Politica

Dl sicurezza, Lamorgese: “Scudo penale è norma di facciata” Fnsi: “Bene aggravante per i reati contro gli operatori dell’informazione”

 

“Penso che lo scudo penale alla fine non cambi niente, più che altro è una norma di facciata, ma in sostanza non cambia niente perché tu metti i nominativi in un registro a parte. Il punto vero sono i tempi della magistratura che dovrebbe chiudere immediatamente le indagini”. Lo ha dichiarato Luciana Lamorgese, ex ministra dell’Interno, intervenendo a Firenze all’iniziativa la ‘Manifattura delle idee – Un futuro per l’Italia e l’Europa’. “La sicurezza è di tutti, non si può dire che sia un argomento di destra o sinistra – ha proseguito Lamorgese – Quando parliamo di sicurezza si deve parlare anche del concetto di coesione sociale in una società plurale. È plurale – ha concluso – perché partecipano i sindaci, i corpi intermedi, i mondi dell’associazionismo: la partecipazione è necessaria perché quando si va a incidere sui diritti degli altri è necessario che ci sia una condivisione, fermo restando le competenze e le responsabilità di ognuno”. Da registrare invece la soddisfazione della Fnsi, per una parte del Decreto, quella relativa alla sicurezza dei giornalisti.

Fnsi: “Bene aggravante per i reati contro gli operatori dell’informazione, ma provvedimento parziale”

La novità introdotta con il Decreto Sicurezza «non può riguardare solo gli iscritti all’Ordine dei giornalisti, ma anche operatori, fonici, assistenti, fotografi», rilevano la segretaria generale Alessandra Costante e il presidente Vittorio di Trapani, il cui auspicio è «che il lavoro parlamentare possa concentrarsi sul migliorare in questo senso la norma».

«L’ipotesi di una aggravante per i reati contro gli operatori dell’informazione è una richiesta che la Fnsi avanza da anni. E che è stata più volte ribadita anche al tavolo dell’Osservatorio cronisti minacciati. Si tratta per questo di un importante passo in avanti nel garantire libertà e sicurezza per i giornalisti». Lo affermano Alessandra Costante e Vittorio di Trapani, segretaria generale e presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana, in una nota diffusa mercoledì 11 febbraio 2026.

«Anche se – proseguono – la formulazione in nostro possesso ci appare parziale: non può riguardare solo gli iscritti all’Ordine dei giornalisti, ma tutti gli operatori dell’informazione. Molto spesso il nostro lavoro è un lavoro di squadra, e non possiamo accettare che in un team ci siano livelli di protezione diversi. Pensiamo, ad esempio, agli operatori, ai fonici, agli assistenti, ai fotografi, che molto spesso subiscono aggressioni e danneggiamenti anche alla strumentazione di lavoro».

 

L’auspicio della Fnsi è che «il lavoro parlamentare possa concentrarsi sul migliorare in questo senso la norma. Abbiamo scelto di non commentare nell’immediatezza del varo del provvedimento del governo – concludono Costante e Di Trapani – per sottrarci a qualsiasi tipo di strumentalizzazione: il giudizio positivo sul risultato importante ottenuto dalle riunioni tecniche e politiche dell’Osservatorio non poteva oscurare le legittime preoccupazioni derivanti dalle norme su diritti e libertà ipotizzate dal Decreto Sicurezza».

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