno nel 2028. In totale quattro decimi”. Per Brunetta si tratta di “quasi nulla rispetto a quanto accaduto con la Grande crisi finanziaria, la crisi dei debiti sovrani e la pandemia, che costarono all’Italia molti punti percentuali di riduzione del PIL: 6,3 punti, 4,9 e 8,9 rispettivamente”.

Da blocco Hormuz rischio recessione mondiale significativa

“Il prolungamento del blocco” dello Stretto di Hormuz “anche di sole tre-quattro settimane farebbe esaurire le scorte e causerebbe una grave scarsità di petrolio e gas naturale e di alcuni loro derivati”. Tra i derivati a rischio, ha spiegato Brunetta, “dai carburanti ai fertilizzanti alle materie plastiche e ad altre componenti chimico-farmaceutiche, con effetti a catena molto importanti nelle dimensioni e nelle conseguenze”. In questo scenario, secondo Brunetta, “l’economia mondiale verrebbe potenzialmente precipitata in una recessione di entità significativa”, aggravata dalle interrelazioni con la finanza, “via aumento del costo del denaro, restrizione del credito e perdita di valore della ricchezza, e dalla depressione delle aspettative degli operatori, famiglie e imprese”.

Fare da soli attraente ma sconsigliabile, serve strategia europea

Su come affrontare le conseguenze economiche del conflitto in Medio Oriente “è attraente ma del tutto sconsigliabile fare da soli. Senza aspettare le eventuali reprimende europee”, ha proseguito, “sarebbero i mercati finanziari a punirci con tassi più alti e spesa pubblica per interessi più elevata, con tutte le conseguenze negative che conosciamo bene”. Per Brunetta, dunque, “è l’Europa che nel suo insieme deve preparare un piano B, cioè un piano che permetta di affrontare le conseguenze del prolungamento della crisi del Golfo Persico”. Sul piano del metodo, ha precisato, “occorre una strategia concordata a livello europeo. La possibilità che un Paese possa fare da solo è certamente accattivante, ma purtroppo è negata dall’esperienza passata e dalle condizioni presenti”.

Europa e Italia tra più esposte alla crisi energetica

“L’Europa in generale e l’Italia in particolare sono più esposte in questa crisi rispetto ad altre aree del mondo che sono più indipendenti dalle importazioni per l’approvvigionamento energetico”. Nel dettaglio, ha ricordato Brunetta, “l’Unione Europea dipende dall’estero per il 57% del suo fabbisogno di energia e l’Italia addirittura per il 74%”. Inoltre, “l’Italia si rifornisce dai Paesi del Golfo per l’11% del suo fabbisogno di petrolio greggio, per il 33% dei prodotti petroliferi e per il 10% del gas naturale”. Per Brunetta “non basta diversificare quando ormai non c’è Paese extraeuropeo che possa davvero definirsi politicamente stabile e quindi affidabile”.

Red

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