Mario Adinolfi non potrà essere presente all’udienza davanti al tribunale del Riesame. A denunciarlo sono i suoi difensori, gli avvocati Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo, che parlano di un’ulteriore compressione dei diritti del loro assistito, agli arresti da settimane nell’ambito dell’inchiesta che lo vede indagato. In una nota, i legali spiegano di aver presentato un’istanza affinché Adinolfi fosse ascoltato nel corso dell’udienza fissata per lunedì, ma la richiesta sarebbe stata respinta. Una decisione che, secondo la difesa, si inserirebbe in un quadro definito “persecutorio” nei confronti del presidente del Popolo della famiglia. Gli avvocati richiamano anche la recente sentenza del tribunale civile di Torino, che ha condannato Adinolfi per alcune dichiarazioni sull’islamismo, e contestano la diffusione di atti d’indagine ai mezzi di informazione prima che fossero integralmente messi a disposizione della difesa.
Nella loro ricostruzione, Adinolfi sarebbe sottoposto a una misura cautelare pur non sussistendo, a loro giudizio, esigenze tali da giustificarla, sostenendo che non vi sarebbe il rischio di reiterazione del reato, di inquinamento delle prove o di fuga. I difensori annunciano che nel corso dell’udienza chiederanno in via subordinata almeno un alleggerimento della misura, consentendo ad Adinolfi di partecipare settimanalmente alla messa, possibilità che, affermano, gli è attualmente preclusa e della cui mancanza soffrirebbe. La richiesta principale resta comunque la revoca degli arresti. “Adinolfi va liberato”, sostengono gli avvocati, ribadendo che il loro assistito intende affrontare il processo nel merito e contestando quello che definiscono un trattamento “pregiudizialmente punitivo”, culminato, secondo la difesa, anche nel diniego della possibilità di intervenire personalmente all’udienza davanti al tribunale del Riesame.
